Sergio Romano, Corriere della Sera 31/10/2007, 31 ottobre 2007
MILANO
Sembrava impossibile. Invece hanno vinto Antonio Matarrese e la sua voglia di tenere unita la Lega. Non a qualunque costo, ma contro qualsiasi soluzione disgregante, «perché non è dividendoci che miglioriamo la nostra situazione». La delibera sulla divisione dei ricavi derivanti dai diritti tv (definiti dalla legge Melandri i «new media») a partire dal 2010 è stata approvata alle otto della sera, con un largo consenso: 15 voti favorevoli, 4 contrari (Atalanta, Palermo, Cagliari e Siena), un solo assente (Fiorentina). A metà di un’assemblea che è andata avanti per otto ore, nel momento in cui sembrava che un accordo fosse impossibile, anche se nessuno aveva ancora alzato la voce (un’anomalia in via Rosellini), in una sarabanda di tabelle, il presidente ha chiesto un minuto di attenzione: «Da qui non si esce se prima non abbiamo trovato un punto d’intesa. Perché ho capito, ascoltando i vostri interventi, che un accordo è possibile. Se dovremo andare avanti tutta notte, lo faremo; ma non possiamo spaccarci proprio ora. Il Governo aspetta da noi un segnale di maturità».
Così tutti hanno fatto un passo indietro (soprattutto le grandi), evitando di passare la palla al Governo, che aveva indicato il 4 novembre come termine ultimo per un’intesa; Matarrese ha messo sul tavolo anche le tabelle, che aveva elaborato in lunghe giornate di lavoro, insieme con il d.g. della Lega, Marco Brunelli; il d.g. della Sampdoria, Marotta, ha cercato di aumentare il consenso intorno alla proposta definitiva, perché si arrivasse ad una soluzione convincente per tanti, una piattaforma che non fosse punitiva per nessuno ed evitasse lo scontro con le grandi: 40 (la quota da dividere in parti uguali)-30 (bacino d’utenza)- 30 (meriti sportivi) per cento, ecco i numeri vincenti, che riportano un po’ di pace in Lega, dopo anni di battaglie, di litigi, di tensioni.
Ha detto Matarrese: «Riprendendo la guida della Lega, nell’agosto 2006, avevo preso l’impegno di condurre la gestione dei diritti tv verso l’obiettivo della vendita centralizzata. Ci siamo arrivati tramite il Governo e il Parlamento, ma rimanendo autonomi. Avevo premesso che avremmo dovuto dimostrare di meritarci questa autonomia. Ce l’abbiamo fatta, attraverso un accordo largamente condiviso. Noi avevamo preparato uno studio, ma non volevo che rappresentasse un’imposizione dall’alto. La lunga discussione ha fatto sì che i nostri suggerimenti venissero accettati. Questa è una tappa, non un traguardo, anche se resto convinto che si tratti di un accordo epocale. Non so chi sarà qui nel 2010, ma chi ci sarà, troverà una Lega forte e autorevole, pronta ad affrontare le sfide future».
Matarrese ha spiegato con poche, ma significative cifre le ragioni per le quali si può parlare di accordo rivoluzionario nei rapporti di forza all’interno della serie A: «Le simulazioni che abbiamo fatto fin qui indicano che fra chi incasserà di più e chi incasserà di meno fra le 20 società ci sarà un rapporto di 41. Nel 2005/2006, la forbice era di 71, mentre quest’anno siamo scesi a 5,51». Dal 2010 cesserà di esistere anche il cosiddetto stadio «fisico», cioè quel 18%, sull’incasso girato alla società ospitata (e per questo l’Atalanta ha votato contro). Il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, ha tuonato, dopo non essersi presentato in Lega: «Questa è una vergogna per il sistema Italia e per tutto lo sport italiano, perché ha vinto il calcio di Galliani. I soliti club continueranno a dominare la scena per i prossimi 50 anni. Milan, Inter, Juve e Roma mantengono il potere in Lega».
Frasi in stridente contrasto con quelle di Matarrese, che ha pubblicamente elogiato Galliani: «Avevo conosciuto un dirigente molto duro; stavolta l’ho trovato aperto al dialogo e alla ricerca di una soluzione che potesse andare bene a tutti. La sua posizione, così come quella delle altre grandi, ci ha aiutato a trovare questo accordo. Ma in generale ho ascoltato, in questa assemblea, giovani dirigenti di società che possono avere un grande futuro nel nostro calcio ». Adesso c’è da trovare un accordo-ponte per le stagioni 2008-2010. ma prima di tutto ci sono da risolvere i problemi economici della B, ancora senza contratto tv. Oggi si riuniscono i 22 club. Matarrese è convinto di risolvere anche questo rebus.
40%
in parti uguali
Stessa quota per tutti i 20 club di A Se la Lega nel 2010 dovesse incassare dalla vendita collettiva dei diritti tv un miliardo, i club stornato il 10% per la mutualità di sistema, si troverebbero a dividersi 360 milioni: 18 a testa
30%
bacino d’utenza
Questa fetta di ricavi tv sarà divisa fra i 20 club di A non in parti uguali, ma in base a due parametri: per il 25% conterà il numero dei tifosi (calcolo demoskopico); il 5% in base alla popolazione residente nel comune del club
30%
meriti sportivi
La quota non sarà uguale per tutti i club. I meriti sportivi verranno calcolati per un 5% in base alla classifica del 2010-2011; per il 15% sui risultati del quinquennio precedente; per il 10% sui risultati ottenuti dai club a partire dal ’46-’47