Sergio Romano, Corriere della Sera 31/10/2007, 31 ottobre 2007
Caro Romano, il 29 ottobre è iniziato il convegno «I deportati libici in Italia negli anni 1911-1912»
Caro Romano, il 29 ottobre è iniziato il convegno «I deportati libici in Italia negli anni 1911-1912». La guerra di Libia, che ora viene considerata molto criticamente, come è noto, ottenne a quel tempo molti sostenitori. Di contro a Benito Mussolini che faceva stendere le donne sui binari cercando di impedire la partenza delle tradotte, al socialista Turati, a Galantara, a Gaetano Salvemini che aveva definito la Libia «uno scatolone di sabbia », si mostrarono invece favorevoli, oltre ai nazionalisti, il repubblicano Barzilai, l’anarchico Guido Podrecca, il socialista Arturo Labriola e il poeta animato da nobili sentimenti umanitari Giovanni Pascoli. Mi risulta che l’Italia abbia saldato il suo debito con re Idris, ma Gheddafi non è pago del compenso. Pur considerando che le vite umane non possono essere compensate dal danaro, e i morti libici per via dell’occupazione, che a detta dell’esperto Angelo Del Boca, dovrebbero essere 100 mila, a quanto ammonta il compenso che l’Italia ha dato alla Libia per i danni di guerra? Le richieste di Gheddafi sono giustificate? Antonio Fadda antonio.fadda8@virgilio.it • I rapporti dell’Italia con la Libia di re Idris, dopo la costituzione del regno (1951), furono molto buoni e permisero, tra l’altro, a una importante comunità italiana di restare nel Paese. Le relazioni si guastarono quando il colonnello Gheddafi conquistò il potere, nel settembre 1969, espulse gli italiani e avanzò generiche richieste che vengono sistematicamente ripetute. Ho sempre avuto l’impressione che una questione aperta servisse a Gheddafi per riaccendere a comando il nazionalismo libico contro quello che divenne da allora, nella propaganda del regime, il «nemico secolare». Oggi sembra che un accordo sia prossimo. Ma non è la prima volta.