Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 31 Mercoledì calendario

A proposito della breccia di Porta Pia, ricordo che Giovanni Spadolini, direttore del Resto del Carlino nel 1958, lanciò una proposta paradossale ma meditata: quella di santificare il XX Settembre

A proposito della breccia di Porta Pia, ricordo che Giovanni Spadolini, direttore del Resto del Carlino nel 1958, lanciò una proposta paradossale ma meditata: quella di santificare il XX Settembre. Fu la liberazione della Chiesa dal potere temporale a rendere infatti possibile quell’universalismo cattolico su cui si è basato il messaggio vaticano nell’ultimo secolo. La Chiesa quindi, innanzitutto, dovrebbe celebrare quella data. Angelo Bruno Protasoni angelo@protasoni.com 
Caro Protasoni, senza spingersi sino alla celebrazione del XX Settembre (i numeri romani stanno a significare l’importanza che la data ebbe per l’Italia liberale) Giovanni Battista Montini, Papa con il nome di Paolo VI, riconobbe che la conquista di Roma, nel 1870, aveva sbarazzato la Chiesa romana da una ingombrante servitù politico- territoriale. Credo che la stragrande maggioranza dei cattolici, fedeli e sacerdoti, non abbia a questo proposito alcun dubbio. Liberata dall’obbligo di affrontare gli imbarazzanti problemi della politica quotidiana, la Chiesa, soprattutto dopo Giovanni XXIII, ha acquistato agli occhi del mondo una maggiore autorità. Ha una curia ancora in buona parte italiana, ma i suoi Papi stranieri e il suo conclave «multicolore» l’hanno resa ancora più internazionale di quanto non fosse stata quando il centro del potere era interamente romano e le berrette cardinalizie erano riservate ai prelati europei. Eppure esiste ancora, in una parte della Chiesa italiana, una corrente che non ha rinunciato a trattare la penisola come una provincia papale. riapparso in questi giorni presso la Morcelliana di Brescia un libro che Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, scrisse nel 1983. S’intitola «Il "partito romano". Politica italiana, Chiesa cattolica e Curia romana da Pio XII a Paolo VI». Quel partito ebbe un leader, il cardinale Ottaviani, e alcuni autorevoli esponenti del clero fra cui monsignor Roberto Ronca e l’arcivescovo di Genova Giuseppe Siri. Non aveva aspirazioni revansciste, non intendeva restaurare il potere temporale, ma era profondamente convinto che la Chiesa avesse il diritto d’interferire pesantemente nelle vicende politiche italiane e di considerare Roma una «città sacra», soggetta a particolari regole. Ricordo bene il Giubileo del 1950 quando la Santa Sede pretese che lo Stato riconoscesse alla capitale un particolare statuto spirituale e agisse di conseguenza. Furono tenute d’occhio le coppie a Villa Borghese. I portieri d’albergo divennero agenti ufficiosi della squadra del buon costume. Furono oggetto di sorveglianza speciale i manifesti cinematografici e le fotografie che apparivano accanto all’ingresso di certi locali notturni dove andavano in scena spettacoli licenziosi. E vi furono vicende tragicomiche come lo schiaffo che volò nel ristorante all’aperto di una piazza romana quando una signora straniera lasciò cadere il bolero che le copriva le spalle, e lo spettacolo di tanta pelle nuda suscitò l’indignazione di tre deputati democristiani che pranzavano al tavolo accanto. Il più indignato dei tre, apparentemente, era Oscar Luigi Scalfaro, futuro presidente della Repubblica. Come scrive Andrea Riccardi, l’elezione di Montini al papato fu, per il «partito romano », una pesante sconfitta. Ma anche Paolo VI, con altro stile e maggiori aperture, continuò a trattare la Democrazia cristiana come una pupilla da consigliare e indirizzare. In una lunga postfazione alla nuova edizione, Riccardi ricorda che persino il primo governo costituito grazie all’appoggio esterno del Pci (1976) poté essere varato soltanto quando Paolo VI autorizzò Giulio Andreotti a intraprendere questa operazione politica. Da allora, naturalmente, molte cose sono cambiate. La Democrazia cristiana è morta e due successori di Paolo VI sono stati scelti fra cardinali stranieri. Ma in certe posizioni del cardinale Ruini, soprattutto all’epoca del referendum sulla fecondazione assistita, vi sono l’eco e l’ombra del «partito romano ».