Corriere della Sera 31/10/2007, 31 ottobre 2007
MARIA TERESA COMETTO
NEW YORK - La crisi dei mutui immobiliari subprime (concessi a clienti con bassa affidabilità) ha fatto la sua prima vittima ufficiale a Wall Street. Dopo essere stata costretta a mettere in bilancio svalutazioni per 8,4 miliardi di dollari, un buco molto superiore al temuto, ieri Merrill Lynch ha ufficializzato le dimissioni del suo amministratore delegato Stan O’Neal, che comunque lascia la società con un pacco di circa 160 milioni di dollari, fra azioni e benefit pensionistici. A guidare la ricerca del suo successore è un milanese, Alberto Cribiore, che sedeva nel consiglio di Merrill Lynch dal 2003 ed ora assume la carica di presidente non esecutivo ad interim, l’incarico più alto mai ricoperto da un italiano negli Usa. La gestione pratica di Merrill Lynch, che è la società di brokeraggio finanziario più grande del mondo, è affidata ai co-presidenti Ahmass Fakahany (supporto globale, finanza e risorse umane) e Gregory Fleming (trading e risk management); mentre per la fase di transizione non sono state fissate scadenze.
Ora Wall Street si interroga su come il terremoto dei subprime - che era iniziato in estate, facendo tremare le Borse di tutto il mondo - continuerà a scuotere i colossi bancari. Molti hanno già dovuto svalutare di miliardi di dollari le loro attività investite in finanza strutturata (derivati basati sui debiti, compresi i mutui subprime): 3,2 miliardi di dollari per Citigroup, 1,5 miliardi per Goldman Sachs, 1,4 miliardi per Bank of America, 1,3 miliardi per Wachovia, 940 milioni per Morgan Stanley, 700 milioni per Lehman Brothers e altrettanti per Bear Stearns. Il timore è che il peggio non sia finito e che altre sorprese negative possano emergere nei prossimi bilanci trimestrali, mentre si protrae la crisi immobiliare e l’economia rallenta. Se infatti i prezzi delle case continuano a scendere - anche del 35-40% secondo alcune stime per la California e altri stati dove la bolla si era più gonfiata - anche la situazione dei mutui peggiorerà, con ulteriori effetti negativi sul mercato creditizio.
Fra le teste più vacillanti, c’è quella di Chuck Prince, numero uno di Citigroup, banca esposta per un’ottantina di miliardi di dollari ai mutui subprime e derivati, e che per questo sta cercando in tutti i modi di organizzare un superfondo di salvataggio di questi titoli, con la sponsorizzazione del Tesoro americano.
NEW YORK - «Vanta fantastici risultati come investitore e uomo d’affari, con un’ampia esperienza manageriale nel mondo delle banche d’affari e della gestione patrimoniale, sia sul mercato americano sia su quello europeo. Conosce dall’interno diversi settori ed è molto rispettato come persona per la sua integrità, il suo carattere e la sua capacità di giudizio». Così Alberto Cribiore veniva definito nel giugno 2003 dall’allora ceo Stan O’Neal, che l’aveva chiamato nel consiglio di amministrazione di Merrill Lynch. L’ironia della sorte vuole che oggi sia lo stesso Cribiore a dover guidare la ricerca per il successore di O’Neal. Il fatto che gli attuali top manager di Merril Lynch si fidino del sessantunenne italiano, conferma la grande stima che Cribiore si è guadagnato nei suoi 30 anni di attività negli Stati uniti.
Come i banchieri che si rispettano e che contano, Cribiore fa poco chiacchierare di sé in pubblico. Ma chi lo conosce da vicino racconta che è cordialissimo, generoso, disponibile, pieno di energia. E molto attaccato alle radici italiane: va spesso a mangiare da Felidia, il ristorante della sua amica chef italo-americana Lidia Bastianich, a due passi dal suo ufficio a Midtown. Nelle ultime settimane è entrato nella Columbus Citizen Foundation, la fondazione presieduta da un altro suo amico italo-americano, Larry Auriana, finanziere famoso a Wall Street per le gestioni Kaufman. Proprio nella sede dell’istituzione che organizza le celebrazioni del Columbus Day, il giorno dopo l’ultima sfilata di ottobre Cribiore ha riunito l’associazione newyorkese dei Bocconiani, di cui lui è presidente onorario e attivissimo promotore. Altra passione made in Italy che lo porta spesso alla Scala di Milano è l’opera: è un grande sponsor del Metropolitan, dove lo scorso gennaio ha organizzato il concerto e il gala in onore di Arturo Toscanini.
Altro segno del suo affetto per le origini italiane, il nome scelto per la sua società di private equity (investimento in aziende non quotate): Brera Capital Partners, «nome ispirato dal Palazzo Brera di Milano, sede dell’Accademia di Belle Arti, famosa in tutto il mondo per la sua creatività», si legge sul suo sito. Oggi Brera Capital ha un portafoglio di circa 680 milioni di dollari, fra cui una quota dell’italiana Italtel e partecipazioni rilevanti nelle aziende Usa 2-10 Home Buyers Warranty, GAB Robinson e Western Industries, nei cui consigli di amministrazione siede lo stesso Cribiore.
A New York era arrivato a metà Anni ’70, dopo la laurea con lode alla Bocconi di Milano, per lavorare con Ifint (poi Exor), la holding della famiglia Agnelli che aveva deciso di investire sul mercato Usa con la consulenza dell’investment banker di Lazard André Meyer. Suo maestro, il fiduciario di Giovanni Agnelli, Gianluigi Gabetti, ora presidente dell’Ifi e dell’Ifil: con lui Cribiore muove i primi passi nel private equity e nell’M&A (fusioni e acquisizioni) ed entra nei salotti buoni di Wall Street, frequentati da personaggi come David Rockefeller. Nel 1982 passa alla Warner Communication (l’ azienda che nell’89 si fonderà con Time) e nell’85 entra in una delle maggiori società americane di private equity, Clayton, Dubilier & Rice, diventandone co-presidente e uno dei tre principali azionisti. Nel ’97 si mette in proprio con Brera Capital.
Figlio di un manager della Popolare di Milano, Cribiore ha a sua volta un figlio impegnato nella finanza, Federico, che dopo la laurea al Reed college di Portland, Oregon (dove Alberto è tuttora trustee) e l’Mba in Finanza della Columbia business school, ha lavorato a New York con Goldman Sachs e a Londra con Gabelli asset management. Di tutt’altro si occupa la moglie Raffaella, docente della Columbia university e una dei massimi esperti di egittologia e papirologia. La coppia vive a Sutton place, elegante zona newyorkese con accesso a un giardino privato famoso per la panchina immortalata da Woody Allen nel film Manhattan.