Roberto Bagnoli, Corriere della Sera 31/10/2007, 31 ottobre 2007
ROMA – Nel giorno dello sciopero dei metalmeccanici le aziende rilanciano l’iniziativa della Fiat di offrire 30 euro al mese come anticipo del contratto nazionale
ROMA – Nel giorno dello sciopero dei metalmeccanici le aziende rilanciano l’iniziativa della Fiat di offrire 30 euro al mese come anticipo del contratto nazionale. La Brembo del vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei mette sul piatto 43 euro al mese a partire da ottobre. Le acciaierie Valbruna di Vicenza hanno deciso di alzare la posta fino a 50 euro per tutti i loro 1.500 dipendenti. E’ servita questa mossa per depotenziare la protesta dei lavoratori come segnale al sindacato di fare presto, di badare più al soldo che al protocollo? Il sindacato nega e diffonde dati che indicano in oltre 80% l’adesione dei lavoratori alla manifestazione nazionale di ieri con un milione e mezzo di persone coinvolte. Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, invita Federmeccanica a «fare proposte serie», mentre Gianni Rinaldini (leader della Fiom) ha definito «ridicole » le iniziative aziendali di anticipare aumenti che non «sono servite a dividere i lavoratori». Non così per Federmeccanica che, secondo i propri dati, ha quantificato al 30% l’adesione allo sciopero, «percentuale inferiore di tre punti alle manifestazioni precedenti di analoga portata». Per il presidente Massimo Calearo si tratta di un chiaro «segnale della base per procedere sulla defiscalizzazione di tutto il salario e non solo dello straordinario». Per tutti comunque, dal sindacato agli imprenditori, al governo ora ci sono le condizioni per una accelerazione della trattativa. Sia Calearo che Angeletti, infatti, ritengono che il contratto nazionale delle tute blu si «possa chiudere entro l’anno». E’ intervenuto anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano per disinnescare la «guerra delle cifre » tra sindacato e imprenditori sulla partecipazione allo sciopero. «Da quando mi occupo di problemi del lavoro, cioè da 37 anni – ha detto’ non ho mai visto dati uguali tra imprese e sindacati». Il governo è sceso in campo anche con la voce del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero il quale si è schierato apertamente con i lavoratori. «Sono vicino – ha dichiarato – a chi ha scioperato. Confindustria ora limi i profitti e gli stipendi dei manager e accolga le richieste dei lavoratori rispondendo anche alle preoccupazioni del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi sui salari bassi». L’iniziativa di alcuni imprenditori di spiazzare il sindacato anticipando unilateralmente un «pezzo » dei futuri aumenti continua a far discutere. E il giudizio generale è negativo. I delegati sindacali delle acciaierie vicentine Valbruna sono convinti che la mossa dei manager sia una «iniziativa tesa a far fallire la manifestazione del 16 novembre, se invece non è questa l’intenzione l’azienda lo deve dimostrare chiedendo a Federmeccanica di fare un passo avanti per chiudere il contratto». Aria di polemiche anche alla Fiat di Melfi dove si fabbrica la Grande Punto. Per il sindacato la partecipazione è stata di oltre il 50% ma per la direzione aziendale non supera il 16%. Posizioni distanti che dimostrano la tensione di questi giorni sulla strategia da seguire in questo nuovo confronto. Ancora due settimane, tanto dista l’altro sciopero del 16 novembre, per capire se decollerà la mediazione o lo scontro.