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 2007  ottobre 29 Lunedì calendario

OPERAZIONE ”L’UNITA’: DOPO ”IL RIFORMISTA”, NUOVO DUPLEX ANGELUCCI-D’ALEMA

LA REGIA DI GUIDO ROSSI - LA FREDDEZZA DI VELTRONI (NON VUOLE ORGANI DI PARTITO)
MACALUSO PRO-ANGELUCCI: ”NON PI UN GIORNALE DI PARTITO, IL PD L’HA MOLLATO”

1 - L’UNIT, ASSE ANGELUCCI-D’ALEMA…
Orazio Carabini per ”Il Sole 24 Ore”
Indovinello: che cos’hanno in comune Massimo Moratti, Salvatore Ligresti, Pierluigi Toti, Giampaolo Angelucci? Primo, tutti si sono interessati negli ultimi mesi alle sorti dell’"Unità", il giornale dei Ds. Secondo, tutti facevano parte del patto di sindacato di Capitalia, il gruppo bancario acquisito da UniCredit. Quindi sono legatissimi al presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, ex-gran capo di Capitalia, e sono "liquidi" poiché o hanno già venduto o possono vendere la quota che detenevano in Capitalia e che ora è in UniCredit. E Geronzi nei Ds ha un interlocutore preferito: Massimo D’Alema.
Mentre le altre trattative o non sono mai decollate o sono fallite, quella con gli Angelucci (in piedi da sei mesi) è andata a buon fine (due diligence permettendo). «L’Unità ha bisogno di energie nuove – racconta al Sole-24 Ore Giancarlo Giglio, l’imprenditore ex-proprietario di Datamat (ceduta a Finmeccanica) che è tra i soci della Nuova Iniziativa Editoriale, società editrice dell’Unità’ anche sotto il profilo finanziario. La compagine attuale ha esaurito il suo compito. Gli azionisti devono essere motivati come lo eravamo noi, che abbiamo investito somme importanti, sette anni fa». Giglio sostiene anche che la politica c’entra poco, che gli affari sono affari. Una tesi che anche molti autorevoli esponenti ds sottoscrivono.
QUESTIONE DI RISORSE
«Da più di un anno – racconta uno di loro, vicino a D’Alema – gli azionisti non avevano obiettivi comuni, alcuni premevano per uscire, altri non avevano risorse da investire. Adesso serve un aumento di capitale e sono arrivati gli Angelucci che erano già soci con il 20% nel 1998-2000. Meno male, perché quando per un anno si cercano soci e non vanno in porto le trattative, nel momento in cui servono soldi l’azienda rischia». «Angelucci si è presentato con un bel po’ di soldi in mano ”racconta un altro ds, sponda fassiniana – e l’affare si è chiuso. Certo è bizzarro che l’organo dei ds, e forse del Partito democratico, vada al proprietario di Libero».
«I soldi non hanno colore – ribatte il dalemiano – e il cordone ombelicale dell’Unità con il partito è stato tagliato nel 2001». Sarà, ma il diritto di prelazione dei ds (attraverso la nuova fondazione) sulla testata è stato rinnovato nel preliminare firmato da Angelucci. E Walter Veltroni che cosa ne pensa?Se lo chiede anche il comitato di redazione del giornale che, dopo un appello alla costituente del Pd, oggi pubblica un nuovo comunicato minacciando anche di scioperare. Il segretario del Pd non ha mai speso una parola nella sua campagna per le primarie sulla questione dell’organo di partito. Oggi tace e le interpretazioni si contraddicono. Secondo il " Corriere della Sera" si è molto risentito della conclusione dell’affare a sua insaputa. Secondo altri sospetta oscure trame dalemiane. Ma circolano anche interpretazioni di segno opposto. Per esempio, che era stato informato dalla Marcucci e che aveva preso atto della realtà. E addirittura che non voglia avere un organo del Pd, al punto che avrebbe dissuaso personalmente Moratti dall’intervenire nell’"Unità" per sostenere il Pd.
IL RUOLO DI ROSSI
Resta il fatto che, sotto la regia di Guido Rossi, l’operazione si sta per chiudere. E la famiglia Angelucci conquista un’altra posizione nel firmamento dei media italiani. Dopo "Libero" (direttore Vittorio Feltri), schieratissimo con il centro-destra, e il Riformista, direttore Paolo Franchi, sinistra riformista anti-Pd, ecco l’Unità. Del resto gli Angelucci sono la quintessenza del trasversalismo. I loro business principali sono la sanità e gli immobili. Compresi quelli ex-Pci, dalle Botteghe Oscure alle Frattocchie, rilevati nell’operazione Beta Immobiliare, congegnata con il tesoriere dei ds Ugo Sposetti, che consentì al partito di liberarsi di gran parte dei suoi debiti. Gli Angelucci possiedono anche il palazzo all’Ara Coeli che fu il quartier generale di Raul Gardini. E a Marinouna sontuosa residenza appartenuta a Sofia Loren.
Per gli Angelucci l’ideale è andare d’accordo con tutti. Anche le loro amicizie politiche sono trasversali. Con Gianfranco Fini esiste un legame storico cementato dall’incarico di direttore sanitario del gruppo per il fratello Massimo, medico. E da una piccola partecipazione nella Panigea che fa capo all’ex moglie di Fini, Daniela Di Sotto, e al segretario particolare del leader di An Francesco Proietti. Ottimi i rapporti con i Ds, e in particolare con quelli vicini a Massimo D’Alema.
Il legame con Silvio Berlusconi è garantito da Renato Farina, editorialista di Libero. Un esponente di Forza Italia, l’ex-presidente della regione Puglia Raffaele Fitto amico di Giampaolo fin dai tempi dell’università, è al centro di una vicenda giudiziaria in cui Angelucci è accusato di aver pagato tangenti per vincere una gara. Le indagini preliminari sono ancora in corso a Bari. Altri ufficiali di collegamento con il vecchio mondo della Dc e delle Partecipazioni statali sono gli ex-Iri Paolo Torresani ed Emilio Acierna che funziona anche come ambasciatore in Vaticano dove gli Angelucci sono ben introdotti.



2 - MACALUSO: ANGELUCCI NON LEDE AUTONOMIA ’L’UNITA’…
(Adnkronos) - "Sabato scorso i redattori dell’Unita’ hanno pubblicato sul loro giornale una lettera aperta a Prodi, Veltroni e ai costituenti del Pd ai quali hanno rivolto un angoscioso interrogativo: ”Non credete che la costruzione del Pd abbia ancora bisogno di una voce come l’Unita’?’. La domanda era preceduta da altri due angosciantissimi interrogativi: Il primo: ”Davvero arrivano gli Angelucci, proprietari di Libero?’. Il secondo: ”Quali garanzie ci danno gli eventuali nuovi editori in termini di autonomia del giornale e per cio’ che concerne la sua collocazione storica?’ Sul primo interrogativo non c’e’ stata risposta. Veltroni ha gia’ ”i giornali’ che lo sostengono e non vuole identificarsi in ”un giornale’ che gli darebbe solo fastidi politici e grattacapi finanziari. Punto".

Lo scrive Emanuele Macaluso in un articolo che verra’ pubblicato su ”Il Riformista’ di domani. "Per quanto riguarda gli altri due interrogativi ”prosegue Macaluso- forse i redattori dell’Unita’ dovevano porsene uno piu’ interessante: perche’ l’Unita’ e’ arrivata a questo punto? Cio’ detto, l’autonomia di un giornale e’ garantita innanzi tutto dal direttore e dalla redazione. L’Unita’ non e’ piu’ un giornale di partito e il Pd l’ha mollato e non vedo perche’, avendo lo stesso editore di ”Libero’, il direttore e i redattori perdano autonomia e debbano calarsi le brache".

3 - LA FAMIGLIA VERSO LO SBARCO IN BORSA…
Laura Serafini per ”Il Sole 24 Ore”
Il piccolo grande impero della famiglia Angelucci, sorto attorno alla gestione di strutture sanitarie e poi cresciuto nella finanza, nel settore immobiliare, nell’editoria e nel facility management, si prepara per lo sbarco in Borsa. Le prima a raggiungere piazza Affari, tra il 2008 e il 2010, sarà la società in cui è stata scorporata la sanità, Tosinvest Sanità spa. Ma dovrebbe seguire a ruota Tosinvest Editoria, nella quale oltre al Riformista, a Libero e a un nuovo quindicinale free press sulla sanità (50mila copie) potrebbe presto aggiungersi l’Unità.

Il gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci, fondato dal padre Antonio e ampliato dai figli Giampaolo e i gemelli Alessandro e Andrea, ha cominciato la riorganizzazione del gruppo – che è tuttora in corso – a giugno, proprio mentre andavano in porto le trattative per la fusione tra Unicredit e Capitalia, di cui Tosinvest era azionista dal 2003. L’aggregazione tra le due banche e lo scioglimento del patto di sindacato che controllava Capitalia ha consentito agli Angelucci di monetizzare circa 450 milioni (con una plusvalenza di circa 300 milioni) vendendo nel corso di settembre 61 milioni di titoli del nuovo Unicredit group. Il motivo per cui quell’innesto di liquidità costituisca l’acceleratore di un processo di riorganizzazione del gruppo non è difficile da capire. La Finanziaria Tosinvest, la holding che fino all’estate scorsa controllava tutte le partecipazioni italiane, nel 2006 aveva un fatturato di 225 milioni, un Mol di 8 milioni e un utile di 45 milioni, sostenuto da 59 milioni di proventi dalle partecipate.

Ai ricavi della finanziaria vanno sommati i proventi della sanità, con un fatturato (dai dati Cerved) pari a 190 milioni nel 2006. Il ricavato della vendita della partecipazione in Capitalia è almeno equivalente al fatturato dell’intero gruppo.

Il riassetto, iniziato nel corso dell’estate, ha concentrato le funzioni di holding nella cassaforte lussemburghese di famiglia, la Tosinvest sa. Ad essa fanno oggi capo sei società. In Tosinvest Italia sas è finito il 51% della società operativa Tosinvest Sanità, che sarà quotata. Un giro d’affari di almeno 200 milioni, con 26 strutture in Italia (soprattutto Lazio, Abruzzo e Puglia) per la riabilitazione motoria, 3mila posti letto, oltre 2mila dipendenti. Il 49% della spa è stato spostato sotto la holding lussemburghese: questo fa pensare che sarà questa la quota che finirà sul mercato, mentre i proventi finiranno direttamente nella cassaforte di famiglia.
(La famiglia Angelucci)

A Tosinvest Italia sas fa capo anche un’università telematica, Unitel, in cui la famiglia Angelucci è subentrata nei giorni scorsi (con il 60%) alla Fondazione Dulbecco, ritrovandosi accanto a Mediolanum (12%) e Fininvest (8%).

La cassa arrivata dalla cessione di Capitalia e i proventi della quotazione della sanità serviranno a finanziare lo sviluppo della altre cinque società, ma non è escluso anche lo shopping azionario attraverso Finanziaria Tosinvest, che oltre alla finanza del gruppo controllerà le partecipazioni.

Tosinvest Editoria dovrà fare quadrare i conti di Edizioni Il Riformista (testata di cui Tosinvest Editoria ha affittato la proprietà) che nel 2006 ha prodotto ricavi per 100mila euro e perdite per 457mila (ma un leggero attivo è atteso per il 2008) e del nuovo free press, che però a un anno dal lancio già rasenta l’attivo. La Spe, che ha in affitto la testata di Libero, nel 2006 ha prodotto ricavi per 1,2 milioni e utili per 187mila. Infine ci sarà da rilanciare l’"Unità".

Il settore immobiliare fa perno su Tosinvest Real Estate, che gestisce gli immobili del gruppo il cui valore è stato recentemente stimato tra 600 e 750 milioni, sui quali però pesano mutui per 150 milioni. Mentre Tosinvest Properties, presieduta da Alessandro Angelucci, si occupa di trading immobiliare. Infine Tosinvest Facility, che gestisce il mercato captive solo per il 3/4% e annovera clienti come Bat, Hachette e la pubblica amministrazione.


Dagospia 30 Ottobre 2007