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 2007  ottobre 30 Martedì calendario

L’ombra dell’ignoranza e del disinteresse religioso sembra calare sull’Italia di oggi, uno dei Paesi più «cattolici» del mondo e in cui la chiesa gioca un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico

L’ombra dell’ignoranza e del disinteresse religioso sembra calare sull’Italia di oggi, uno dei Paesi più «cattolici» del mondo e in cui la chiesa gioca un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico. Il 70% degli italiani non ha mai letto, in vita sua, i quattro Vangeli e l’82% non ha mai preso in mano un libro di argomento religioso nell’ultimo anno. Questi dati non sono il frutto di un sondaggio di parte, magari promosso da un gruppo anticlericale per contrastare l’attuale dinamismo della chiesa in Italia. La fonte dei dati è invece assai vicina agli ambienti ecclesiali, trattandosi di «Famiglia cristiana», che nel numero di questa settimana espone i risultati di un’indagine su «gli italiani e i libri religiosi» che ha da poco promosso e che qui anticipiamo. La fotografia che se ne ricava permette di verificare lo stato di salute del cattolicesimo italiano, ma può anche alimentare la polemica tra credenti e laici che da qualche tempo anima la nazione. Di fronte a numeri come questi è ancora plausibile attribuire una patente cattolica al nostro Paese? Ha ancora senso parlare dell’Italia come di una terra fortemente pervasa dalla cultura religiosa? Non aveva ragione Papa Wojtyla nel lamentarsi di un’Italia «che nelle scelte pratiche e nei costumi tradisce l’identità cattolica che pure a voce proclama»? La scarsa conoscenza dei Vangeli è l’aspetto che più colpisce. Soltanto il 16% degli italiani dichiara di aver letto i quattro Vangeli, mentre un altro 15% l’ha fatto solo in parte. Si tratta di dati difficilmente inquadrabili in una nazione in cui il battesimo dei figli o il funerale religioso sono ancora scelte assai diffuse, e dove molti matrimoni continuano a celebrarsi in chiesa; e che anche sul versante della pratica religiosa assidua presenta tassi di frequenza assai più elevati di quelli riscontrabili nelle altre nazioni occidentali. Certamente, il minor interesse a leggere i Vangeli si riscontra soprattutto tra i «non credenti» e tra quanti si definiscono cattolici più per tradizione che per convinzione. Ma anche la metà dei fedeli praticanti, di quanti cioè vanno a messa tutte le domeniche, ammette di non aver mai letto i quattro Vangeli e il 20% di essi solo parzialmente. Lo scenario non cambia se si valuta l’appeal del libro religioso, da cui emerge che nell’ultimo anno meno di un italiano su 5 è stato coinvolto in una lettura di questo tipo. Tra i più interessati vi sono i praticanti regolari, le donne, gli anziani e - curiosamente - le persone con un basso livello di istruzione; mentre rifuggono perlopiù dalla lettura di libri di argomento religioso i «non credenti» e in parte anche chi si definisce «credente» senza aggettivi. Tra i libri religiosi più gettonati, spiccano le biografie dei santi e i saggi di storia religiosa, mentre ci si indirizza di meno su testi a più alto contenuto spirituale. Il debole interesse per questo tipo di libri e di letture la dice lunga sulla situazione religiosa del Paese. Pur non perdendo il riferimento al cattolicesimo, molti italiani stanno scivolando in una condizione di larga ignoranza circa le conoscenze base e gli stessi fondamenti della fede cristiana che pur continuano in qualche modo a professare. Non pochi «credenti» sono in difficoltà nell’indicare quale sia la festa religiosa più importante per i cristiani (se il Natale o la Pasqua) o nel richiamare il corretto significato di termini-eventi religiosi quali l’epifania, la pentecoste, la quaresima. Nell’Italia di oggi nascono sempre più figli col nome di Rebecca, Daniele, Tobia, Rachele, ecc., ma più per un gusto di novità e di distinzione che per un richiamo alle figure della tradizione biblica. La debole frequentazione del libro religioso sembra poi mettere in discussione l’idea che i valori dello spirito siano oggi assai diffusi, in un’epoca segnata da molte inquietudini e paure. La domanda di significato ultimo coinvolge certo molte persone, ma sovente essa tende a manifestarsi più come uno stato d’animo o come un’intenzione che come un cammino spirituale. Si tratta di un tipo di ricerca che nel nostro Paese coinvolge maggiormente una parte dei credenti impegnati, mentre assume forme più deboli e incerte sia nei cattolici che sono tali per tradizione e cultura, sia soprattutto tra i «non credenti». Anche se il barometro dell’interesse per i temi religiosi sembra volgere al basso, non tutto sembra perduto per le sorti della chiesa e del cattolicesimo in Italia. Gli italiani, come si sa, hanno un rapporto fluido con la religione, possono essere pigri e refrattari ad approfondire le loro convinzioni di fede, ma nello stesso tempo rivalutare il ruolo della religione cattolica nella formazione delle coscienze e a livello etico. Al riguardo, l’indagine di «Famiglia Cristiana» segnala anzitutto che la maggioranza degli italiani vorrebbe una scuola che dia più spazio ai temi di cultura religiosa; ed inoltre che il 90% della popolazione è d’accordo che a scuola si insegni la religione. Su questo parere convergono quasi tutti i fedeli praticanti e persino il 61% dei «non credenti», che per varie ragioni dunque apprezzano una proposta formativa su cui sovente si accende il dibattito pubblico. Non manca dunque la domanda religiosa, anche se essa si compone con vari segni di debolezza della fede.