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 2007  ottobre 30 Martedì calendario

Giro di vite della Cassazione sui nomadi, anche minorenni, che forniscono false generalità per depistare gli inquirenti e che hanno già la fedina penale sporca: devono andare in carcere senza poter beneficiare della condizionale perchè non possono invocare la loro giovane età, nè patteggiare la pena

Giro di vite della Cassazione sui nomadi, anche minorenni, che forniscono false generalità per depistare gli inquirenti e che hanno già la fedina penale sporca: devono andare in carcere senza poter beneficiare della condizionale perchè non possono invocare la loro giovane età, nè patteggiare la pena. E’ questa la linea dura adottata ieri dalla quarta sezione penale della Suprema Corte con una sentenza, destinata a far discutere. E’ stata così annullata una precedente decisione del Tribunale monocratico di Modena che nel 2004 aveva concesso il patteggiamento con il beneficio della pena sospesa ad una giovane nomade di origine slava colta più volte in flagrante a rubare in appartamenti. La ragazza aveva declinato ben cinque diversi nomi, cognomi, anni e luoghi di nascita. La nomade dovrà ora tornare sul banco degli imputati ed essere processata con rito ordinario senza più alcun beneficio. La Cassazione ha accolto il ricorso del P.G. di Bologna che aveva contestato la decisione del Tribunale, affermando che cadono in errore quei giudici che, dopo aver dato il loro consenso alla pena patteggiata, non mandano in carcere i giovani zingari sorpresi più volte a rubare e a bluffare sul loro nome e cognome. Per il rappresentante della pubblica accusa era "illogico" concederle il patteggiamento e la sospensione della pena dal momento che «l’incertezza sull’effettiva identità dell’imputata, già condannata o denunciata con diverse generalità, si pone in insanabile dissidio con la possibilità di ritenere a ragione veduta che si asterrà dal commettere ulteriori reati». Nella motivazione della sentenza gli ”ermellini” di piazza Cavour hanno, infatti, sottolineato come nei confronti di «un soggetto straniero che non risulti avere stabile dimora in Italia, che non sia stato compiutamente identificato e che sia già stato condannato o denunciato anche con diverse generalità» non può ”essere formulato un giudizio prognostico favorevole” in base al quale concedere il patteggiamento e la condizionale. Il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano, Riccardo De Corato, ha commentato positivamente la decisione dei supremi giudici: «è un bel segnale che dovrebbe essere preso ad esempio dal governo che si accinge a varare il pacchetto sicurezza». A suo parere «i nomadi recidivi che rubano o rapinano non possono godere di benefici come il patteggiamento o la condizionale. Significa ritrovarseli liberi e perpetuare un circolo vizioso che porta a decine, se non a centinaia, di furti». Appena un mese fa la Suprema Corte con un’altra clamorosa sentenza aveva detto basta alla microcriminalità nelle città: i minori che rubano nelle abitazioni o che scippano per strada possono essere sottoposti, in attesa di essere processati e al pari di qualunque adulto, al carcere preventivo.In pratica anche i ragazzi non ancora diciottenni, italiani, nomadi, rom o slavi, possono essere sottoposti a custodia cautelare e quindi chiusi in carcere prima che venga celebrato il processo. Avranno, insomma, d’ora in avanti avranno lo stesso trattamento degli adulti.