Stefano Agnoli, Corriere della Sera 30/10/2007, 30 ottobre 2007
MILANO
Gli «attivisti di Clifford Street», titolava qualche giorno fa il Financial Times a proposito degli hedge fund che come l’Algebris di Davide Serra si incrociano con il The Children’s Investment di Christopher Hohn. Ma si potrebbe anche scrivere «gli attivisti delle Cayman Islands», visto che se si risale la catena di controllo della creatura di Hohn e della Algebris si approda velocemente nelle isole caraibiche. E così, oltre ad avere gli uffici allo stesso numero della stessa strada londinese, i due fondi condividono anche indirizzo e casella postale dei rispettivi azionisti di controllo: P.o. Box 309 Gt, Ugland House, South Church Street a Georgetown, Grand Cayman. Lì dove offre i propri servizi legali lo studio Maples and Calder, specializzato in finanza offshore, e dove si appoggiano altri investitori internazionali. Il fondo Algebris Investment Uk (una partnership a responsabilità limitata) è un prodotto della Algebris Investment Ltd (che ha come direttori Serra e il suo socio francese Jean Halet), il cui capitale di 200mila azioni ordinarie è nelle mani della Algebris Investment Cayman Ltd. Identica struttura per Tci, la cui scatola di controllo è The Children Investment Fund Management Cayman Ltd.
Tutto legittimo, una pratica condivisa anche da alcuni fondi di private equity, ma non proprio la credenziale migliore per chi dichiara di battersi per la trasparenza e la «bontà» della corporate governance delle aziende di cui prende una partecipazione. E una coincidenza che non avvalora le affermazioni di totale autonomia nelle proprie scelte operative, rilasciate in pieno scontro per Abn Amro e ripetute anche ieri. La decisione di affidarsi alla permissiva legislazione della Cayman Islands non ha poi solo motivi di carattere fiscale, per non pagare cioè troppe tasse sulle commissioni incassate (circa l’1,5% sui fondi presi in gestione e il 13-16% sulle plusvalenze realizzate). Ma consente anche di alzare un muro insormontabile su finanziatori, proprietari e accordi di partnership.
Non è comunque un mistero, se ne trova traccia nei rari documenti ufficiali disponibili, che il Tci di Hohn sia anche il perno di un incrocio azionario con altri hedge fund. Come Parvus, creato dall’ex Merrill Lynch Edoardo Mercadante, di cui possiede il 18%, il Kda Capital dell’ex Fidelity David Baverez e, appunto, l’Algebris di Serra. Negli ultimi due risulta presente con l’1% dei diritti di voto.
Altrettanto note sono anche le intersezioni, più o meno indirette, con altri protagonisti della scena finanziaria avvenute in occasione della partita giocata da Tci e Algebris su Abn Amro. Come quando nella lettera inviata al consiglio della banca olandese lo scorso febbraio dal socio di Hohn, Patrick Degorge, si consigliava di soprassedere al proposito di acquisire Capitalia perché ciò avrebbe potuto causare l’addio di un management team di successo, quello guidato dall’ex amministratore delegato Matteo Arpe. La lunga battaglia di Amsterdam è terminata con lo smembramento della banca a favore del trio Rbs-Fortis-Santander. E il Santander di Emilio Botin, che «guadagnerà » Antonveneta, è socio sia di Mediobanca (l’1,34% col «gruppo francese ») sia di Generali (sotto il 2%), nel cui consiglio siede la figlia Ana Patricia.