Elisabetta Rosaspina, Corriere della Sera 30/10/2007, 30 ottobre 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MADRID – una gara tra architetti spagnoli: da un lato Santiago Calatrava, già al lavoro a Chicago, per scalare il cielo, entro il 2010, con i 150 piani della sua Fordham Spire; dall’altra, la meno nota, ma ancor più audace coppia madrilena formata da Javier Pioz e Rosa Cervera, che aspettano soltanto un cenno da Shanghai per mettere in pratica un’impresa alta il doppio: la Torre Bionica, 1.228 metri, 300 piani, 100 mila potenziali inquilini: una «città verticale», dove i condomini avranno poche probabilità di incontrarsi spesso, nei 386 ascensori disponibili.
Forse l’incarico, e il relativo finanziamento di 15 mila milioni di dollari, non arriveranno mai, nello studio di architettura sul Paseo della Castellana, a Madrid.
Forse resterà soltanto un sogno, una vertiginosa utopia utile a sbalordire i visitatori delle due esposizioni di urbanistica futuribile, in programma in Cina nei primi sei mesi del 2008. O, invece, ci sarà davvero, meno di un quarto di secolo dopo il crollo delle Torri Gemelle, chi firmerà il rogito per il suo attico fra le stelle. Per adesso è un disegno, accompagnato da schede tecniche, studi di fattibilità e considerazioni a sfondo ecologico: «L’architettura bionica si fonda su un concetto semplice – spiegano i due progettisti spagnoli ”: la Natura lo ha già fatto prima e lo ha fatto meglio».
Dunque, se mai verrà al mondo e al cielo, la Torre Bionica avrà uno scheletro mutuato dalle ossa degli uccelli, leggere e resistenti, la flessibilità degli alberi, le fondamenta simili a radici. E, soprattutto, le capacità di adattamento tipiche degli organismi viventi. Non temerà bufere né terremoti, colpi di sole o colpi di fulmine. Degli attentati aerei, evidentemente, avrà smesso di preoccuparsi nel momento in cui sarà stato deciso il suo concepimento.
E comunque, ora che è poco più di una suggestiva elaborazione al computer, la Torre Bionica ha l’aspetto di un’arma difensiva: un missile sulla sua rampa di lancio. Un missile alto quanto dieci Pirelloni impilati uno sull’altro, quattro Tour Eiffel, e poco meno di tre Taipei 101, attualmente il grattacielo abitabile più alto al mondo, con i suoi 508 metri di pareti verticali, poeticamente modellate a canna di bambù, a Taiwan.
Ma non si tratta più, per i sindaci, di conquistare per le loro città il titolo planetario di tetto di acciaio e cristallo. Quanto di trovare nuovi, e molto più lussuosi sbocchi alle periferie sature delle loro megalopoli. Nel 2000, quando la Torre Bionica fu presentata per la prima volta al municipio di Shanghai, il sindaco aveva lasciato intravedere allo studio Cervera & Pioz concrete prospettive per quell’ambizioso missile puntato verso la Luna: «Subito no, può sembrare inutile, ma fra pochi anni, bisognerà probabilmente pensare a costruirne vari », Javier Pioz riferisce le parole del sindaco al quotidiano El Pais. Che raccoglie, però, anche opinioni contrarie o perlomeno perplesse. «Nessun edificio può sostituire una città», assicura uno dei massimi urbanisti spagnoli, José Maria Ezquiaga. Sostenuto dall’architetto Rafael Moneo, che ha appena completato l’ampliamento del Museo del Prado: «Lo sviluppo in orizzontale consuma certamente più terreno, ma è sempre meglio vivere attaccati al suolo». I due architetti bio-visionari non si arrendono: Shanghai ha 15 milioni di residenti fissi e altrettanti di passaggio ogni anno. I due milioni di metri quadri della Torre Bionica, metà dei quali a uso alberghiero, farebbero proprio comodo. Prima o poi arriverà quella benedetta telefonata intercontinentale.
RIVALI La coppia di architetti Javier Pioz e Rosa Cervera. A sinistra, Calatrava