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 2007  ottobre 30 Martedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

CORTINA D’AMPEZZO (Belluno) – All’imbrunire sventolano le bandiere ladine, nel cuore di Cortina; il 29 ottobre resterà nella storia delle valli d’Ampezzo: si festeggia la vittoria del sì all’annessione all’Alto Adige.
Il successo è pieno: nel capoluogo, la percentuale dei favorevoli è del 55,63% (56,36% la media che comprende anche gli altri due comuni di Livinallongo e Colle Santa Lucia) degli aventi diritto al voto. Ampiamente superato il quorum. Ma se si considera come base il numero dei votanti, ecco il balzo all’insù: 79,27% a Cortina, 78% il dato complessivo dei tre paesi. Spazzati via gli inviti all’astensione della vigilia. «Il sogno diventa realtà», esclama trionfante Siro Bigontina, leader del Comitato pro-referendum, acclamato dai fedelissimi. Come se l’abbraccio con la nuova piccola patria fosse già compiuto. Mentre il sindaco della Perla delle Dolomiti, Andrea Franceschi, convoca i cronisti in municipio e dichiara: «Un bel segno di democrazia la folta partecipazione al voto, ma è oggettivamente molto difficile passare dall’altra parte; finora chi ci ha provato, pur ottenendo risultati elettorali strepitosi, è rimasto dov’era». Allude a Lamon e ai comuni dell’altopiano di Asiago, intrappolati nelle secche dell’iter burocratico. «Lasciamolo parlare», taglia corto Bigontina. Poi, viene tirato per la giacca (tirolese), per un clic davanti ai colori del Sudtirolo. Insomma, il vessillo in ribasso è il Leone: ripudio dell’identità veneta? In nome di che?
I vincitori duri e puri insistono argomentando sulla riunificazione delle valli ladine, che vantano un passato condiviso di 400 anni: Badia, Gardena, Livinallongo, Ampezzo. Ma, diciamola tutta, il cuore dei più batte dalla parte del portafogli: i cortinesi, cambiando confini e cioè saltando sul carro dei privilegi degli altoatesini, coltivano il miraggio di diventare più ricchi.
Plaude Luis Durnwalder, il presidente della Provincia di Bolzano, al verdetto referendario, con parole lusinghiere: « un attestato di stima per un lavoro che da anni la nostra Provincia porta avanti con convinzione a favore delle minoranze ladine, dello spazio rurale e della montagna ». «Ora tocca ai tre Comuni – continua – compiere i passi successivi sul piano giuridico e politico, con il Veneto e con Roma». Auspici travolti dal ciclone Galan. Il governatore del Veneto, sprezzante nei confronti dei promotori del referendum, prospetta l’interruzione («mi auguro in modo non drastico») dei rapporti tra l’Italia e la Provincia di Bolzano, auspicando che «la Repubblica austriaca non si metta di mezzo ». Galan alza il tono, evocando fantasmi del passato: «Questa è una terra dove, nel secolo scorso, spesso si è parlato di passaggi da una parte all’altra. E nel 1943 sono state molto forti le aspettative sudtirolesi per un’annessione al Reich nazista...». In concreto, il presidente della Regione Veneto promette che, qualora il Consiglio provinciale di Bolzano si esprimesse a favore dell’annessione degli ampezzani, farà ricorso «alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia europea».
Prova a gettare acqua sul fuoco il presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon, criticando le minacce di rappresaglia del governatore. «Bisogna capire le ragioni del sì, pur contraddittorie e paradossali, ma forti e radicate ». La sua ricetta per frenare la fuga dei paesi della montagna è quella di introdurre forti autonomie provinciali, che diano spazi a interventi mirati su un territorio trascurato. Il sindaco di Cortina, invece, punta in alto, rivolgendosi direttamente al presidente della Repubblica e al premier Prodi. «Che intervengano loro», invoca. Ma adesso a Roma c’è altro a cui pensare.