Corriere della Sera dal 18/10/2007 al 27/10/2007, Fabrizio Roncone, 18 ottobre 2007
FESTA DEL CINEMA
Corriere della Sera, giovedì 18 ottobre
«Allora, sentimi bene: io campo facendo l’attore e perciò se scrivi il mio nome, giuro, non ti tolgo il saluto, ma vengo al giornale e mi metto a urlare. Però, credimi, ho colleghi che pur di starsene non dico sottobraccio, ma almeno a dieci metri da Walter, beh, farebbero di tutto. L’ altro giorno, per capirci, uno mi chiama e, poveraccio, con l’aria incerta e ansiosa, mi fa: secondo te, alle cerimonie di apertura della Festa, dove è meglio presentarsi: al Teatro Sistina o all’Auditorium?». Stasera, tutti da Walter. Sembra il titolo di un film, ma quasi ci siamo. Perché questa è una storia straordinaria. Si apre la seconda edizione della Festa del Cinema che Walter Veltroni ha ideato, voluto, lanciato e se prima guidava il gran carro con la fascia tricolore del sindaco di Roma, adesso - e da pochi giorni - se ne sta lassù con i gradi di segretario del nuovo Partito democratico. un carro pazzesco, lucente e irripetibile. Così non deve stupire se, per salirci, sotto stiano in fila, e voli qualche gomitata. L’organizzazione della manifestazione è nelle mani di tipi svegli. Veltroni li ha svezzati abituandoli a parlare con gli sfrattati di Primavalle e a gestire l’ufficio stampa di Sophia Loren. Di loro, ti puoi fidare. Sentiteli: «Non si può avere idea di come sia assediato Goffredo Bettini in queste ore». Dai, spiegate. «Beh, intanto lo chiamano sia perché è il braccio destro di Walter, sia perché guida la Fondazione Cinema per Roma». Chi lo chiama? «Tutti. Un mondo. Attori, registi famosi e registi scarsi, sceneggiatori, aspiranti scrittori, produttori di rango e di documentari, prestigiatori, nani e ballerine». Tutti. «Tutti. E sai cosa chiedono?». No. «Un invito. E sai qual è il dramma?». No. «Quello cui accennava il tuo amico attore prima. Non sanno dove sia meglio andare. Se al Sistina o all’Auditorium. Tu capisci, se sbagliano il posto, sbattono la testa al muro». Aiutino. Molto probabilmente, Veltroni andrà solo al Sistina, dove è in programma l’ inaugurazione dai tratti più istituzionali, con un concerto di Lang Lang, pianista cinese dal talento mondiale, e Andrea Bocelli (all’Auditorium, invece, la passerella di velluto rosso, con Monica Bellucci che viene avanti, con i flash dei fotografi che la chiamano, con un’ atmosfera, insomma, molto più cinematografara). Ora, per pubblicare l’ elenco dei possibili presenti significherebbe prendersi due pagine di giornale. Ma, insomma, si può fare un Bignami: oltre alle figure istituzionali, come Bertinotti e Marini, anche rappresentanti del centrodestra, come Gianni Letta e Gianni Alemanno. Ma anche produttori (Procacci, De Laurentiis) e poi il plotone dei registi, che va da Cristina Comencini a Carlo Lizzani, da Giovanni Veronesi a Saverio Costanzo, e quindi il battaglione che da Margherita Buy arriva ad Antonio Albanese, da Sergio Rubini a Silvio Orlando, da Scamarcio a Elio Germano, a Stefano Accorsi, a Kim Rossi Stuart, ad Alessandro Haber. Ci sarà, ovviamente, anche Ettore Scola, che per Veltroni non è stato solo maestro di cinema e di vita, ma anche - più recentemente - eroico militante (infatti se ne andò, poche settimane fa, fuori il liceo classico Mamiani e lì si mise a volantinare, a distribuire volantini agli studenti che uscivano: alle primarie del Pd, votate Veltroni. Le cronache riferiscono di studenti che dei volantini facevano pallette e di altri che tiravano diritto, sospirando un poco sprezzanti). Ma Scola vuole bene al Veltroni sindaco-segretario e così si può dire anche di tanti altri, che a questa notte di cinema e di stelle, si avviano con frasi di tono eloquente. Gigi Proietti: «Veltroni? Pe’ uno bono che ce danno, tenemocelo». Fiorella Mannoia, cantante: «Veltroni? una persona onesta». Renzo Arbore: «Veltroni? Non è uno dei soliti protagonisti del teatrino della politica». Così si nuota nelle acque del veltronismo più classico. Ironizza Mimmo Calopresti, regista de L’ abbuffata (con Depardieu e Abatantuono) che verrà presentato alla Festa. «Sai cosa mi colpì appena, dalla Calabria, giunsi a Roma?». Cosa? «Che tutti erano grandi amici di Fellini. Nelle trattorie, in certi salotti... tutti sostenevano di essere intimi amici di Federico, esattamente come tutti, adesso, giurano di essere...». Vecchi amici di Walter. «Esatto. Io, per lui, alle primarie, ho pure guidato una lista di sostegno nella piana di Gioia Tauro. Perciò, come dire, non puoi scrivere che salgo sul carro del vincitore...». Però... «Saranno in tanti, ad arrampicarsi». Ecco, appunto. Lei, Massimo Ghini, cosa pensa in proposito? «Che per Walter, pur facendo un altro mestiere, l’attore, mi sono candidato e per sostenere una sua lista sono finito in una periferia romana, al Trullo, dove c’ erano ragazzi che mi salutavano con il saluto romano. Ora però scopro che qualche mio amico, diciamo...». Trombato? Sì, ecco, diciamo trombato, come Michele Placido o Ferzan Ozpetek, verrà ripescato. Io non ho nulla in contrario, solo che sulle pagine politiche, finora, s’ è parlato di loro, piuttosto che dei veri vincitori...». Forme di veltronismo che dilagano, aiutano, mani che addirittura tirano a bordo del carro vincente. Ieri mattina, prima di collegarsi in diretta con «Veltroni, proprio lui, personalmente», Linus, dai microfoni di Radio DeeJay, ci scherzavano su: «Sarà la Festa di Walter». Previsioni. Su Roma, in serata, annunciata pioggia a scrosci. All’orizzonte, qualche indiscrezione (tipo che Pietro Calabrese, direttore uscente di Panorama, e prontamente nominato nel Cda della Fondazione, potrebbe prendere il posto di Bettini, destinato presto a ricoprire potenti incarichi nel Pd). Possibile affluenza record di leccapiedi alla prima di Across the Universe, una storia d’amore ambientata negli anni ”60 e raccontata attraverso le più belle canzoni dei Beatles. Uno dei pochi film che Walter ha già visto, e sembra gli sia piaciuto un sacco.
Corriere della Sera, venerdì 19 ottobre
Avreste dovuto vederlo, e ascoltarlo, ieri mattina, Goffredo Bettini, mentre camminava ciondolante sotto la pioggia e c’erano quelli del suo staff che cercavano di calmarlo: «Goffri, dai, devi aver fede... smetterà». Ma il gran burattinaio s’ è placato solo quando gli han messo sotto al naso un bollettino gentilmente inviato dalla Protezione civile: sicure schiarite in serate. «Vabbé... ma si questi se sbajeno?». Non si sono sbagliati. Cielo color cremisi e aria dolce. Salva l’acconciatura della Bellucci (d’una bellezza pazzesca) e immacolata la strepitosa creazione floreale creata, lungo il tappeto rosso dell’ Auditorium, da un artista thailandese che Bettini apprezza molto: Sakul Intakul. Per divertirsi, le occasioni non mancano. Per dire: un nutrito gruppone di politici di terza categoria (assessori comunali, regionali, etc) sta cercando di imbucarsi alla cena-evento prevista per domani sera, sulla Terrazza Caffarelli, in Campidoglio, al termine della visione in anteprima mondiale di Un’altra giovinezza, l’ atteso film di Francis Ford Coppola. I politici romani sono desiderosi di conoscere Coppola? No. Vogliono solo vuotare («aggratise») un po’ di bottiglie del pregiato vino che il regista produce per autofinanziarsi le pellicole. Imbucati per imbucate. Al Sistina, accanto a Veltroni, all’inaugurazione più istituzionale della Festa, le meno flesciate sono state Benedetta Valenzano e Christiane Filangieri. Fotografi colpiti invece dall’imprenditore Giovanni Malagò («Aho’ , s’ è messo in posa...») e da Lando Buzzanca (così, a destra, resta da solo Barbareschi). Avvertimento ai Walterleccalecca. Questa mattina, non disturbatelo fino alle 11. Deve fare il sindaco e va a inaugurare due asili- nido.
Corriere della Sera, sabato 20 ottobre
Allora, questa è una scena che dovete provare a immaginarvi. accaduta l’ altra sera, al Palazzo delle Esposizioni, su al roof garden, dov’era stata organizzata una cena per spiegare ai produttori del cinema di tutto il mondo le ambizioni della Festa romana. Bene: a un certo punto, al microfono s’ è presentato Francesco Rutelli e ha cominciato a parlare in inglese. Altri, prudentemente, avevano preferito farsi tradurre (come Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, o come Andrea Mondello, presidente della Camera di commercio di Roma). Ma lui, Rutelli, spavaldo, s’è lanciato. Ora, come dicono le nostre fonti, il punto - come dire? politico - è uno: era un rischio che il nostro ministro della Cultura poteva prendersi? A giudicare dagli sguardi basiti degli invitati giapponesi, a valutare l’ aria interrogativa di quelli americani, olandesi e argentini, probabilmente no. Il guaio è stato che alcuni produttori italiani non si sono trattenuti e hanno cominciato a sorridere. Così, Vincenzo Vita, assessore alla Cultura della Provincia di Roma, li ha gelati con uno sguardo e mezza frase: «Contegno, signori...». Bisogna aggiungere che lo stato d’animo della platea dei produttori non era dei migliori. Alcuni di loro, giunti lievemente in anticipo, erano infatti stati tenuti per strada: «Finché non arrivano i politici, voi non potete salire». Poi, salendo, hanno scoperto che per Bettini&company era stato riservato una sorta di privé (stile Billionaire di Briatore) con due tavoli e comode sedie. Per loro (alcuni ricchissimi e potentissimi) buffet-selvaggio. Vita, molto ossequioso, è stato naturalmente l’ unico ad abbracciare Rutelli complimentandosi per l’intervento.
Corriere della Sera, domenica 21 ottobre
Viene la sera e decine di raggelate Walter-leccalecca (attrici e attricette, aspiranti registe e scrittrici senza casa editrice) osservano sfilare con invidia Melanie Laurent (incantevole, voto: 9) che, forse, Walter Veltroni riuscirà davvero a incontrarlo. Perché il problema, qui alla Festa, comincia a essere questo: riuscire ad avvicinare Il piccolo principe (per chiamarlo con il titolo del libro di Damilano, Gerina e Martini, ed. Sperling&Kupfer). Diciamo almeno avvicinare, e nemmeno toccare, abbracciare. La verità è che o sei un’attrice da red carpet, oppure, al massimo, devi provare a telefonare. Ma chi può comporre il numero magico? Beh, intanto è importante aver fatto dichiarazione di voto per il Pd. Poi bisogna essere appassionate di cinema. Chiama Victoria Cabello (quella che fa la pubblicità accanto al gorilla): «Vorrei venire alla prima di Coppola...». Quindi, la voce di Alba Parietti: «Dev’ essere carino Silk, il film tratto dal libro Seta, di Baricco...». Chiamano, avvertono. Ma lui, Walter - questo consoli le altre migliaia di sconosciute Walter-leccalecca - quasi nemmeno se ne accorge. L’ altro pomeriggio riceve Tim Robbins, in forma privata, in Campidoglio. Poi magari si mette a ragionare con Bettini su quanto faticosa sia l’ alleanza con Rifondazione. Poi discutono sulla riforma elettorale. Poi sul Welfare. Poi su Bush. Poi su Putin. Poi su quando andare dal Papa. Poi bussano alla porta e c’è una ragazza dell’ ufficio stampa che dice: «Scusate... ma c’ è Anita Ekberg, quella della Dolce Vita... dice che si sente ignorata. Che facciamo?».
Corriere della Sera, lunedì 22 ottobre
L’ altra sera organizzano una cena in onore di Francis Ford Coppola - il regista di Apocalypse Now, del Padrino, insomma un mito, un genio - lo portano sulla Terrazza Caffarelli del Campidoglio, un posto giusto, con un panorama adeguato, e lui, il mito, il genio, sta lì per entusiasmarsi, quando nota l’inquietante processione degli invitati. Si volta, chiede all’interprete: «Chi sono questi?». Comparse? Ma no, maestro Coppola, sono imbucati. Decine, centinaia di imbucati che qui a Roma chiamiamo Walter-leccalecca. Però della specie minore. Più anonima e quindi testarda ed eccitata. E comunque, maestro, sia chiaro che non sono qui per lei: ma, appunto, per il signore che le siede accanto. «Uolter?» (Già, Coppola lo chiama proprio così). Lo sguardo di Coppola, come una telecamera, stringe sui primi piani. Ecco la famiglia Sposetti (omonimi, giurano, dell’ex tesoriere diessino Ugo) e poi dietro, un po’ ansimanti, i Tempesta (il signor Armando, sua moglie Giusy, la figlia Ines e la zia Vincenza). Veltroni (Uolter), che intanto parla con Sofia, la figlia del maestro, non si accorge della Valeriona Marini che gli fa ciao da lontano. Ma la Marini non è tipo da demoralizzarsi. Così, mentre gli altri Walter-leccalecca si accontentano di scattare foto con i telefonini, lei finge di cambiare posto. La Marini, e non si direbbe, considerata la stazza, è agile. Una sedia, una sedia, un’altra sedia. Agile, e sfortunata. Perché quando arriva al tavolo giusto, Veltroni (Uolter) s’ è appena alzato. Così Valeriona si ritrova accanto a Coppola, che sospira: «Mi hanno chiesto se farei un film sulla politica italiana... Ma, qui da voi, tutto è già un film». Infatti oggi portano Jane Fonda (due premi Oscar, figlia di Henry, e se volete innamorarvene mettete su il dvd di A piedi nudi nel parco del 1966) a Frascati. Il sindaco Francesco Paolo Posa, ex Ds e appassionato di cinema, e l’ assessore alla Cultura, Stefano Di Tommaso, grande collezionista di cimeli cinematografici, organizzano una serata evento in onore delle attrici dell’Actor’s Studio. Cena nella rinascimentale Villa Lancellotti. Menù tipico: con vino cannellino e porchetta (perché, come si sa, Jane Fonda va pazza per la porchetta).
Corriere della Sera, martedì 23 ottobre
Colpetto di scena. Chi è il primo a lagnarsi per il trattamento riservato dai critici a un film che, in qualche modo, lo riguarda? Vediamo se indovinate: è bravo, brizzolato, scrive bene, benissimo, si piace moltissimo, è torinese e ha l’erre dolcemente andante. Ma come chi è? Alessandro Baricco, vale a dire proprio il più veltroniano tra gli scrittori italiani, autore del libro Seta, da cui François Girard ha tratto l’omonimo film, qui gentilmente stroncato da tutti e più di tutti, poi, da chi? Da L’Unità, il quotidiano che Uolter (per chiamarlo come lo chiama Francis Ford Coppola), guarda le coincidenze per il segretario del Pd, diresse. Baricco stranito con garbo, e ironico il suo produttore Domenico Procacci, entrambi intervistati da Piera Detassis (glamour nonostante le folate di vento degne d’un festival berlinese). Meritevole di citazione, comunque, il titolo del quotidiano fondato da Antonio Gramsci: «Seta al cinema: tiri il filo e ti cade in testa una tonnellata di noia». Ma appunto per non annoiarci troppo, l’agenzia Ansa, a metà pomeriggio, tira giù un perfido lancio con l’ elenco completo delle star assenti: da Sidney Lumet e Daniel Auteuil, da Isabelle Huppert a Robin Williams, da Benicio Del Toro a Keira Knightley, a Marisa Tomei, a Ethan Hawke, a Philip Seymour Hoffman. Reazione immediata del gran capo di questa Festa, Goffredo Bettini: «Ben 70 divi sono sfilati fino ad oggi, cosa volete sia qualche assenza?». Cronisti che annuivano, davanti a 120 chili piuttosto nervosi.
Corriere della Sera, mercoledì 24 ottobre
Dettagli. Tom Cruise arriva con due ore di anticipo sul red carpet e sorridente, amabile, gentile pure con l’ultima ragazzina, si mette lì e firma non meno di 400 (quattrocento) autografi (stima, ufficiosa, dell’organizzazione). Fotografi impazziti: «A Tom, te vojo bene!». Per forza. L’altra sera, in attesa di Margherita Buy, per combattere le folate di vento gelido, s’erano dovuti mettere a ballare il sirtaki (antica danza popolare di origine greca). Non è una metafora: ha cominciato uno della France Presse, e poi tutti gli altri dietro. Perché la Buy, confondendo una prima cinematografica con un matrimonio, s’è fatta attendere tre quarti d’ ora (superfluo chiedere un commento sull’ accaduto ad Antonio Albanese, suo partner nel bel film Giorni e nuvole). Il cast infatti aspettava la Buy battendo i denti e molto eloquenti paiono adesso le riflessioni di Umberto Pizzi, il paparazzo preferito da Dagospia: « ragionevole rischiare la polmonite per fare uno scatto alla Buy? No, non è ragionevole. Purtroppo noi campiamo con le foto. E qui, è un fatto, gli attori italiani scarseggiano...». Pizzi vada stasera sulla terrazza dell’hotel Boscolo Exedra. Ci troverà la più veltroniana delle feste. L’organizza il mensile Ciak, e l’elenco degli invitati è molto Pd: da Cristina Comencini a Luigi Lo Cascio, da Valerio Mastandrea ai Muccino brother’s. Non ci sarà, ovviamente, Gianni Minà. Che però ieri, in sala, era l’unico a parlare fitto con Robert Redford (ma lo sa, il liberal militante Redford, che Minà se la fa con Fidel Castro e con il subcomandante Marcos?).
Corriere della Sera, giovedì 25 ottobre
Un paio di notizie sfiziose. La prima: Francesco Rutelli decide - saggiamente - di disertare l’ambitissima prima di Into the Wild, il film firmato da Sean Penn (in red carpet fumando, mah), stabilendo che è molto più divertente andarsi a vedere la versione restaurata di C’era una volta il West di Sergio Leone, un western epico, poetico, con una ferrovia che è al centro del racconto, e con attori come Henry Fonda e Jason Robards, Claudia Cardinale, Gabriele Ferzetti e Paolo Stoppa (Stoppa, ma quanto poco lo utilizzò il cinema italiano?). L’altra notizia è un’anticipazione: domani verrà proiettato un film-documentario, pure questo restaurato, che ha un titolo eloquente: La rabbia. Ci sono Pierpaolo Pasolini e Giovannino Guareschi (il geniale inventore di Peppone e don Camillo, per capirci) che ragionano sul mondo diviso in due: seguirà dibattito con Massimo D’Alema e Giuliano Ferrara (le riprese del documentario risalgono al 1963, piena Guerra Fredda, mentre muore Papa Giovanni e il 22 marzo esce il primo Lp - dischi in vinile, nostalgia canaglia - dei Beatles: Please please me). Ecco, appunto: siccome poi tutto torna, oggi c’è un altro appuntamento che vale la pena non lisciare. Oggi, infatti, arriva Across the Universe - storia d’amore scandita dalle canzoni dei quattro di Liverpool - e così nello spazio del Mini-Lounge, gestito con eleganza e molto mestiere da Rita Nobile e Massimo Scarafoni, ne parlerà la regista Julie Taymor. Poiché gira voce che sia il film più apprezzato da Walter Veltroni, provate a immaginare l’afflusso dei Walter-leccalecca.
Corriere della Sera, venerdì 26 ottobre
Piove, e magari è colpa della pioggia. Ma c’è un’aria da smobilitazione, da titoli di coda. Red carpet zuppo. Pochi frettolosi curiosi. In sala stampa siamo ai bigliettini. Chiamami, sentiamoci, con Andrea Cappelli, il portavoce di Goffredo Bettini, che sorveglia. Anche perché Bettini non c’è. Trattenuto al Senato. Dicono proprio così, con circospetto linguaggio politico. Dicevano pure che sarebbe stata una Festa nel segno del Partito democratico, ma forse nessuno prevedeva che sarebbe finita in questo modo. Meno male che c’è Gianni Borgna, presidente della fondazione Musica per Roma. Che ormai sostituisce un po’ tutti. Perciò non ha ancora deciso se domani, giornata di cerimonie finali, potrà andarsene, come il cuore gli chiede, a Milano, alla prima assemblea della Costituente presieduta da Walter Veltroni. Ma se Borgna resta, sarà uno dei privilegiati: potrà godersi il concerto del maestro Ennio Morricone e la prima visione del film di Mimmo Calopresti, L’abbuffata. Intorno a questo film, presentato fuori concorso e con un cast non scontato (Gerard Depardieu e Diego Abatantuono, Nino Frassica e Valerio Mastandrea) sembra si sia scatenata un’attesa comunque imprevedibile. Biglietti introvabili, quasi un inizio di bagarinaggio. Però non sorprenda: gli esperti potranno dire di tutto, e il peggio di tutto, su questa Festa. Tranne che non ha portato gente in sala. Ieri mattina, Mario Sesti, direttore della sezione Extra, si aggirava sbalordito: aveva appena contato 300 spettatori che se ne stavano lì, a vedersi il restauro di un film marocchino del 1981 (Transes). In trecento, alle 10,30 del mattino. Appassionati?
Corriere della Sera, sabato 27 ottobre
Ultimi capricci. Gli sponsor della Festa litigano. Non ce ne è uno che, oggi, abbia voglia di salire sul palco della premiazione finale per secondo. Mezza mattinata, ieri, per metterli d’accordo, tra urla e ricatti. Ci fosse stato un generale di campo, sarebbe bastato uno sguardo. E invece. Walter Veltroni, giustamente, comprensibilmente, molto assente e molto concentrato sull’evento - memorabile - in programma oggi a Milano, dove si riunirà la prima Costituente del Pd. Goffredo Bettini che finge di essere qui e che, invece, è anche lui lì, se non con il corpo ( si vedrebbe) con la testa. Così gli addetti ai lavori - critici di professione, e poi produttori, registi, agenti e via dicendo - cominciano a ragionare su come potrà, e dovrà, essere la prossima edizione della Festa (in evidente crisi di identità). Chiacchiere. Qualcuno (tipo Pietro Calabrese, ex direttore di Panorama) potrebbe sostituire Bettini alla guida del carrozzone. Ettore Scola riflette: «L’uomo, in genere, ha capacità multiple. Però bisogna vedere se si riesce a conciliare tanti incarichi. Il Pd, il Senato, il cinema...». Ma i discorsi più gustosi riguardano la direzione artistica: troppi - su questo paiono concordare dal Comune di Roma alla Medusa - cinque direttori artistici. Ne servirebbe, e basterebbe, uno (competente, conosciuto e abile). Tra i cinque, la corsa sarebbe ridotta a due: girano i nomi di Mario Sesti (svantaggiato dall’essere troppo di nicchia, e di sinistra, spiegano) e Piera Detassis. Sei mesi fa (Veltroni non sospettava sarebbe diventato così presto segretario) fu corteggiato senza grande impegno Marco Müller. Così ora Veltroni potrebbe correre ai ripari. Con un colpo di scena. Quale? Aiutino: cercare alla voce Mikado...
Fabrizio Roncone