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 2007  ottobre 29 Lunedì calendario

L a vicenda della Groe Koalition in Germania è istruttiva per chi sia sinceramente alla ricerca di un sistema elettorale utile a rimettere su binari più solidi il bipolarismo italiano

L a vicenda della Groe Koalition in Germania è istruttiva per chi sia sinceramente alla ricerca di un sistema elettorale utile a rimettere su binari più solidi il bipolarismo italiano. La prima lezione è banale. Il sistema tedesco fotografa il peso elettorale di tutti i partiti sopra il 5%. Non aiuta la formazione di maggioranze politicamente omogenee e coese. Non sovrarappresenta infatti i partiti maggiori consentendo loro di governare da soli o con pochi alleati minori, come fanno in vario modo i sistemi francese, britannico, spagnolo, portoghese, greco, ungherese. Non attribuisce, d’altro canto, un premio esplicito al raggruppamento che prende più voti, come fanno le leggi elettorali attualmente in vigore a tutti i livelli di governo in Italia. Quindi, fino a che i partiti di massa del Novecento hanno retto elettoralmente, ha prodotto una dinamica bipolare. Se questi cedono voti alle estreme, il «bipolarismo maturo» va a farsi friggere. Siccome l’aritmetica parlamentare non è un’opinione, nell’impossibilità di sommare postcomunisti (Die Linke), Verdi ed Spd – e in assenza di una maggioranza di centrodestra – nel 2005 fu necessario (e in Germania possibile) far sposare i due principali concorrenti. La Merkel ha poi potuto fino a ora muoversi, con moderazione, lungo la linea indicata sin dal 2003 da Gerhard Schröder con la sua Agenda 2010. Non ha prodotto tutte le incisive riforme promesse, ma tiene la barra dritta verso il pareggio di bilancio nel 2011. L’idea che abbia «mano ferma» (ancorché non tanto «forte») è bastata a renderla popolare. stata in questo aiutata dalla tradizionale benevolenza dei tedeschi verso il Cancelliere in carica (attivata dalla partecipazione al G8 e dal semestre di presidenza del Consiglio Europeo) oltre che, soprattutto, dalla ripresa economica. Secondo indagini commissionate della rete televisiva Ard, il 44% degli elettori è oggi soddisfatto della grande coalizione (rispetto al 20% del novembre 2006), mentre la Merkel verrebbe «votata» come Cancelliere dal 67% (contro il 39 di allora). Vanno bene, a titolo individuale, anche i componenti schröderiani del governo: Steinbrück (Finanze), Steinmeier (Esteri) e Müntefering (vicecancelliere e ministro del Lavoro), ancora oggi sostenitori della Agenda 2010. Ma il presidente dell’Spd Kurt Beck, attivo sostenitore di una conversione a sinistra del partito, come candidato alla cancelleria vale intorno al 20%! La Cdu viene data al 40% (rispetto al 35 del 2005), mentre la Spd è al 27 (rispetto al 34 del 2005). Nel frattempo, Die Linke dei postcomunisti dell’Est e di Lafontaine può capitalizzare il malessere di chi ha perso protezione sociale. A est è il secondo partito e nel complesso sta nei sondaggi all’11%, contro l’8,7 del 2005, già sufficiente a destabilizzare la dinamica bipolare. L’Spd è quindi in un vicolo cieco, e il Congresso concluso ieri ha risolto solo apparentemente il dilemma che oppone schröderiani e sostenitori della linea Beck. Non può uscirne chiedendo le elezioni anticipate, proprio perché continua a perdere consensi. Se darà seguito sul serio alla conversione a sinistra invocata da Beck non è detto che ne recuperi, mentre è certo che la fermezza del governo ne risentirà. D’altro canto, se l’Spd, con una diversa leadership, guadagnasse di nuovo consensi ai danni della Cdu, si allontanerebbe ulteriormente il ritorno della dinamica bipolare, che appare oggi plausibile solo se l’attuale squilibrio tra i due maggiori partiti dovesse permanere fino alle elezioni del 2009, come premessa alla formazione di una maggioranza risicata della Cdu con i liberali o, come alcuni ritengono anche possibile, con i Verdi. Da qui la seconda lezione. La grande coalizione non ha risolto ma ha invece accentuato i problemi per i quali era nata: ha radicalizzato e rafforzato elettoralmente la sinistra antagonista, ha messo l’Spd sotto scacco, senza che sia al momento prevedibile la formazione di una maggioranza politicamente omogenea di centrodestra. I problemi tedeschi, con il loro sistema elettorale, in Italia si ripresenterebbero quintuplicati per intensità, perché sono più fragili l’assetto costituzionale e la struttura di partenza del sistema partitico. Francamente non si capisce perché, se non per interessi partigiani di corto respiro, dovremmo far allegramente imboccare un simile tunnel alla nostra già inefficiente democrazia.