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 2007  ottobre 29 Lunedì calendario

BUENOS AIRES

Il Sudamerica ha la sua seconda «presidenta ». Secondo tutti gli exit poll, Cristina Fernández, moglie del leader uscente Néstor Kirchner, ha sbaragliato gli avversari nelle elezioni presidenziali in Argentina. I sondaggi le assegnano il 42-46% dei voti. Al secondo posto un’altra donna, Elisa Carrió, che raccoglie attorno al 22% e terzo l’ex ministro Roberto Lavagna con il 14. Non ci sarà dunque un secondo turno perché la legge argentina prevede che il 40% dei voti più un distacco di almeno dieci punti sul secondo siano sufficienti per proclamare il vincitore. Ma sul voto di ieri pende la minaccia di ricorsi.
La giornata è stata caotica, con lunghe file nei seggi, mancanza di scrutatori e numerose denunce di irregolarità. Nella provincia di Buenos Aires, soprattutto, sono sparite migliaia di schede con il nome degli avversari di Cristina Kirchner. Poiché in Argentina l’elettore sceglie la scheda del suo candidato prima di deporla nell’urna l’accusa è pesante: brogli a senso unico. Lavagna, in particolare, ha annunciato in serata un ricorso ufficiale alle autorità elettorali. Il governo non ha replicato alle accuse, ma la chiusura dei seggi a Buenos Aires è stata rinviata di un’ora mentre migliaia di elettori erano ancora in fila.
Sembra comunque difficile, visto il distacco, che il risultato finale ne risulti alterato. Cristina segue dunque le orme di Michelle Bachelet, eletta in Cile un anno fa. Avvocata, 54 anni, la «Pinguina» può ora passare la palla a Hillary Clinton, alla quale è spesso paragonata. La vittoria di Cristina rappresenta una scommessa vinta anche dal marito Néstor, che le ha lasciato il posto pur potendo contare su una rielezione quasi certa. Non sono tuttora chiari i motivi della scelta. I critici sostengono che la coppia punta così a raddoppiare il potere sull’Argentina, già elevatissimo, con il «primo marito» svincolato dal lavoro di tutti i giorni e impegnato a creare un nuovo partito. Per i fan, invece, il voto di ieri è il coronamento di una visione comune della politica, intrecciata con una storia d’amore iniziata in gioventù. Cristina avrebbe inoltre un profilo più adatto per affrontare una fase della politica argentina che ha bisogno di più apertura internazionale, dopo gli anni della fuoriuscita orgogliosa ma autarchica dalla crisi economica.
Cristina Kirchner era abbondantemente in testa ai sondaggi da mesi, da prima addirittura che la sua candidatura fosse annunciata. I suoi avversari, soprattutto Elisa Carrió, hanno sperato fino all’ultimo in uno spostamento di voti che portasse al ballottaggio. Contavano sullo scarso appeal della coppia K in alcune fasce della popolazione e nella città di Buenos Aires. Speravano che il passaggio di testimone in stile monarchico fosse rigettato dopo una campagna anomala e fastidiosa. La Kirchner si è nascosta per tutto il tempo, rifiutando i confronti diretti e accettando poche e controllate apparizioni pubbliche. Con la sua inflessibilità si è messa contro persino alcuni settori dei mass media che in questi anni avevano appoggiato il marito.
La strategia invece ha pagato. La forza evocativa di un proseguimento indolore della presidenza ha avuto la meglio sull’ immagine arrogante della candidata, che non aveva bisogno di dimostrare nulla a nessuno. Cristina vince perché l’Argentina è in pieno boom e la conduzione del marito è identificata con la fine della crisi, meno miseria e più posti di lavoro. Vince nonostante il consenso popolare abbia rischiato di venire intaccato da alcuni episodi di corruzione, dall’aumento dellacriminalità e dal ritorno dell’inflazione a due cifre. Quando si è trattato, le pochissime volte, di dar conto dei problemi, Cristina Kirchner ne è uscita per la verità assai bene. Senatrice da anni, ha mostrato di conoscere la macchina dello Stato quanto il marito, ha snocciolato numeri e fatti con competenza, e quasi mai i suoi avversari hanno potuto usare l’arma della candidatura di facciata.
Nella grande provincia di Buenos Aires, dove si decidono tutte le elezioni argentine, il sistema di potere K ha funzionato. Qui la vecchia guardia peronista ha concentrato i voti sulla candidata, nonostante altri due contendenti provenissero dal medesimo partito. E qui Cristina ha usato l’arma infallibile, attribuendosi l’esclusiva dell’eredità di Peron e della moglie
Eva.