Marisa Fumagalli, Corriere della Sera 28/10/2007, 28 ottobre 2007
DAL NOSTRO INVIATO
CORTINA D’AMPEZZO (Belluno) – Addio Belluno, Bolzano ci aspetta a braccia aperte: finalmente, il gran giorno del referendum è arrivato per gli irriducibili secessionisti d’Ampezzo. Nell’atmosfera quasi spettrale dell’autunno senza turisti, senza il verde brillante dei boschi e senza la neve che verrà, loro marceranno compatti alle urne, con la certezza della vittoria in tasca. Così come accadde, lo scorso giugno, sull’altopiano di Asiago, quando dopo due giorni di referendum, il 94,07 per cento degli abitanti degli otto Comuni ha detto sì al passaggio all’Alto Adige. Si vota oggi e domani a Cortina e nei due comuni più piccoli di Livinallongo e Colle Santa Lucia. Otto seggi aperti, per 6.828 elettori.
E diventa anche piuttosto inutile disaggregare la cifra per municipio (5.191 nel capoluogo), poiché i risultati saranno frutto di un unicum.
A cominciare dal quorum (calcolato sugli aventi diritto al voto) che è 3.415, la metà più uno degli iscritti alle liste elettorali.
Ma attenzione: è proprio sul mancato raggiungimento del numero legale che la pattuglia minoritaria del no punta, per rovesciare i pronostici. Si tratta di un gruppo di cittadini contrari al sogno secessionista («come se ci trasferissimo nel Paese dei balocchi», ironizzano) e dunque si oppongono al trasloco in Alto Adige, miraggio collettivo, intriso di nostalgie ladine o, più realisticamente, l’obiettivo venale (i privilegi dell’autonomia sudtirolese) che ha contagiato i comuni della montagna veneta.
Il capofila dei controcorrente è Ernesto Majoni, 49 anni; ha cercato, assieme a pochi altri, di spiegare agli ampezzani i rischi e la demagogia della fuga. Ricevendo, per risposta, insulti e minacce.
Giochi fatti, allora? Forse. Spunta, tuttavia, il variegato fronte astensionista – per scetticismo, per disinteresse o per caso – che potrebbe riservare qualche sorpresa. Prendiamo i cosiddetti «residenti delle vacanze». Persone che, pur vivendo saltuariamente a Cortina, hanno deciso di fissare la propria residenza all’indirizzo della seconda casa. La consistenza di questa categoria sta sul 15 per cento. ragionevolmente ipotizzabile che i villeggianti-residenti accorrano in montagna per rispondere al quesito del referendum? Affatto. Se qualche eccezione c’è, riguarda chi si smarca dal coro dei sì.
Ancora: questo è il periodo di vacanza per i cortinesi che lavorano d’estate e d’inverno. Alcuni, se risparmiati dal sacro fuoco di annettersi all’Alto Adige, potrebbero essere partiti per altri lidi.
Infine, ecco quelli che non ci credono, tout court. Come l’anziano e famoso libraio Ilario Sovilla. In questi giorni, accarezza i volumi in uno stand della Fiera di Vicenza. Lo chiamiamo al telefono, per sentire la sua. Dice: «A votare? No, grazie. L’addio al Veneto è un’assurdità. Bisogna abolire le regioni a statuto speciale».
di altro avviso il giovane sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, 29 anni, figlio di albergatori, eletto lo scorso maggio a stragrande maggioranza. Non si sbilancia sulla sua (prevedibile) scelta personale, ma invita i cittadini alle urne. «Il referendum – spiega – è uno strumento democratico e, comunque vada a finire, è un faro acceso sulla nostra montagna, che merita più attenzione ». A parte il miraggio dell’unità ladina («400 anni di storia comune interrotta dal fascismo», notano i paladini del sì), annettersi a Bolzano significherebbe avere contributi economici, tasse minori, facilitazioni negli ampliamenti degli hotel, nel rinnovo degli impianti di risalita. La sostanza, insomma.
Il fatto è che, quand’anche il responso elettorale fosse pro Alto Adige, si aprirebbe, poi, un iter complicato.
I paladini del referendum sottolineano spesso i vantaggi economici che deriverebbero dall’appartenenza a una ragione a statuto speciale
PERCH NO
I fautori del no ritengono che i vantaggi non sarebbero così automatici («quello non è il paese dei balocchi») e propongono l’abolizione delle regioni a statuto speciale
Ne sanno qualcosa i comuni (Lamon e altopiano di Asiago) che hanno già votato il trasferimento nella regione confinante.
Ora tocca a Cortina e ai suoi satelliti. Ammesso che i promotori del referendum cantino vittoria, che succederà dopo? Il presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, che pure ha dichiarato di accogliere a braccia aperte la Perla delle Dolomiti, ha messo in guardia i cortinesi: «Dovranno cavarsela da soli nel risolvere i grossi problemi giuridici e costituzionali». Giancarlo Galan, governatore del Veneto, ci ha messo altro carico: «Operazione inutile e umiliante. Invito, inoltre, a rileggere il Trattato De Gasperi- Gruber, dove si evince chiaramente che i confini sono inviolabili. Cioè non si può aggiungere né togliere territorio all’Alto Adige».