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 2007  ottobre 28 Domenica calendario

DAL NOSTRO INVIATO

PADOVA – Quando si dice i misteri che avvolgono la figura di padre Pio. « stato davvero un sant’uomo o no?» si è dibattuto nei giorni scorsi dopo le anticipazioni del Corriere
sul libro dello storico Sergio Luzzatto. E più pragmaticamente a Padova, dove viene battuta all’asta per 240mila euro fra i battimani la sua splendida Mercedes, ci si chiede: «Ma è davvero venduta o no?».
Eppure il battitore cala il martelletto, scandisce il rituale «aggiudicato », esterna i complimenti all’acquirente che sta al telefono da Bruxelles in concorrenza con un paio di americani da New York e altrettanti italiani in sala. E dà pure l’ok alle agenzie che annunciano la notizia. Invece niente da fare, salta fuori che il prezzo è lontano da quello (300mila euro come minimo) indicato dal venditore, che non ci si è capiti bene perché il venditore aveva poi optato per uno sconto di 60 mila euro e almeno per il momento l’affare salta.
Le parti si sono però date un nuovo appuntamento oggi. « stato soltanto un malinteso – sostengono gli austeri (ma sudati) funzionari inglesi di Coys, che hanno organizzato l’asta alla Fiera padovana delle Auto e Moto d’Epoca ”. Ci sono senz’altro i margini per concludere».
«Ci troveremo sì, ma sull’accordo voglio andare con i piedi di piombo – spiega Giuseppe Favia, 50 anni, pugliese, ultimo proprietario della contesa Mercedes ”. Sembrava fatta ma questo può essere un segno del santo. Le cose non avvengono per caso, va a finire che quella macchina me la tengo io».
Nel capannone 5 della Fiera, pubblico quasi in estasi mistica. Ci sono meravigliose Porsche, MG, Austin Healey d’annata ma gli occhi sono concentrati su questa Mercedes 190 D del 1959, bicolore panna-marrone con piccola capotte e interni di pelle nera. E la sua storia passa di bocca in bocca con l’inevitabile irriverente interrogativo: può un santo appassionarsi anche di decapottabili tedesche? In realtà Padre Pio non si era mai comprato questa Mercedes targata BA 409940 (qualcuno ha preso i numeri per giocarseli al lotto), simbolo borghese di raffinata agiatezza: gli era stata regalata da un possidente pugliese in omaggio a una grazia ricevuta.
Nessuno ha mai parlato d’una sua presunta passione per le macchine né nessuno lo ha mai ricordato sfrecciare su questa bella bicolore. Anzi risulta che lui si fosse addirittura dimenticato di questo dono. Domenico Cristiani, un operaio gruista a scoprirla nel 1964, mezza coperta dal fieno e vistosamente decaduta, nella stalla d’una masseria-caseificio dei frati Cappuccini a San Giovanni Rotondo, confratelli del santo. L’operaio fa di tutto per mettere le mani su quel sogno (pur malmesso) di macchina e dopo qualche insistenza ci riesce, riferendo anche le parole di Padre Pio che accompagnano la decisione: «Ma sì, diamanghella (diamogliela) a Mimì che è nu bravu guaglione ». Senza chiedere neanche mille lire in cambio.
Da Mimì Cristiani la Mercedes passa poi a Francesco Tripoli che avvia un primo restauro e due anni fa, ormai ultraottantenne, la rivende a Giuseppe Favia, commerciante di auto d’epoca, per 14mila euro. Ulteriore restauro ed ecco la macchina planare splendida splendente all’asta padovana di Coys per ricavarne i famosi 300mila euro, poi ridotti in corso d’asta con il pasticcio di cui sopra. « un gioiello – assicura Giuseppe – ma la magia sta soprattutto nel fatto che ha attraversato la vita di quel Sant’Uomo. una macchina che commuove». Oggi gli acquirenti terranno le loro posizioni, l’accordo è possibile attorno a quota 240mila euro. Senza il bisogno di miracoli.