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 2007  ottobre 27 Sabato calendario

FILIPPO DI GIACOMO

CITTA’ DEL VATICANO. Oscilla da quindicimila a quarantacinquemila euro con una media ormai attestata intorno ai trentamila euro, sessanta milioni delle vecchie lire. E’ il costo delle circa 8000 nullità di matrimonio richieste ogni anno, con un processo non particolarmente complesso, davanti ad uno dei diciannove Tribunali ecclesiastici, uno per regione della Chiesa italiana, abilitati alla tratta-zione delle cause matrimoniali.
Una collaudata macchina mangiasoldi che, grazie al boom di richiesta di nullità che si verifica da anni (le richieste sono raddoppiate nell’ultimo decennio e continuano a crescere, al ritmo del 20% all’anno) sta allarmando le curie di tutta Italia le cui lamentele, e segnalazioni, intasano da anni l’ufficio del decano della Rota Romana, il tribunale che forma ed abilita gli avvocati del foro ecclesiastico, ora retto dall’arcivescovo polacco Antoni Stankiewicz.
Retaggio di un passato lontano, quando in Italia le nullità ecclesiastiche erano l’unica possibilità di risolvere un matrimonio finito male, la rete di informazioni e di assistenza alla quale si rivolgono i richiedenti di oggi, continua ad essere molto ingarbugliata.
E chiama in causa un fitto intreccio di complicità tra monsignori più o meno importanti, avvocati civilisti e colleghi rotali dove, ad ogni passaggio, il fedele cattolico perde più di qualche penna. La prima truffata dal non rispetto delle vantaggiose tariffe economiche stabilite dalla Conferenza Episcopale è proprio la Chiesa che, dal 1998, sostiene il funzionamento dei Tribunali ecclesiastici con 8,5 milioni di euro all’anno, proprio per permettere, coprendo le spese del personale e quelle cosiddette «vive», di facilitare l’accesso alle cause di nullità anche ai meno abbienti.
Dallo stesso anno, in ogni Tribunale, la Cei stipendia un numero di «avvocati stabili», così come si vedono nei telefilm americani, i quali assistono i fedeli come patroni di fiducia. In questo caso, le tariffe diventano ancora meno importanti poiché, con la sentenza, l’attore nella causa riceve anche il rendiconto delle spese affrontate dal Tribunale ed un bollettino di conto corrente postale da usare, se vuole, per contribuire solo con quanto ritiene alla portata delle sue tasche. Inoltre, è ancora possibile chiedere il gratuito patrocinio: è sufficiente in questo caso certificare il reddito con una segnalazione da parte del proprio parroco.
Al momento di incardinare la causa presso un Tribunale Ecclesiastico, il battezzato cattolico in vena di nullità firma, insieme al «libello» (l’atto di denuncia del sospetto vizio giuridico del proprio vincolo) ed alla procura per il proprio avvocato una «dichiarazione della parte attrice» con la quale si impegna a «saldare il dovuto al Tribunale ed all’Avvocato nella seguente misura».
E cioè: «al tribunale, per spese processuali, stampa degli atti, eventuali perizie, rogatorie, 500 euro». Gli avvocati, invece, si devono contenere entro «un minimo di 1500 euro ed un massimo di 2850». Questo per i due gradi di giudizio necessari, così che con la cosiddetta «doppia conforme», la vertenza ecclesiastica possa ritenersi passata in giudicato. Precisa infatti la «dichiarazione»: «tale onorario copre l’attività di consulenza preliminare, le eventuali perizie, l’assistenza durante l’istruttoria e la redazione della memoria difensiva». Se poi l’avvocato delega questo ruolo ad un suo procuratore, la «dichiarazione» precisa: «300 euro».
Tutto ciò in teoria, quanto alla pratica le statistiche parlano chiaro: l’80% delle cause trattate dai Tribunali Ecclesiastici sono fuori tariffa. Spesso, anche in modo fraudolento. E’ di questi giorni la notizia che un religioso in servizio presso il Tribunale Ecclesiastico Marchigiano, con sede a Fermo, è stato allontanato dal suo incarico perché vendeva le cause.
A smascherarlo, dopo innumerevoli ed inutili segnalazioni, un gruppo di fedeli incappati nella rete. Per ottenere giustizia, hanno dovuto fornire anche prove raccolte con l’aiuto di un investigatore privato sostenendo così spese aggiuntive.
Ai tanti spennati dunque, per il momento, non resta che la fiduciosa attesa. Oltretutto, come può un poveraccio combattere contro un avvocato, spesso attivo anche nel foro civile, al quale ha avuto il torto di rivolgersi spesso solo per questioni di coscienza?
Che cosa è
La Sacra Rota è il tribunale ordinario della Santa Sede. Si occupa delle cause di nullità matrimoniale, che riguardano i matrimoni contratti con rito cattolico, fra cattolici oppure fra un coniuge cattolico ed uno ateo o di altra confessione.
I nove casi
Il diritto canonico individua 9 casi di nullità, fra i quali: matrimonio combinato contro la volontà di uno o entrambi i coniugi; incapacità psicologica a vivere la donazione reciproca nel rapporto di coppia; non accettazione della sessualità aperta alla procreazione.

GIACOMO GALEAZZI
Una tangente per una messa in scena. Diecimila euro per una truffa istituzionalizza». Scuote la testa Ilaria Tatò, 37 anni, medico di Bari: «Gli avvocati rotali sono una casta e chiedono molto più di quanto stabilito dalla Chiesa».
Si sente più vittima della giustizia ecclesiastica o dell’avvocato rotale?
«Di entrambi. Ho pagato quattro volte più delle tariffe fissate dalla Cei. E una buona parte in nero, soldi non contabilizzati. Con la scusa di far risparmiare e per il fatto che non sono spese detraibili, alcuni pagamenti non sono neanche stati trascritti. Ho fatto due gradi di giudizio (il primo al tribunale ecclesiastico di Bari, il secondo a Benevento) e li ho persi entrambi, così il mio matrimonio è stato annullato malgrado mi opponessi. Il danno e la beffa: l’annullamento lo voleva il mio ex marito, io ho dovuto accettare il procedimento, pagare di tasca mia per difendermi e ho anche perso. Sono finita in un mondo para-religioso che ci specula, un giro di interessi che serve a tutti, al clero dei tribunali ecclesiastici e agli avvocati rotali. Sono cause inutili perché basate su una dichiarazione di una singola persona, quindi impossibili da confutare. Mantenere questo sistema è un meccanismo di profitto sotto le mentite spoglie di Dio. In realtà c’è un giro di soldi enorme».
Li ritiene soldi truffati?
«Sì, ho avuto un’esperienza devastante dei tribunali ecclesiastici. Quei soldi sono una tangente che sono stata costretta a pagare per far rimettere l’abito bianco alla nuova compagna del mio ex marito. Mi sono dovuta affidare a un avvocato rotale. A Bari sono pochi: è un vantaggio per loro, possono fare casta come vogliono e tengono alte le tariffe. Ma è tutta la giustizia ecclesiastica ad essere un allucinante inganno. Il mio destino era già segnato in partenza. Ho partecipato alla causa, a caro prezzo, solo per accumulare carte da mostrare a mia figlia, per dimostrarle che quando l’ho concepita ero innamorata del padre e la volevo. Ho speso soldi per prove dichiarate insufficienti dal clero, per rispondere a mio marito che negava di avermi amato e di aver voluto figli da me».
Che cosa l’ha scandalizzata di più?
«Sono credente ma se uno ha la fede, nei tribunali ecclesiastici la perde, tra falsi giuramenti e autocertificazioni. A me non andava di ingannare Dio per risposarmi sull’altare. Le mie sentenze erano già scritte. Nei tribunali ecclesiastici si fanno processi alle intenzioni, non ai fatti come nella giustizia ordinaria. L’annullamento è solo frutto di volontà. Basta che un coniuge dichiari che al momento delle nozze non era convinto e non si può contestare nulla. Mi sono opposta all’annullamento per rispetto di mia figlia e della verità: ho scoperto che è tutta una finzione. Quando mi sono sposata mio marito era innamorato quanto e più di me, ma ai tribunali ecclesiastici ha giurato il contrario sulla Bibbia. Sono stata io a lasciarlo per un altro uomo e lui ha fatto di tutto per rimettersi con me dopo la separazione. Sono bastati i suoi genitori come testimoni e una bugia alla Chiesa per cancellare un pezzo di vita. Questa è la prassi e, infatti, gli annullamenti negati sono pochissimi. Non c’è nessuna motivazione religiosa. E’ solo un colossale giro d’affari».
Meglio il divorzio?
«Sì, è molto più giusta la legge civile che consente di divorziare ma non annullare perché il passato non si può cancellare. Se la dottrina non permette di sposarsi due volte, sarebbe più serio se fossero entrambi i coniugi dover certificare il vizio del consenso, altrimenti una dichiarazione unilaterale è strumentale. Ed è questa scandalosa ambiguità che fa lievitare le parcelle degli avvocati rotali. In quelle cupe aule, davanti a Dio, tra virgolette, si consumano i peggiori traffici. Basta pagare e mentire per ottenere ciò che si vuole».

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