Hugo Dixon, la Repubblica 27/10/2007, 27 ottobre 2007
L´investimento di Industrial and Commercial Bank of China nella sudafricana Standard Bank sembra azzeccato, se si considera che per circa 14 volte gli utili l´istituto cinese porta a casa il 20% della maggiore banca africana
L´investimento di Industrial and Commercial Bank of China nella sudafricana Standard Bank sembra azzeccato, se si considera che per circa 14 volte gli utili l´istituto cinese porta a casa il 20% della maggiore banca africana. Al ritmo con cui crescono gli scambi della Cina con l´Africa, i benefici derivanti dall´operazione sembrano rilevanti. Attualmente, Icbc ha una capitalizzazione di mercato di 581 miliardi di dollari e, pertanto, i 5,6 miliardi di dollari che si accinge a pagare non rappresentano un onere eccessivo. Va tuttavia sottolineato che il vero valore dell´operazione si concretizza sotto forma di potenziali spin-off. Nel 2006 gli scambi commerciali della Cina con l´Africa sono stati di 55 miliardi di dollari, con un incremento annuo del 40%. La Cina ha un inesauribile bisogno dei minerali africani, mentre per i paesi africani la Cina rappresenta non solo una fonte di beni di consumo a basso costo, ma anche un erogatore di prestiti e fornitore di expertise a buon mercato. Poiché rapporto è favorevole a entrambi, si presuppone che gli scambi tra Cina e Africa continueranno ad aumentare. Per tutto ciò occorrono finanziamenti. Ma sono poche le banche mondiali a disporre di reti sufficientemente forti sul territorio africano per poterli mettere a disposizione. E ono ancor meno quelle che svolgono attività di rilievo con le aziende cinesi. Qualcuno dovrà farlo e Standard sembra quella più adatta. Dato il potenziale, la mossa è di quelle vincenti. Martin Hutchinson [Stanare la lince] Prendendo spunto dalla campagna iniziata due anni fa da otto dirigenti in pensione di Morgan Stanley per scalzare Philip Purcell, un gruppo di ex manager di Merrill Lynch sta pensando di fare altrettanto nei confronti dell´attuale ceo Stan O´Neal. A fare scattare la molla è il parametro che più sta a cuore a Wall Street: la quotazione del titolo. E stata la performance negativa a pesare su Purcell prima che i pezzi grossi in pensione iniziassero la loro rivolta nella primavera del 2005. Nei cinque anni precedenti il titolo della banca d´investimento aveva perso quasi un terzo, mentre altri operatori, tra cui Merrill, avevano tenuto. Certo, ci sono altri modi per giudicare l´operato di O´Neal, tra cui l´impennata registrata dal Roe dall´anno in cui lo stesso è apparso sulla scena. E vero anche che gli 8 miliardi di dollari di svalutazioni di titoli sub-prime e obbligazioni garantite hanno oscurato la redditività passata della società. Rimane il fatto che a Wall Street, dove i dipendenti vengono riempiti di stock option, a contare di più è la quotazione del titolo, poiché essa non solo aiuta a fidelizzare e motivare lo staff, ma anche a reclutare nuovi talenti. Considerando che i dirigenti uscenti, compresi quelli messi alla porta, se ne vanno con le tasche piene di azioni della società, è chiaro che le loro sorti sono legate alla performance futura dell´azienda e, di riflesso, alle decisioni del management. Nell´assumere il comando O´Neal mise alla porta alcuni dirigenti recalcitranti, sostituendoli con manager rampanti. Un gesto che da un lato gli valse l´apprezzamento generale per aver creato uno dei team manageriali più giovani di Wall Street e, dall´altro, gli creò non pochi nemici tra gli esiliati. Al momento, gli ex dirigenti di Merrill che vedono O´Neal come il fumo negli occhi non sono arrivati al punto di riservargli lo stesso trattamento di Purcell, ma un altro passo falso come quello del terzo trimestre potrebbe innescare la miccia. Il direttivo di Merrill farebbe bene a intervenire prima che sia troppo tardi. Rob Cox (Traduzioni a cura di MTC)