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 2007  ottobre 27 Sabato calendario

La più nota alternativa al Pil è l’Indice di sviluppo umano (Hdi è la sigla inglese), elaborato dall’economista pakistano Mahbub ul Haq nel 1990, che considera fattori diversi dalla crescita della produzione di beni e servizi

La più nota alternativa al Pil è l’Indice di sviluppo umano (Hdi è la sigla inglese), elaborato dall’economista pakistano Mahbub ul Haq nel 1990, che considera fattori diversi dalla crescita della produzione di beni e servizi. Questo parametro, sulla base del quale il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) stila ogni anno dal 1993 una classifica dei vari Paesi, tiene conto di dati come il reddito medio pro capite a parità di valore d’acquisto, il tasso di scolarizzazione dei bambini e il livello d’istruzione degli adulti, l’aspettativa di vita media. Si cerca così di fornire una valutazione che esprima l’effettivo benessere della popolazione, al di là dell’indicatore rappresentato dalla ricchezza monetaria. Il rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano del 2006 (elaborato su dati riguardanti il 2004) vede al primo posto nella graduatoria la Norvegia, seguita dall’Islanda e dall’Australia. Gli Stati Uniti sono all’ottavo posto e l’Italia si trova al diciassettesimo, subito dopo la Francia e seguita a ruota dalla Gran Bretagna. Le ultime posizioni sono occupate dai Paesi africani più poveri: Niger, Mali, Sierra Leone. Il rapporto sullo sviluppo umano 2007 sarà diffuso il prossimo 27 novembre, ma intanto prosegue la ricerca di nuovi e più efficaci criteri per misurare il benessere, riferendosi anche alle condizioni dell’ambiente e della sicurezza. Nel suo libro Dacrema cita il Genuine progress indicator (Gpi), che distingue le spese positive da quelle negative, «come i costi relativi alla criminalità, all’inquinamento, agli incidenti stradali».