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 2007  ottobre 27 Sabato calendario

Ho letto l’articolo sulla vita di Luciana Frassati e mi permetto di osservare che andrebbe aggiunta qualche precisazione allorquando viene scritto che «pochi anni dopo la famiglia perdette il giornale, fagocitato dal regime»

Ho letto l’articolo sulla vita di Luciana Frassati e mi permetto di osservare che andrebbe aggiunta qualche precisazione allorquando viene scritto che «pochi anni dopo la famiglia perdette il giornale, fagocitato dal regime». In effetti La Stampa, per un accordo fra Giovanni Agnelli e Mussolini, venne venduta alla Fiat (il regime quindi non ha «fagocitato», ma più semplicemente ne affidò la gestione e la proprietà a mani «amiche») e, inoltre, non si trattò di una «perdita» (in senso economico, anzi) dato che Alfredo Frassati incassò nell’ottobre 1926 la bellezza di 100.000 sterline e 2.410.609 lire. Enrico Luksch Milano Caro Luksch, non conoscevo la cifra incassata da Frassati per il passaggio di proprietà e non sono in grado di verificarne l’esattezza. Ma è certamente vero che Mussolini, per mettere a tacere la stampa di opposizione, si servì generalmente di mezzi soffici e indiretti. L’operazione gli fu resa più facile dalla volonterosa collaborazione di alcune grandi famiglie che credevano nell’utilità del fascismo e a cui premeva avere buoni rapporti con il regime. Nel caso della Stampa poté contare sul senatore Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat. Nel caso del Corriere, invece, fu aiutato dalle buone disposizioni dei fratelli Crespi e dalla struttura azionaria dell’azienda. Le azioni di cui Luigi Albertini era proprietario rappresentavano soltanto una minoranza, ma il contratto stipulato con i Crespi, e rinnovato da parecchi anni, gli conferiva tutti i poteri necessari per la direzione, anche amministrativa, del giornale. Tuttavia, come accade spesso, soprattutto quando i rapporti sono fondati su una lunga consuetudine, il contratto non era stato registrato. Nella sua biografia di Eugenio Balzan (allora direttore amministrativo del giornale), Renata Broggini racconta che Roberto Farinacci, «ras di Cremona » e avvocato, scoprì l’imperfezione e suggerì ai Crespi il cavillo di cui avrebbero potuto servirsi per mettere Albertini con le spalle al muro e costringerlo a vendere le sue azioni. Il prezzo, a quanto pare, fu fissato grazie all’intermediazione di Balzan e venne investito da Albertini nell’acquisto di una tenuta agricola a Torre in Pietra, nei pressi di Roma. Un’operazione analoga ebbe luogo qualche mese dopo per un altro grande quotidiano milanese dell’epoca, Il Secolo, concorrente del Corriere della Sera e tradizionale rappresentante della sinistra democratico- repubblicana. La proprietà, in questo caso, era nella mani dell’editore Arnoldo Mondadori e del fondatore della Rinascente Senatore Borletti. In una prima fase, il giornale cercò di approfittare delle difficoltà del Corriere per prenderne il posto come primo quotidiano della città. Ma l’operazione fallì – ricorda Renata Broggini – per la spregiudicata abilità con cui Balzan difese le posizioni del suo giornale. Mondadori abbandonò la partita e Borletti, rimasto solo con una impresa fortemente indebitata, decise di mettersi nelle mani dell’uomo che aveva abilmente facilitato l’uscita di Albertini dal Corriere della Sera. Con l’aiuto di Arnaldo Mussolini, fratello di Benito, Balzan si pose al lavoro e riuscì a negoziare un’intesa che mise d’accordo quasi tutti i protagonisti della vicenda. Il Corriere assorbì il Secolo, ma a due condizioni, poste da Mussolini: l’assunzione di tutti giornalisti fascisti che lavoravano nel secondo quotidiano milanese e una edizione pomeridiana. La seconda condizione rispondeva a un desiderio che il capo del fascismo espresse in questi termini: «Non bisogna che tutto il pubblico a-fascista sia interamente monopolizzato dal Corriere ». Mussolini, in altre parole, non tollerava gli anti-fascisti, ma era disposto ad ammettere che una parte dell’Italia fosse e continuasse a essere a-fascista. Alla fine dell’operazione tutti furono felici e contenti: Mussolini perché aveva esteso il suo controllo sulla stampa, Balzan perché aveva rafforzato il Corriere, gli azionisti perché avevano salvato il loro denaro e i giornalisti perché non avevano perduto il posto.