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 2007  ottobre 27 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 29 OTTOBRE 2007

«Secondo un nuovo libro anticipato dal Corriere della sera di mercoledì, Padre Pio comprava degli acidi in una farmacia di Foggia per procurarsi le stimmate» (Luca Sofri). [1] Il libro, «serio e importante», è L’altro Cristo. Padre Pio e l’Italia del Novecento (Einaudi, 23 euro), scritto dallo storico Sergio Luzzatto, «un ancor giovane ma già temprato studioso di tradizione ebraica» (Vittorio Messori). [2] Luzzatto ha pubblicato un biglietto con cui Padre Pio chiedeva a una sua figlia spirituale di comprargli in farmacia «200-300 grammi di acido fenico puro» e un’altra sostanza analoga (veratrina). L’autore ha consultato le ”carte segrete” degli archivi vaticani. E da lì ha preso la storia (il documento è stampato in un fascicolo del Sant’Uffizio del marzo 1921). [3]

La notizia non sta nel fatto, quanto nell’insinuazione con cui nell’estate 1919 fu fatta arrivare in Vaticano. Ed è quel sospetto che ha fatto fare il titolo al ”Corriere”: «Padre Pio, ecco il giallo delle stigmate». [4] Frate Antonio Belpiede, portavoce della Provincia cappuccina di Padre Pio: «Quell’acido era un antisettico, all’epoca usato per bollire le siringhe. Padre Pio lo adoperava per le iniezioni da praticare ai seminaristi e, diluito con acqua, anche per disinfettare le sue piaghe». Resta la domanda: perché, se quelle sostanze gli servivano solo per sterilizzare le siringhe, non si faceva fare una normale ricetta dal medico dei cappuccini? Belpiede: «Comunque fu vietato introdurre ogni sostanza chimica nella cella di Padre Pio. E in seguito il professor Bignami gli sigillò le stigmate con delle bende: dopo otto giorni trovò le piaghe ancora aperte e sanguinanti, senza alcun principio di cicatrizzazione. Rimasero così per mezzo secolo e non s’infettarono mai, per poi chiudersi alla vigilia della morte di Padre Pio, senza lasciare alcun segno. Tutti fenomeni che la medicina non riesce a spiegare». [5]

Le stimmate di Padre Pio furono esaminate attentamente dal professor Festa, che il 28 ottobre 1919 scrisse una dettagliatissima relazione accertando che esse «non sono il prodotto di un traumatismo di origine esterna, e che neppure sono dovute all’applicazione di sostanze chimiche potentemente irritanti». [3] Il teologo Giovanni Franzoni, ex abate della basilica romana di San Paolo, ricorda il giudizio negativo di padre Gemelli e le diagnosi cliniche di Cancrini sull’«istrionismo pulsionale e la necessità di mettersi in mostra» di Padre Pio: «Le stimmate sono una nota malattia della pelle. Le ho viste anche in persone che nulla avevano di santo. Padre Pio non è mai parso monastico e ritratto in se stesso, ma idolatrato e sovraesposto già da un’iconografia miracolistica». [6]

Se ci sono dubbi perché l’hanno fatto santo? Giorgio Dell’Arti: «In questi processi non si guarda in faccia nessuno e c’è un avvocato del diavolo che deve produrre tutto quanto è utile a ”non” far santo il personaggio inquisito. Quindi, la Santa Sede conosceva questa documentazione e ha proceduto lo stesso. Il che è un argomento forte a difesa, anche se – potrebbero dire i maligni – la santificazione è avvenuta nel 2002 quando il giro d’affari intorno a Padre Pio – col Santuario costruito da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo, i pellegrinaggi, la televisione, i gadget e il resto – era di dimensioni addirittura imbarazzanti». [7]

Scrive Luzzatto che «l’importanza di Padre Pio nella storia religiosa del Novecento è attestata dal mutare delle sue fortune a ogni morte di Papa». Aldo Cazzullo: «Benedetto XV si dimostrò scettico, permettendo che il Sant’Uffizio procedesse da subito contro il cappuccino. Più diffidente ancora fu Pio XI: sotto il suo pontificato si giunse quasi al punto di azzerarne le facoltà sacerdotali. Pio XII invece consentì e incoraggiò il culto del frate. Giovanni XXIII autorizzò pesanti misure di contenimento della devozione. Ma Paolo VI, che da sostituto alla segreteria di Stato aveva reso possibile la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza, da Pontefice fece in modo che il frate potesse svolgere il suo ministero ”in piena libertà”. Albino Luciani, che per poco più di un mese fu Giovanni Paolo I, da vescovo di Vittorio Veneto scoraggiò i pellegrinaggi nel Gargano. Mentre Wojtyla si mostrò sempre profondamente affascinato dalla figura del cappuccino, che sotto il suo pontificato fu elevato agli altari». [8]

Sul libro di Luzzatto si trovano anche le note scritte da papa Roncalli contro Padre Pio. Michele Serra: «’Idolo di stoppa”, responsabile di un ”disastro di anime istupidite e sconvolte”: così il papa del concilio Vaticano II vedeva il futuro santo». [9] Gianni Baget Bozzo: «Una figura medievale, mistica e arcaica come Padre Pio era di intralcio per Giovanni XXIII che voleva aprire la Chiesa alla modernità. Quindi, andava colpito nel modo più radicale e sanguinoso. La Passione di Cristo nelle stimmate di Padre Pio metteva la sofferenza al centro del cristianesimo ed era d’ostacolo alla Chiesa modernista. Padre Pio andava eliminato ad ogni costo per lanciare l’operazione del Concilio Vaticano II. Fu una lotta personale combattuta da un uomo estremamente duro come Giovanni XXIII. Le accuse a sfondo sessuale minavano la credibilità di un uomo ritenuto santo già in vita». [10]

«Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giov. Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto». Cazzullo: «L’informato è Giovanni XXIII. P.P. è Padre Pio. E queste sono le parole che il Papa annota il 25 giugno 1960, su quattro foglietti rimasti inediti fino a oggi e rivelati da Sergio Luzzatto». Il Pontefice scrive che «l’accaduto – cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona – fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente». [8]

Le «pie donne», il gruppo di super fedeli di Padre Pio, gli hanno sempre procurato guai a non finire. Marco Tosatti: «Una di esse, gelosa di una ”concorrente” giunse ad autoaccusarsi di avere avuto rapporti sessuali con il frate. Un falso: ma lo raccontò a monsignor Maccari, che per conto di Giovanni XXIII indagava sul frate, con le conseguenze che si possono immaginare. Scriveva in una relazione riservata nel 1979 padre Alberto D’Apolito: ”Soltanto una donna isterica, esaltata e malata di mente poteva calunniare se stessa e Padre Pio di rapporti immaginari contro il sesto comandamento”. Ma c’è da dire che Padre Pio usava, nei suoi rapporti con le figlie spirituali, e in particolare con una di esse, Cleonice, un linguaggio mistico-amoroso che avrebbe potuto trarre in inganno chi non era esperto del genere di tensione spirituale che si crea in spiritualità particolari, come quella di San Giovanni della Croce». [11]

Al futuro Giovanni XXIII, Padre Pio non era mai piaciuto. Cazzullo: «All’inizio degli Anni ”20, quando per due volte aveva percorso la Puglia come responsabile delle missioni di Propaganda Fide, aveva preferito girare alla larga da San Giovanni Rotondo». [8] Giacomo Galeazzi: «In realtà, evidenziano in Curia, lo scandalo finanziario Giuffrè che nel 1958 aveva sconvolto i Cappuccini è il retroscena del giudizio negativo di Giovanni XXIII su Padre Pio per il suo rifiuto ai superiori di usare le offerte di San Giovanni Rotondo per ”salvare l’onore dell’Ordine”». [6]

Erano fondate le accuse arrivate in Vaticano sulle ”truffe economiche e gli scandali sessuali” del cappuccino? In questi casi è prassi inviare sul posto un ”missus dominicus” a fare un’inchiesta e così fece Giovanni XXIII. L’arcivescovo Loris Capovilla, segretario personale di papa Roncalli: «Erano gli uffici a trasmettere notizie negative su quanto avveniva a San Giovanni Rotondo: il Pontefice non aveva alcun pregiudizio ma non poteva che prenderne atto. Il suo timore nasceva dalle informazioni degli incaricati della Santa Sede». [6]

Papa Giovanni manifestò la sua preoccupazione, nel giugno del 1960, sulla base di informazioni malevole e infondate? Belpiede: «Pochi mesi dopo il Pontefice incontrò monsignor Andrea Cesarano, arcivescovo di Manfredonia, diocesi di cui fa parte San Giovanni Rotondo, che lo rassicurò sul comportamento ineccepibile di Padre Pio. Gli disse che i baci di cui si parlava erano del tutto innocenti: la sua stessa sorella era solita baciare le mani al frate stigmatizzato, il quale si ritraeva di fronte a simili effusioni. Ciò risulta da atti ufficiali relativi al processo di canonizzazione». [5]

Parlando di boutade (ma non troppo) Luzzatto definisce Padre Pio «l’italiano più importante del secolo scorso». Messori: « ovunque: nelle gigantografie dei Tir sulle autostrade e nelle cornicette d’argento sui tavoli dei Vip, nel borsellino della massaia e nel portafoglio del professore». [2] Serra: «Tra il culto del dolore di Padre Pio e il cattolicesimo sorridente e quasi allegro di Giovanni c’è un baratro. Sangue e penitenza da una parte, la famosa carezza ai bambini dall’altra. Entrambi al centro di un culto popolare esteso (Giovanni non era certo un ”intellettuale”, come si disse poi con semi-spregio nei confronti del suo successore Montini), il loro differente destino ci aiuta a inquadrare i nostri tempi. Evidentemente questi sono tempi di stimmate e di fanatismo, non di sorriso, non di luna piena sopra gli uomini di buona volontà». [9]

Le stimmate, che Padre Pio peraltro portò con immenso imbarazzo (sentendosene indegno), sparirono solo quando il santo lo chiese come grazia al Cielo e cioè alla vigilia della sua morte nel 1968: si chiusero improvvisamente (come erano venute) e senza lasciare traccia. Antonio Socci (autore di un altro libro su Padre Pio in uscita a novembre per Rizzoli): «Con quelle sofferenze Padre Pio ”pagò” milioni, letteralmente milioni, di grazie ottenute per chiunque soffrisse (si studino i dossier medici) e milioni di conversioni: comunisti, massoni, protestanti, agnostici (perfino qualche ecclesiastico) che trovavano la fede dopo essere andati a San Giovanni Rotondo magari con ostilità o pregiudizio. Si convertivano non perché Padre Pio facesse discorsi o teorie colte. No. Solo per la sua santità, cioè per la potenza di Dio». [4]