Gianluca Nicoletti, La Stampa 26/10/2007, pagina 22., 26 ottobre 2007
La Stampa, venerdì 26 ottobre Adesso che l’ha fotografato Oliviero Toscani il «Rosso Trevi» è diventato un marchio riconosciuto, così Graziano Cecchini vuota finalmente il sacco
La Stampa, venerdì 26 ottobre Adesso che l’ha fotografato Oliviero Toscani il «Rosso Trevi» è diventato un marchio riconosciuto, così Graziano Cecchini vuota finalmente il sacco. Aveva già detto che l’operazione «Fontana di Trevi» non è stata la trovata di una testa calda in vena di far casino, tanto meno un atto di vandalismo mirato a deturpare un monumento simbolo, però ora se ne fa direttamente carico: «E’ un’azione artistica che studio con cura da sei mesi, il termine con cui preferirei definirla è ”bombardamento mediatico chirurgico…”». Il Cecchini misura le parole, si guarda intorno, ancora non è ben convinto che gli convenga fare coming out della sua passione a colorar fontane. Orsù Cecchini: che direbbe Martinetti di un uomo di Azione Futurista che gioca a nascondino? Ormai che rischi? Il massimo reato che sono riusciti a caricarti addosso è quello di «danno all’immagine» della Fontana di Trevi. Dopo che anche il «New York Times» ne ha parlato come un gesto d’avanguardia artistica, a confessare non può che andarti bene! «Diciamo che eravamo quattro amici al bar, la politica non c’entra nulla. Volevamo solo progettare un’operazione innocua, ma sensazionale, per dare uno scossone alla società. Ho scelto il rosso che oggi è per tutti un segnale di pericolo, pensare che qualche idiota dice ancora che è il colore della sinistra». Tutto iniziò quando i neo-futuristi lessero che la kermesse Veltroniana sarebbe costata 15 milioni di euro. Ebbene, loro l’avrebbero neutralizzata con un epico gesto rivoluzionar-avanguardistico a costo zero. «Non accetto che ancora sia detto che è stato un gesto vandalico, ho preparato tutto nei minimi particolari, proprio perché la nostra provocazione artistica non recasse danni al monumento. Innanzitutto non è stata usata anilina, come tutti i giornali hanno scritto. Quella è roba cancerogena e poi non avrebbe avuto quell’effetto immediato E’ stata usata semplice e innocua tempera ecocompatibile. Il punto di rosso naturalmente non è casuale», continua Cecchini», sono un artista e conosco il potere sottile di ogni colore, volevo ottenere «quel rosso» e non un altro, quindi pure la percentuale di tinta non è stata affidata al caso». Altri calcoli preparativi: «La fontana contiene circa 20 mila litri d’acqua e ha un sistema idraulico a riciclo, quindi ho calcolato il tempo in cui la colorazione sarebbe stata totale. Per essere ancor più sicuri di non fare danni la mistura è stata prima provata in una piscina, anche se si era capito che il vero vandalo è chi sta all’assessorato per i beni culturali: la fontana è talmente zozza e incrostata di calcare che era impossibile macchiare il marmo». Tutto studiato, anche le prime foto del «vandalo» con il cappellino pubblicate dal «Corriere della Sera» in esclusiva. In verità non erano state scattate da un turista, ma da uno del commando: risultavano infatti perfette nell’inquadratura, nella posa plastica del Cecchini, nel getto rosso immobilizzato ad arte… Troppo per essere solo frutto di un’istantanea. Cecchini ci tiene proprio a ribadire che l’azione va intesa più che altro come un esorcismo contro l’omicidio dell’immaginario, è una forzatura banalizzarla come un gesto violento contro il sindaco di Roma, se quelli di Azione Futurista avessero voluto colpire Veltroni nel cuore della sua manifestazione avrebbero potuto farlo benissimo, alla faccia dei sistemi di sicurezza: «La notte prima del ”Trevi day” siamo arrivati con un fuori strada fino al red carpet, siamo pure entrati dentro al recinto dell’Auditorium. Erano le 23 e 30, nemmeno tardi, ma c’erano solo due metronotte addormentati. Avremmo avuto tutto il tempo per compiere un gesto clamoroso, ma io sono un artista non un vandalo». Cecchini accenna alla sua giovinezza eroica, è in parte un frutto della destra spiritualista degli Anni 70. Quelli che saltavano da Evola a Guenon, da Mircea Eliade a Castaneda, passando per le saghe nordiche, l’alchimia, la magia e il mito. Qualcuno si perse per i rivoli dei misticismi orientali, altri si convertirono all’Islam. Altri ancora presero le armi e cominciarono a sparare. Cecchini invece ha viaggiato. E’ stato un po’ ovunque, racconta di un suo felice periodo in Iran in tempo di rivoluzione e di una fulminazione in Spagna davanti a Salvator Dalì. «Milano lo aspetta», dice adesso Vittorio Sgarbi che ieri già lo ha chiamato: «Sono stato io il primo a vedere il carattere straordinario del suo gesto». Intanto lo ha convocato per oggi a Firenze come «testimonial simbolico» all’inaugurazione della rassegna «Vade retro»: «In fondo la sua fontana rossa è stato cancellata in fretta come la mia mostra a Milano!». Infine Cecchini è stato accolto in asilo mediatico alla Sterpaglia, il laboratorio di Oliviero Toscani al centro della tenuta di S. Rossore. «Mi ha messo in una vasca da bagno piena di liquido rosso e mi ha fotografato. Il rosso è quello mio, il rosso Trevi. Ora mi servirebbero un migliaio di euro per registrare il brevetto, da quando sono uscito sui giornali sono disoccupato e cerco uno sponsor». Gianluca Nicoletti