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 2007  ottobre 25 Giovedì calendario

«Considerando che padre Pio è stato prima beatificato e poi canonizzato da Giovanni Paolo II ed oggi è uno dei santi più amati del mondo, mi sembra chiaro che da parte di Papa Roncalli vi sia stato un giudizio sbagliato, condizionato da tutta una serie di circostanze»

«Considerando che padre Pio è stato prima beatificato e poi canonizzato da Giovanni Paolo II ed oggi è uno dei santi più amati del mondo, mi sembra chiaro che da parte di Papa Roncalli vi sia stato un giudizio sbagliato, condizionato da tutta una serie di circostanze». A commentare così i documenti riportati nel libro di Sergio Luzzatto Padre Pio (Einaudi), e ripresi ieri da Aldo Cazzullo sul Corriere, è l’ex segretario personale di Giovanni XXIII, l’arcivescovo emerito di Loreto, monsignor Loris Capovilla. Da parte del Papa, sostiene, «non c’era alcun pregiudizio» verso il frate di Pietrelcina: «Erano gli uffici a trasmettere notizie negative su quanto avveniva a San Giovanni Rotondo, e il Papa non poteva far altro che prenderne atto». D’altronde, nota Capovilla, Giovanni XXIII «era un uomo e come tale non era infallibile, avrà commesso anche lui i suoi errori». Ulteriori particolari vengono da frate Antonio Belpiede, portavoce della Provincia cappuccina di padre Pio, interpellato dal Corriere: «Papa Giovanni manifestò la sua preoccupazione, nel giugno del 1960, sulla base di informazioni malevole e infondate. Ma pochi mesi dopo il Pontefice incontrò monsignor Andrea Cesarano, arcivescovo di Manfredonia, diocesi di cui fa parte San Giovanni Rotondo, che lo rassicurò sul comportamento ineccepibile di padre Pio. Gli disse che i baci di cui si parlava erano del tutto innocenti: la sua stessa sorella era solita baciare le mani al frate stigmatizzato, il quale si ritraeva di fronte a simili effusioni. Ciò risulta da atti ufficiali relativi al processo di canonizzazione: com’è possibile tornare a parlare di relazioni sessuali da parte di un uomo che allora aveva più di settant’anni (padre Pio era nato nel 1887) ed era malato da sempre? Del resto fu il cardinale Pietro Parente, che in precedenza aveva comunicato a Giovanni XXIII quelle notizie inattendibili, a firmare anni dopo la prefazione di una biografia elogiativa, scritta da Fernando da Riese Pio X: Padre Pio da Pietrelcina, crocifisso senza croce ». Comunque frate Belpiede apprezza il libro di Luzzatto: «Si tratta di un lavoro serio e rigoroso. Mi sembra sbagliato soffermarsi in forma scandalistica su alcuni dettagli, rispetto a un’opera che tra l’altro analizza il grande impatto di padre Pio come icona del nostro tempo, paragonandolo a Che Guevara e alla Marilyn Monroe di Andy Warhol». Infine c’è la vicenda dell’acido fenico richiesto riservatamente: si sospetta che il frate se ne sia servito per procurarsi le piaghe. «Macché – replica Belpiede – quell’acido era un antisettico, all’epoca usato per bollire le siringhe. Padre Pio lo adoperava per le iniezioni da praticare ai seminaristi e, diluito con acqua, anche per disinfettare le sue piaghe. Comunque fu vietato introdurre ogni sostanza chimica nella cella di padre Pio. E in seguito il professor Bignami gli sigillò le stigmate con delle bende: dopo otto giorni trovò le piaghe ancora aperte e sanguinanti, senza alcun principio di cicatrizzazione. Rimasero così per mezzo secolo e non s’infettarono mai, per poi chiudersi alla vigilia della morte di padre Pio, senza lasciare alcun segno. Tutti fenomeni che la medicina non riesce a spiegare».