Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 25 Giovedì calendario

A Windsor quella sera c´era il banchetto ufficiale, e mentre il presidente francese si affiancava a Sua Maestà la famiglia reale si schierò alle loro spalle, e la processione si avviò lentamente verso la sala Waterloo

A Windsor quella sera c´era il banchetto ufficiale, e mentre il presidente francese si affiancava a Sua Maestà la famiglia reale si schierò alle loro spalle, e la processione si avviò lentamente verso la sala Waterloo. «Adesso che possiamo parlarle a quattrocchi» disse la regina sorridendo a destra e a sinistra mentre avanzavano fra gli ospiti sfolgoranti «vorremmo tanto chiederle la sua opinione sullo scrittore Jean Genet». «Ah» disse il presidente. «Oui». La Marsigliese e l´inno nazionale li costrinsero a interrompersi, ma una volta seduti Sua Maestà riprese da dove era rimasta. «Omosessuale e avanzo di galera....ma era davvero come l´hanno dipinto? E il suo talento» e sollevò il cucchiaio da consommé «era davvero così straordinario?». Non essendo stato ragguagliato sul glabro drammaturgo e romanziere, il presidente si guardò attorno stravolto in cerca del ministro della Cultura. Ma costei era immersa in conversari con l´arcivescovo di Canterbury. «Jean Genet» ripeté premurosa la regina «vous le connaissez?». «Bien sûr» disse il presidente.. «Il nous intéresse» ribadì Sua Maestà.. «Vraiment?». Il presidente posò il cucchiaio. Lo attendeva una lunga serata. * * * * * Fu tutta colpa dei cani. Di norma, dopo aver scorrazzato in giardino salivano da veri snob i gradini dell´ingresso principale, e generalmente li faceva entrare un valletto in livrea. E invece quel giorno, per qualche ragione, si precipitarono di nuovo giù dai gradini, girarono l´angolo e la regina li sentì abbaiare a squarciagola in uno dei cortili. La biblioteca circolante del distretto di Westminster, un grande furgone come quelli dei traslochi, era parcheggiata davanti alle cucine. Era un´ala del palazzo che a Sua Maestà non era molto familiare, e certo non aveva mai visto la biblioteca parcheggiata lì, vicino ai bidoni della spazzatura, e neppure l´avevano mai vista i cani, il che spiegava tutto quel baccano; così la regina, non essendo riuscita a zittirli, salì gli scalini del furgone per andare a scusarsi. L´autista, seduto di spalle, stava attaccando un´etichetta su un libro, e sembrava che l´unico frequentatore della biblioteca fosse un ragazzo magrolino coi capelli rossi e un grembiule bianco, che leggeva rannicchiato nel passaggio. Poiché nessuno dei due aveva notato la nuova arrivata, lei tossicchiò e disse: «Mi spiace per questo tremendo chiasso». Al che l´autista si alzò di scatto e batté la testa contro lo scaffale dei Dizionari, mentre il ragazzo balzò a sua volta in piedi ribaltando Fotografia & Moda. La regina si affacciò allo sportello. «Zitte, sciocche creature» disse; una mossa mirata a dare all´autista-bibliotecario il tempo di ricomporsi e al ragazzo di raccogliere i libri, come puntualmente accadde. Poi aggiunse: «Non l´abbiamo mai vista da queste parti, signor...». «Hutchings, Maestà. Tutti i mercoledì, signora». «Davvero? Ne eravamo all´oscuro. Viene da lontano?». «Solo da Westminster, Maestà». «E lei...?» domandò rivolta al ragazzo.. «Norman, Maestà. Seakins». «E dove lavora?». «Nelle cucine, Maestà». «Oh. Lei ha molto tempo per leggere?». «Non proprio, Maestà». «Nemmeno noi, sa. Anche se adesso che siamo qui, immaginiamo sia il caso di prendere in prestito un libro». Il signor Hutchings sorrise con aria premurosa. «Ci saprebbe dare un consiglio?» disse la regina. «Cosa le piace, Maestà?». La regina esitò, perché a dire il vero non lo sapeva. Non aveva mai avuto molto interesse per la lettura. Leggeva, naturalmente, ma la passione per i libri la lasciava agli altri. Era un hobby e la natura del suo mandato non prevedeva hobby. Il jogging, il giardinaggio, gli scacchi, l´alpinismo, l´aeromodellismo, la decorazione delle torte... No. Gli hobby implicavano predilezioni e le predilezioni andavano evitate; prediligere significava anche escludere. Quindi lei non prediligeva. Il suo mandato le richiedeva di manifestare interesse, non di provarlo. Inoltre, leggere non era agire, e lei era una donna d´azione. Così perlustrò con lo sguardo il furgone tappezzato di libri e temporeggiò. «Occorre una tessera per prendere libri in prestito?». «Non c´è problema» disse il signor Hutchings. «Noi siamo in pensione» dichiarò la regina, non sapendo bene se facesse differenza. «Può prendere in prestito fino a sei libri, Maestà». «Sei? Oh, santo cielo!». Intanto il ragazzo coi capelli rossi aveva fatto la sua scelta e diede il libro al bibliotecario perché timbrasse le schede all´interno. Sempre per prendere tempo, la regina guardò il volume. «Cos´ha scelto, signor Seakins?» aspettandosi, be´, non sapeva cosa - ma non quello. «Oh. Cecil Beaton. L´ha conosciuto?». «No, Maestà». «Già, certo, lei è troppo giovane. Veniva sempre qui a fare foto. Un po´ prepotente. Si metta lì, si metta là. Clic, clic. E adesso c´è un libro su di lui?». «Diversi, Maestà». «Davvero? Si vede che prima o poi scrivono un libro su tutti quanti». Lo sfogliò. «Ci sarà un mio ritratto da qualche parte. Eccolo qui. Però lui non faceva solo il fotografo, disegnava anche scenografie. Oklahoma, cose del genere». «Penso che fosse My Fair Lady, Maestà». «Ah sì?» disse la regina, poco avvezza a esser contraddetta. «Dove ha detto che lavora, lei?». Rimise il libro nelle manone arrossate del ragazzo. «Nelle cucine, Maestà». La regina non aveva ancora risolto il suo problema; andandosene a mani vuote, temeva di dare al signor Hutchings l´impressione che la biblioteca fosse in qualche modo carente. Poi, su uno scaffale di volumi piuttosto consunti, vide un nome che ricordava. «Ivy Compton-Burnett! Posso leggere questo». Prese il libro e lo diede al bibliotecario perché lo timbrasse. «Che bellezza!». Prima di aprirlo lo tenne in mano senza convinzione. «Oh. L´ultimo prestito risale al 1989». «Non è un´autrice popolare, Maestà». «E come mai? L´ho nominata Dama». Il signor Hutchings si trattenne dal dire che non era necessariamente quella la via per arrivare al cuore del pubblico. La regina guardò la foto sulla quarta di copertina. «Sì. Mi ricordo quella pettinatura, come la crosta di una torta che le cingeva la testa». Sorrise e il signor Hutchings capì che la visita era terminata. «Arrivederci». Il bibliotecario chinò il capo come gli avevano detto di fare nel caso si fosse presentata una simile evenienza, e la regina si diresse verso il giardino mentre i cani riprendevano ad abbaiare furiosamente. Norman, Cecil Beaton alla mano, aggirò qualcuno che stava fumando una sigaretta vicino ai bidoni e rientrò nelle cucine. Mentre chiudeva il furgone e si allontanava, il signor Hutchings rifletté che un romanzo di Ivy Compton-Burnett era una lettura piuttosto difficile. Lui si era sempre arenato, e pensò, a ragione, che prendere in prestito un suo libro fosse stata una sorta di gentilezza. La apprezzò: il Comune minacciava sempre di tagliare i fondi alla biblioteca, e la visita di una cliente così illustre (o utente, come dicevano loro) non gli avrebbe certo nuociuto. «Abbiamo una biblioteca circolante» disse la regina al marito quella sera. «Viene tutti i mercoledì». «Ma che bellezza «. «Ti ricordi Oklahoma?». «Sì. L´abbiamo visto quando eravamo fidanzati» disse lui. Era incredibile, pensò, che bel ragazzo biondo era a quei tempi. «Le scene erano di Cecil Beaton, o sbaglio?» disse la regina. «Non ho idea. Mi è sempre stato antipatico. Con quelle scarpe verdi». «Sapeva di buono». «Cos´è quello?». «Un libro. L´ho preso in prestito». «Morto, immagino». «Chi?». «Quel Beaton». «Eh sì. Sono morti tutti». «Bel musical, però». E il marito se ne andò a letto cantando mestamente Oh, what a beautiful morning mentre la regina apriva il libro. (Traduzione di Monica Pavani) Copyright 2007Adelphi Edizioni