Giulia Zonca, La Stampa 25/10/2007, pagina 13., 25 ottobre 2007
Le Olimpiadi della gioventù neanche esistevano e già Torino ci aveva messo una candidatura sopra, merito degli ultimi Giochi invernali gestiti in grande stile e di rapporti con il Cio da amiconi
Le Olimpiadi della gioventù neanche esistevano e già Torino ci aveva messo una candidatura sopra, merito degli ultimi Giochi invernali gestiti in grande stile e di rapporti con il Cio da amiconi. A luglio, in Guatemala, strette di mano e l’ufficialità delle Olimpiadi junior, prima edizione di una gara a cinque cerchi dai 14 ai 18 anni. Tre mesi dopo Torino si prepara sottotraccia e Mosca già fa i party. Sbucati fuori all’improvviso con feste e brindisi «alla città ideale per promuovere la nuova generazione», esaltati dalla vittoria di Sochi 2014 e proiettati nel futuro con una gran voglia di farsi vedere brillanti. «Scordatevi il freddo, i Fabergés e il Cremlino. Mosca è il solo posto al mondo dove ogni settimana apre un negozio che vale la pena di essere visto», è l’inizio di «A Hedonist’s Guide to Moscow», libro guida di Harriet Warren, ribattezzato «Hgm» e diventato marchio di quanto una capitale può essere sexy, sveglia. «Il posto dove essere» ha ribadito Putin che, non contento dell’orgia di potere, va in cerca di fascino e al solito gonfia i muscoli davanti a una possibilità «che sembra fatta apposta per noi, per lasciare un’eredità ai ragazzi. Apriremo il Bolshoi e tutti i nostri stadi». Sportivamente, hanno iniziato a sentirsi alla moda proprio a Torino 2006: casa Russia con la coda fuori e i giubbotti bianchi e rossi esauriti nei negozi di merchandising. Ragazzine innamorate di Plushenko, gentiluomo sui pattini, e medaglie a strafare. Poi è arrivata Sochi che non aveva impianti pronti e al primo sopralluogo Cio, secondo i reporter presenti, «sembrava una palude», ma oggi è la sede delle Olimpiadi invernali che verranno dopo Vancouver. E lo è anche grazie a diversi voti italiani. Si sono aggiudicati la finale di Champions League che ospiteranno a maggio ed esportano erba artificiale facendo circolare dossier sulla sicurezza del prato sintetico. Hanno pure battuto l’Inghilterra. Un capolavoro, anche lì farcito di politica, prima della partita di calcio valida per le qualificazioni europee, Putin ha definito i rivali «gente dalla mentalità coloniale». E non si riferiva ai calciatori, solo che il governo britannico non ha fatto in tempo ad offendersi che la squadra in campo le ha prese e Mosca ha incassato un altro punto da aggiungere al momento di gloria. C’erano 700 mila persone che cercavano biglietti per entrare nello stadio da 80 mila posti di Russia-Inghilterra. Gli oligarchi non investono più solo a Chelsea, ma innaffiano anche squadre di casa. Oleg Deripaska, tycoon dell’alluminio, accudirà gli atleti di Sochi 2014 e Vagit Alekperov, presidente della Lukoil, è pronto a dare una mano «per quel che serve a fare bella figura nei nostri Giochi». Hanno archiviato l’immagine militare, un tempo sulla panchina della nazionale c’era il colonnello Lobanovski, sguardo austero e vasi capillari dilatati, oggi c’è Guus Hiddink, uno straniero con la fama da seduttore e il vezzo del ciuffo. Retrogradi sul gay pride e i prezzi di stato e spavaldi sul friccicore culturale. Una contraddizione che non discutono, la esibiscono come tutti gli altri desideri: Giochi Olimpici della Gioventù compresi. A Torino reagiscono calmi, mentre Mosca usa il megafono e Singapore mette a disposizione metri di muri perché i giovani facciano un graffito dove raccontare la città che vorrebbero, il sindaco Sergio Chiamparino aspetta: «Sappiamo di avere molto da offrire, non serve agitarsi». Partenza soft come per i Giochi del 2006: «Non approvo gli investimenti inutili, a novembre sceglieranno la short list e se ci saremo mostreremo le nostre carte, già pronte». In realtà ci sono pochi dubbi sulle città che andranno in finale: Atene, Singapore, Torino e Mosca, la lista sarà ufficiale solo a metà novembre e a fine febbraio già si saprà la prescelta. Il tempo scarseggia e non sembrava ci dovesse essere gara, Torino si era mossa in contemporanea all’idea dei nuovi Giochi, gli altri sono arrivati dopo. «Ce lo aspettavamo, non cambia nulla». Chiamparino non si scompone anche perché il Cio ha messo regole fisse, a prova di eccessi: non si possono costruire nuovi impianti, il budget deve stare sotto i 25 milioni di euro e la città deve mescolare il suo meglio. Torino esibisce anche il Salone del Gusto e Mosca rilancia con «il rinascimento culinario» nato al Blini Baron, il locale della svolta gourmand foraggiato dall’ennesimo magnate, Arcady Novikov. Ne hanno uno per ogni candidatura. Giulia Zonca