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 2007  ottobre 25 Giovedì calendario

La Stampa, giovedì 25 ottobre Claudio Meli, detto da tutti l’architetto, è a piazza Navona con le sue opere dal 1969 e così, a occhio, non sembra uno che debba fare gli esami

La Stampa, giovedì 25 ottobre Claudio Meli, detto da tutti l’architetto, è a piazza Navona con le sue opere dal 1969 e così, a occhio, non sembra uno che debba fare gli esami. Eppure il nuovo regolamento per i pittori di Roma, che il Campidoglio sta definendo in questi giorni, prevede che gli esperti ritrattisti siano giudicati da una commissione, per stabilire chi è degno di disegnare in un atelier tanto prestigioso quanto affollato. L’idea del Comune è di mettere ordine in una piazza che rischia sempre di trasformarsi in un bazar. Colpa degli artisti? Solo in parte. Il problema vero è che accanto a questi pittori di strada sono proliferate nel tempo bancarelle che vendono stampe di ogni genere e per gli stranieri la truffa è sempre dietro l’angolo. La questione non sfugge agli stessi pittori e qualcuno si dice favorevole alle verifiche: «Ben vengano gli esami - spiega Giovanni Bosica, ritrattista abruzzese venti anni di permanenza a Piazza Navona - così una volta per tutti si capisce chi è capace a disegnare e chi no. Certo serve una commissione di esperti veri che giudichi con serietà, ma tutto sommato credo che una cosa del genere serva a tutelare noi artisti». Andando a fondo, si scopre che non è la prima volta che l’amministrazione impone prove d’abilità ai pittori. E infatti Bosica aggiunge: «Ora che ci penso chiederò indietro le mie opere che consegnai agli esami di allora». Le direttive del Campidoglio dicono che in Piazza Navona potranno esserci 44 pittori, mentre a Trinità dei Monti c’è posto per 12 cavalletti. La norma, oltre a tentare di liberare la zona dall’invasione delle bancarelle, vuole difendere i turisti da eventuali piccoli imbrogli: se il ritratto o la caricatura non piacerà sarà loro diritto rifiutarla, senza dover pagare. Altra novità è l’obbligo di vendere solo opere di «esclusiva produzione del concessionario», quindi basta commercio di stampe di quadri famosi e merchandising artistico vario. In generale tra i ritrattisti della piazza si respira forte malumore, la contesa con il Comune non nasce oggi, qualche anno fa in nome della lotta al degrado si decise di cacciare gli artisti dai luoghi di grande afflusso turistico. Loro si ribellarono cominciando uno scontro, che questo nuovo regolamento potrebbe alimentare ulteriormente. «A un certo punto cominciarono le contravvenzioni, i vigili venivano chiedevano i documenti dicendo che si trattava di un semplice censimento. Poi però abbiamo ricevuto a casa le multe da centinaia di euro per occupazione abusiva di suolo pubblico, eppure noi paghiamo le tasse per stare qui». Alcuni hanno fatto ricorso, altri hanno preferito pagare, ma insomma con queste vicende alle spalle a sentir parlare di nuovi regolamenti qui si spaventano un po’. «Sono stufo di sentirmi un peso per l’amministrazione, io sono un artista - protesta Bernardo Milite, aria da intellettuale di sinistra, presente a Piazza Navona dal 1977 - e le dico di più: noi che stiamo sulla strada siamo l’archetipo del pittore, noi soltanto abbiamo un rapporto con le persone, dopodichè c’è la galleria, se ci vogliono far scomparire del tutto almeno ce lo dicano con chiarezza». Claudio Meli è più raffinato nello spiegare quello che non va nel regolamento: «Per quello che so io ci sono diversi problemi: era stato istituito un albo dei pittori, ma ora viene cancellato senza spiegazioni. Poi la nostra graduatoria viene riformata prendendo in considerazione soltanto gli ultimi 5 anni e i titoli, così quelli che come me stanno qui da decenni vengono penalizzati». Il più arrabbiato di tutti è senz’altro Evangelista Martino: «Ci trattano come i lavavetri. Appena trovo un’incongruenza in questo regolamento, vado alla procura e denuncio tutti per abuso di potere e associazione a delinquere. Sto studiando il codice penale commentato, questa volta non mi fregano. E poi sa cosa le dico l’esame glielo fare fare ai nostri amministratori». Francesco Olivo