Varie, 25 ottobre 2007
PETRACCHI
PETRACCHI Francesco Pistoia 22 settembre 1937. Maestro di contrabbasso • «[...] Ha suonato con Bernstein, Karajan, Giulini, Muti, Abbado e altre bacchette famose. Direttore d’orchestra egli stesso, ha rivoluzionato (non chiedetemi come) la tecnica del contrabbasso. Docente per vent’anni alla Accademia musicale chigiana di Siena, insegna a Ginevra e a Cremona. A che età scoprì la musica? ”A otto anni, per la prima volta, accompagnai mio padre, che allora aveva un’orchestra, con la quale si esibiva in Toscana. Soprattutto a Montecatini. Le ”ouverture’ e le operette erano pane quotidiano per il pubblico”. Lei, a quale strumento? ”Alla batteria. E con una certa bravura”. Poi? ”Passai al pianoforte per avere una preparazione musicale più completa. Quindi, al contrabbasso”. Perché proprio il contrabbasso? ”Dalla Toscana mi trasferii a Roma, al Collegio di musica. Vi fui ammesso per concorso, ma a una condizione”. Quale? ”La borsa di studio mi sarebbe stata concessa solo come allievo di contrabbasso [...] Sì. La statura e le grandi mani furono determinanti”. I suoi maestri? ”Guido Battistelli, dell’Orchestra Sinfonica della Rai, mentore di tutti noi contrabbassisti”. Cosa gli deve? ”La disciplina e l’impegno quotidiano”. Ha studiato anche direzione d’orchestra? ”Sì. Con Franco Ferrara”. Cosa le ha insegnato? ”A capire il ”pathos” dell’interpretazione delle grande pagine musicali”. I suoi modelli classici? ”La Bibbia inizia con la Genesi. La Musica, con Pierluigi da Palestrina, progenitore di Bach, Mozart, Haydn, base di tutto quello che verrà dopo”. Il suo primo concerto? ”Un recital al Teatro di Rieti, nel lontano 1958, quando mi diplomai in contrabbasso e sostenni l’esame per l’ottavo anno di pianoforte”. Il momento più importante? ”Al Festival di Venezia, nel 1961. Eseguii un concerto a me dedicato da Firmino Sifonia”. Dopodiché? ”Il grande mondo musicale mi aprì le porte. Lo strumento scopriva la versione solistico moderna [...] Con il pubblico cerco sintonia, partecipazione e, soprattutto, rispetto. Quando dirigo mi è più facile lasciarmi andare [...] Perché non devo far i conti con l’arco, le corde, le condizioni climatiche. Con l’orchestra, faccio musica con gioia [...] Il contrabbasso è uno straordinario compagno [...] Il preferito è quello che, con grandi sacrifici, mi regalò mio padre”. Opera di chi? ”Di un liutaio milanese: Gaetano Rossi. del 1847 [...] Dopo ore di studio, lo depongo con cura, quasi come una donna dopo l’amore [...] La musica è tutta nella partitura [...] All’interprete non spetta che riprodurla umilmente [...] Non c’è peggior nemico dell’interprete che pensa di creare. come se un prete che dice Messa si sentisse Dio [...] Il virtuosismo fine a se stesso è meccanicismo, artigianato. Ci vogliono altre qualità perché il virtuosismo diventi arte”. Il primo comandamento di un musicista? ”Studiare”. Il secondo? ”Il secondo, il terzo: studiare, studiare, studiare”. E il talento? ”Un po’ non guasta, come diceva Heifetz”. Il più italiano dei compositori? ”Io sono toscano e amo le tinte romantiche. Per me, il più italiano è Puccini. Alcune sue arie sono così struggenti proprio perché così italiane”. [...] La musica è più di chi la esegue o di chi l’ascolta? ” una società di godimento divisa al cinquanta per cento” [...] Lo strumento più classico? ”Il pianoforte è il più completo. Si presta al virtuosismo solistico, come base per la voce e altri strumenti” [...] Il più romantico? ”Il violino ha nelle vibrazioni delle corde il tono romantico che accompagna i grandi sentimenti e le grandi sensazioni”. Il più mistico? ”Il violoncello [...] Perché si avvicina più degli altri alla voce umana con i suoi accenti di dolcezza e drammaticità”. Il più sensuale? ”Il contrabbasso [...] dieci dita su una forma di donna e, se sei bravo, ne esce musica” [...]» (Roberto Gervaso, ”Il Messaggero” 25/10/2007).