Enrico Marro, Corriere della Sera 25/10/2007, 25 ottobre 2007
MILANO
Simona si presenta al telefono: «Sono un’impiegata che dal 1985 pendola tra Torino e Milano. Mi sapete dire come mai negli anni il costo del mio abbonamento è aumentato (e di tanto) ma la durata del viaggio (in Intercity) non è diminuita? Anzi, è cresciuta di un buon quarto d’ora, quando va bene...». Roberto invece scrive: «Sulla Roma- Napoli quasi tutti i normali Eurostar sono stati deviati sulla nuova linea e promossi a Tav, il biglietto di seconda classe è passato da 25 a 33 euro: rimpiangiamo gli Intercity di pochi anni fa che ci mettevano un’ora e 50 minuti senza fermate mentre ora ci mettono due ore e 40 con quattro fermate ».
Le storie da pendolari di Simona e Roberto sono solo alcune di quelle dietro le quali di nasconde la sintesi dell’ultima inchiesta di Altroconsumo sulle carrozze di serie B: «Quelle che una volta su due arrivano in ritardo a destinazione, che una su tre (o poco meno) hanno una porta che non si apre. Ma soprattutto: che quando sono classificate sotto la voce Intercity, viaggiano più lente di vent’anni fa».
L’INDAGINE – E’ stata condotta tra giugno e luglio nelle principali stazioni di Roma e Milano, Torino e Bologna, Napoli e Bari. Due settimane di prove sul campo. Mille e 180 treni finiti sotto la lente. Cinque materie d’esame: puntualità, sicurezza, macchinette obliteratrici, sportelli e biglietterie self service. Decine e decine di orari di ieri e oggi messi a confronto. Come quelli degli Intercity: «Nel 1987 l’Ic 531 ci impiegava cinque ore e cinque minuti per andare da Milano a Roma, oggi l’Ic 595 ne impiega ben cinque e 56: in vent’anni il tempo di percorrenza sulla stessa tratta è aumentato di circa cinquanta minuti», afferma Maurizio Amerelli, giurista della rivista Soldi&Diritti
di Altroconsumo che ha pubblicato l’indagine. Certo: «Gli Intercity di ieri sono gli Eurostar di oggi nella gerarchia della flotta, ma spesso i primi continuano a essere i più utilizzati dai pendolari che devono sobbarcarsi supplementi per viaggiare su treni declassati a regionali in tutto e per tutto». «Soltanto dal 2001 le tariffe sono aumentate anche del 24%» spiega il responsabile ricerche di mercato dell’associazione Michele Cavuoti. E il portavoce dei pendolari della Torino Milano Cesare Carbonari aggiunge: «Considerando poi che la maggior parte degli Intercity fisicamente sono gli stessi di vent’anni fa "restaurati", che la precedenza sulla linea è sempre data agli Eurostar e che i passeggeri occasionali hanno diritto a rimborsi più limitati (sui regionali nulli), beh, viene da dire: oltre al danno la beffa».
PUNTUALIT E SICUREZZA ”
Non sorprende se poi i treni considerati di serie B sono anche quelli che accumulano più ritardi: «Uno su due non è puntuale, uno su cinque ha un ritardo che supera i quindici minuti », dicono da Altroconsumo.
Napoli e Torino sono le città con i convogli più lumaca (solo il 33% rispetta gli orari), Milano invece è la stazione dove le carrozze arrivano più puntuali (68%). L’indagine di Altroconsumo ha messo in evidenza anche un altro aspetto contestato dai pendolari, quello dell’efficienza dei convogli: «Su 48 treni ispezionati, 38 presentavano almeno una porta guasta, e tra questi 23 l’hanno avuta fuori uso per più giorni ». Le stazioni peggiori sono risultate essere Bari e Torino Porta Nuova, la migliore Bologna. «Al di là delle questioni legate alla sicurezza (cosa succede se i passeggeri devono abbandonare rapidamente il treno?), questo aspetto causa anche ritardi».
L’ODISSEA PER UN BIGLIETTO ”
In un Paese dove la media di chilometri di rotaie per abitante è inferiore a quella Ue, dove l’Alta velocità è ben lontana dall’essere completata e il traffico passeggeri continua a crescere (più 4,8% nel 2006 sul 2005), anche comprare un biglietto può essere un problema. «Le macchinette automatiche sono ben distribuite, quelli che mancano sono gli sportelli con personale – denuncia l’associazione – . Nelle fasce di punta solo il 60% di questi erano aperti, Milano e Napoli le stazioni peggiori». E il biglietto online? «Tutto bene fino a quando non si impongono cambi di orario, rimborsi o co-acquisti con reti internazionali: le denunce non si contano ». Ci si sorprende quindi, si chiede l’associazione dei consumatori, se il treno è al penultimo posto (seguito solo da bus e tram cittadini) quanto a livello di soddisfazione dei passeggeri?
Alessandra Mangiarotti ROMA – Biglietti e abbonamenti ferroviari più cari in arrivo per i pendolari. Per ora si tratta solo di quelli che si spostano da una regione all’altra. L’8% del totale, dice Trenitalia, ma la manovra tariffaria riguarderà molto le regioni del Nord. Per i viaggi all’interno di una stessa regione non cambia nulla. Formalmente la decisione viene presentata dall’azienda come una operazione per mettere ordine in questo tipo di tariffe. Di fatto si tradurrà in un aumento almeno del 10%, come hanno ben compreso gli assessori regionali ai Trasporti ai quali le Ferrovie hanno presentato nei giorni scorsi l’iniziativa.
Fino ad oggi i pendolari che prendono il treno per spostarsi a cavallo di due regioni hanno utilizzato anziché la tariffa regionale la più economica tariffa nazionale, che permette di prendere indifferentemente treni del trasporto regionale e treni Espressi o di categoria superiore, in questo caso pagando un sovraprezzo. Le tariffe nazionali, inoltre, a differenza delle altre, sono di fatto congelate da anni. Ma dal primo novembre l’escamotage non sarà più possibile e con la nuova tariffa, che sarà calcolata sulla base delle relative tariffe regionali, si pagherà di più. Per i viaggi da una regione all’altra il biglietto dei treni Espressi non sarà più valido sui treni regionali.
Il maggiore introito, per ora non quantificato, sarà destinato a «finanziare programmi regionali di miglioramento del servizio», assicura Trenitalia. I nuovi abbonamenti sono in vendita da oggi mentre i nuovi biglietti si acquisteranno da giovedì prossimo. In via transitoria i biglietti di corsa semplice a tariffa ordinaria nazionale per treni Espressi già acquistati potranno essere utilizzati entro il 31 dicembre. I pendolari transregionali abituati a salire sui treni locali con un abbonamento a tariffa nazionale faranno bene a non farlo più, perché rischiano una multa salata: 50 euro più il prezzo del biglietto. In caso di biglietto di corsa semplice la sanzione sarà invece di 10 euro.
Fin qui gli aumenti per i pendolari. Ma visto il magro bottino realizzato dalle Fs con la Finanziaria in discussione, che stanzia circa un miliardo, cioè molto meno di quanto avrebbe voluto l’amministratore delegato, Mauro Moretti, non è escluso che l’azienda torni alla carica con un più vasto piano di aumenti tariffari, che innalzerebbe del 10-12% il prezzo di tutti i treni nazionali: Eurostar, Intercity ed Espressi.