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 2007  ottobre 25 Giovedì calendario

CORRIERE DELLA SERA, 25/10/2007

RAFFAELLA POLATO
MARANELLO (Modena) – Trenta euro di aumento al mese. Trenta euro che, in sé, non cambiano la vita. Però non sono una cifra e basta. Sono un segnale. Tale da spiazzare (almeno potenzialmente) il sindacato. E ancora di più se a «firmarli», a titolo di anticipazione su un contratto bloccato da aspetti normativi, è la Fiat di Sergio Marchionne ma anche di Luca Cordero di Montezemolo. Il che significa che il segnale è in realtà doppio. Non è solo la prima azienda italiana che gioca d’anticipo e proprio sul terreno economico. anche Confindustria, e con tutta evidenza se è vero che presidente del Lingotto e di Viale dell’Astronomia sono la stessa persona, a lanciare il messaggio. Nelle due direzioni. Come sorta di moral suasion (o molto di più) ai propri associati. E come monito, invito, «avviso» alle tute blu e ai sindacati che li rappresentano: «Non siamo noi a bloccare il contratto». Certo Marchionne e Montezemolo respingono letture della decisione in chiave di prova di forza, o di tentativo di «scavalcare a sinistra» le confederazioni. Sottolineano anzi che è l’esatto contrario, che la mossa Fiat è un appello al dialogo, un gesto concreto di disponibilità, un «auspicio fiducioso». Il segnale politico però resta.
Intanto viene da quel Lingotto che, in passato, era spesso stato «il falco» delle relazioni industriali. Ed è vero che la «svolta culturale» impressa da Marchionne si era già vista in altre occasioni, per esempio con la prima chiusura di un integrativo senza un’ora di sciopero. Ma ora è ancora più evidenziata. Se amministratore delegato e presidente, l’uno in azienda l’altro anche in Confindustria, predicano il «premio al merito», quale giornata migliore di quella di ieri per lanciare un messaggio? Difatti. La Fiat che annuncia che pagherà già da questo mese «un’anticipazione» sui futuri aumenti, 30 euro (più il 40% di contributi, e compresi gli 8 euro di indennità di vacanza contrattuale) per i 75 mila dipendenti italiani, è la Fiat che ha appena approvato un nuovo trimestre record. E alzato le stime di utili e dividendi 2007.
L’aggravio di costi, per il gruppo, non sarà gran cosa. Sui 3 milioni al mese. Ma il punto vero è una questione di principi da una parte, di relazioni sindacali dall’altra. Sottolinea, il Lingotto, come le trattative per il rinnovo dei metalmeccanici, «scaduto il 30 giugno», siano «ferme su alcuni aspetti normativi» e senza che si sia «a oggi individuato un percorso per una rapida conclusione». in questa situazione che Torino ha deciso: «Per l’importante contributo dei lavoratori ai buoni risultati del gruppo – dice Marchionne – abbiamo voluto dare un segnale di attenzione, andando incontro almeno parzialmente alle attese di miglioramento economico e cercando di ridurre i disagi di un eventuale protrarsi delle trattative».
Eccolo, uno degli snodi. «Ci auguriamo – continua – che le discussioni possano proseguire in un clima di corretta dialettica e si concludano rapidamente. Siamo convinti che gli spazi esistano e fiduciosi che le parti sapranno trovare il giusto equilibrio tra necessità di competitività e flessibilità delle imprese e le attese dei lavoratori ». Ma se così non andrà, se ritardi ci saranno – dice in sostanza Marchionne – non sarà per mancata disponibilità "nostra". Un "nostra" che Montezemolo allarga oltre il Lingotto: «Parlo da presidente Fiat. Ma penso sia un’iniziativa giusta e condivisibile dal sistema-imprese. un atto di attenzione nei confronti dei lavoratori. Ed è coerente con le riflessioni che da tempo Confindustria porta avanti per rendere più moderne le relazioni industriali». Il sasso, dal Lingotto, è partito.


ENRICO MARRO
ROMA – La mossa di Sergio Marchionne ha spiazzato i sindacati. Che ci hanno messo un po’ a reagire alla decisione dell’amministratore delegato della Fiat di dare 30 euro a tutti i dipendenti quale anticipo sul contratto. Per la verità i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno subito avuto la sensazione che l’offerta di Marchionne andava criticata, ma bisognava trovare le parole giuste, perché comunque si tratta di qualche soldo che va nelle tasche di lavoratori che sono tra quelli che più hanno espresso malumore verso il sindacato: nel recente referendum sindacale i dipendenti della Fiat hanno bocciato in massa l’accordo sul welfare siglato da Cgil, Cisl e Uil col governo. Non a caso la prima reazione arrivata da Torino, quella del segretario cittadino della Fiom-Cgil, Giorgio Airaudo, era stata di segno positivo: « un gesto che rompe il fronte padronale ed è un buon segno per i lavoratori della Fiat». Ma è rimasta isolata.
Del resto, col passare delle ore, Federmeccanica e Confindustria hanno offerto solidi argomenti ai sospetti che già circolavano ai piani alti del sindacato. Massimo Calearo, presidente dell’associazione delle imprese metalmeccaniche, commentava così: «Questa decisione dimostra come i tempi biblici che contraddistinguono i nostri negoziati non siano più compatibili con la velocità del mercato». Poco dopo il vicepresidente della Confindustria, Alberto Bombassei, lo diceva più esplicitamente: l’iniziativa della Fiat «è coerente con le logiche che da almeno tre anni stiamo sostenendo sulla necessità di spostare sempre più verso la sede aziendale il baricentro della contrattazione». Insomma: nel mirino c’è il contratto nazionale, dicono i sindacati. normale, spiega Calearo, che le imprese che vanno meglio intanto comincino a dare qualcosa ai lavoratori, senza aspettare i tempi lunghi del rinnovo del contratto che, necessariamente, deve tener conto anche delle aziende che sono in difficoltà. Ma questo è un ragionamento inaccettabile per il sindacato, soprattutto alla vigilia dello sciopero generale dei metalmeccanici del 30 ottobre. E così anche un moderato come il leader della Fim-Cisl, Giorgio Caprioli, parla di «un atto ostile verso il sindacato». Se l’idea, aggiunge il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini ( foto), è quella di «superare le liturgie della trattativa, così come affermano alcuni dirigenti confindustriali, saremmo di fronte alla messa in discussione del ruolo del contratto nazionale, con l’apertura di un pesante conflitto».

LA REPUBBLICA, 25/10/2007
LUCIANO GALLINO
Sulla scacchiera del contratto dei metalmeccanici in attesa di rinnovo, Sergio Marchionne ha compiuto una mossa che ha richiamato giustamente grande attenzione. Ha deciso di concedere già da fine ottobre 30 euro mensili ai dipendenti Fiat quale anticipazione dei futuri aumenti contrattuali.Ha pure indicato almeno tre ragioni del suo gesto: dare un segno di riconoscimento all´importante contributo dei lavoratori ai buoni risultati del Gruppo; andare incontro alle loro attese di miglioramento economico; cercare di ridurre i disagi di un eventuale protrarsi delle trattative.
Le varie parti interessate al rinnovo del contratto, a partire dai sindacati, sono ora dinanzi al problema di interpretare il significato di tale mossa in vista di quelle da compiere in risposta. Due interpretazioni sono possibili. Potrebbe trattarsi semplicemente di una mossa astuta, di quelle che i giocatori di media abilità improvvisano tanto per vedere come reagisce l´avversario. Oppure di una di rilievo strategico, quelle che innalzano di molto il livello d´una partita, obbligando anche l´avversario a concepire mosse che guardano più largo. Dalle prime reazioni parrebbe che i sindacati abbiano scelto, per ora, di interpretare la scelta di Marchionne come un´astuzia piuttosto scoperta: l´amministratore delegato Fiat vorrebbe, con i suoi 30 euro anticipati, far fallire lo sciopero del 30 ottobre di tutti i metalmeccanici e tirare preventivamente al ribasso a confronto dei 117 euro che i sindacati chiedono.
C´è da chiedersi se questa sia l´interpretazione più efficace da adottare in vista delle mosse che da parte loro i sindacati dovranno comunque compiere. Tenendo conto, fra l´altro, che di imprese metalmeccaniche non c´è solo la Fiat. Per intanto sembra – così si dice – che Marchionne abbia stabilito con diversi sindacalisti rapporti diretti e improntati ad un rispetto dei rispettivi ruoli, quali in Fiat si erano visti di rado. Il conflitto tra l´impresa e i lavoratori esiste, ha carattere strutturale ed è inutile girarci intorno, pare essere la sua posizione. Però si può cercare insieme di gestirne le implicazioni in modo più vantaggioso per entrambe le parti. Se davvero l´amministratore delegato la pensa in questo modo, non così comune tra i manager italiani, sembra strano che la Fiat anticipi 30 euro – in effetti pochini – sui futuri aumenti contrattuali, allo scopo miope di compromettere l´esito di uno sciopero che non riguarda solo il Lingotto o Mirafiori, ma anche migliaia di altre imprese.
Non sono nemmeno da sottovalutare le dichiarazioni di Marchionne che hanno accompagnato l´annuncio dell´anticipo in parola. Per intanto esse non sono comuni tra i nostri manager: quanti sono, e dove stanno, quelli che si spingono a riconoscere che un buon bilancio non lo costruiscono soltanto loro, con le loro superiori abilità pagate milioni di euro l´anno, ma anche i lavoratori; oppure che nel caso in cui le trattative pre-contrattuali si protraggono a lungo questi incorrono in concreti disagi?
Perciò una strada che i sindacati hanno a disposizione, tra le tante possibili, dovendo comunque rispondere a quella di Marchionne, potrebbe consistere, anziché accusarlo di voler manipolare la contrattazione, nel prenderlo sul serio. Se i lavoratori danno "importanti contributi" ai risultati di un´impresa, questo non dovrebbe essere limitato a un riconoscimento verbale, sebbene non comune. Dovrebbe diventare materia di discussione in sede contrattuale, a livello nazionale. Anche se di minori dimensioni a paragone di quello Fiat, ci sono molti altri buoni bilanci di imprese metalmeccaniche grandi e medie, come attestano le rilevazioni di Mediobanca sull´andamento dei profitti nel 2006. Ad essi hanno di certo contribuito i loro dipendenti. Non si vede perché anche ad essi non debbano andare riconoscimenti, non soltanto verbali, analoghi a quelli Fiat. Così come non si vede perché nel caso in cui le trattative si prolunghino essi, al pari dei dipendenti Fiat, non meritino qualche risarcimento per il loro disagio.
L´ad del Lingotto ha tutta l´aria di giocare alla grande. I sindacati hanno ogni convenienza a rispondere alle sue con delle mosse di non minore rilevanza strategica. Il peggio che potrebbe succedere – ma stento a crederlo – è scoprire che in realtà giocava in piccolo.