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 2007  ottobre 24 Mercoledì calendario

Valerio Palmieri per ”Chi” Ora ci gioca nel giardino della sua villa come se fosse solo un oggetto di modernariato ma, all’inizio degli Anni 80, Michele Torpedine girava veramente l’Italia a bordo di una Bianchina

Valerio Palmieri per ”Chi” Ora ci gioca nel giardino della sua villa come se fosse solo un oggetto di modernariato ma, all’inizio degli Anni 80, Michele Torpedine girava veramente l’Italia a bordo di una Bianchina. «Ero il batterista di Orietta Berti, Iva Zanicchi e Gino Paoli», racconta. Oggi viaggia in Business class, è il manager che ha lanciato Zucchero, Bocelli, Giorgia e Biagio Antonacci, e ha organizzato i duetti delle sue star con Sting, Joe Cocker, Miles Davis, Eric Clapton, Céline Dion. Dopo una vita dietro le quinte, vuole togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Tengo molto alla giusta riconoscenza. Ho fatto tanto per gli artisti che ho seguito e mi piacerebbe che, quando raccontano il loro successo, si ricordassero di chi, dietro le quinte, manager, discografici, autori, si è battuto per loro». Ce l’ha con Zucchero, con il quale ha lavorato per 12 anni. «Continua a raccontare bugie sulla sua carriera. Ha persino strumentalizzato la scomparsa di Pavarotti, raccontando, ancora una volta, una versione fantasiosa della nascita del loro duetto in ”Miserere”». (Michele Torpedine - Foto dal settimanale ’CHI’) Domanda. Qual è la verità? Risposta. «Zucchero insiste a dire che, per convincere Pavarotti a cantarla, andò a casa del maestro, gli fece sentire il brano e, di fronte al suo rifiuto, finse di gettare il disco nel caminetto. Il maestro, colpito dal gesto, accettò. In realtà, non andò così. Da Pavarotti ci andai io con il nastro di ”Miserere”, a Philadelphia. Era il 1991. Avevamo inciso una versione di prova da far ascoltare al maestro e la parte del tenore, visto che al teatro comunale di Bologna nessuno voleva cantare su un brano pop, era interpretata da un giovane che si esibiva in un piano bar di Pontedera. Era Andrea Bocelli». D. Come andò l’incontro con il maestro? R. «Andai da Luciano con una delegazione della casa discografica, e lui ci accolse con un piatto di spaghetti fumanti. ”Guarda, grande capo, che io non canterò mai con un artista pop”, mi disse subito. Quando sentì il provino, Pavarotti mi scrutò con aria interrogativa: ”Ma chi è che canta con Zucchero?”. Gli dissi che non lo conoscevo, era solo una prova. ”Allora hai il prosciutto nelle orecchie, non hai mai sentito l’opera! Questo ragazzo è bravissimo, perché non la fate cantare a lui?”. Fu così che Pavarotti mi fece scoprire Bocelli». D. Ma poi, come lo convinse a duettare in ”Miserere”? R. «Dopo 15 giorni il maestro mi convocò a Modena con Zucchero al ristorante Club Europa. Voleva abbinare al concorso ippico uno spettacolo canoro intitolato ”La via Emilia”, con la presenza di artisti emiliani come Morandi, Dalla, Zucchero, Mingardi, Vasco Rossi. Gli risposi: ”Se veniamo, tu canti ”Miserere”?”. E lui disse: ”E va bene, se queste sono le condizioni, accetto”. Zucchero era entusiasta, ma disse che non voleva cantare con gli italiani, lui aveva già duettato con Eric Clapton, Paul Young, Joe Cocker, Miles Davis, voleva fare una cosa internazionale. E così, con Adua e Silvia Galli, nacque il Pavarotti international». D. Zucchero ha anche detto, in un’intervista a ”Repubblica”, che, dopo la scomparsa di Pavarotti, non farà duetti per un po’. R. «Dal momento che tutti i duetti che abbiamo realizzato ebbero costi esagerati, sarebbe più giusto ammettere che i budget attuali della discografia non permettono più progetti di questa dimensione». (Zucchero con Pavarotti e Sting - Foto U.Pizzi) D. I duetti erano pagati? R. «. La collaborazione con Ray Charles costò 100 mila dollari, quella con Sting 50 mila. Pagati dalla casa discografica». D. Zucchero sostiene che Miles Davis decise di duettare con lui in ”Dune mosse” non per soldi, ma dopo aver sentito, per caso, la canzone in macchina. ”Chi è questo? Voglio suonare con lui”, avrebbe detto entusiasta. R. «Miles Davis sentì la canzone in un ristorante, a Viareggio, con me e il suo promoter italiano, Mimmo D’Alessandro, e reagì positivamente. Ma, per registrarla, chiese 100 mila dollari. E la casa discografica pagò». D. Come conobbe Zucchero? R. «Era il 1985 e avevo organizzato il tour Paoli-Vanoni, un successo pazzesco. Una sera mio fratello disse di aver visto in televisione uno che faceva il blues, si chiamava Zucchero». D. Come andò l’incontro? R. «Venne a cercarmi in teatro e mi disse che aveva bisogno di 30 milioni per pagare il mutuo della casa e che avrebbe firmato qualunque contratto. Gli diedi subito la cifra in tre assegni. ”Ma come?”, mi disse, ”i più grandi manager mi hanno detto di no e tu mi dai subito i soldi?”. Credetti subito in lui, e come me due discografici che per Zucchero hanno dato tutto: Danilo Ciotti e Bruno Tibaldi». D. Dodici anni insieme, album come ”Rispetto”, ”Blues”, ”Oro, incenso e birra”, ”Miserere”, ”Spirito DiVino”. Nel 1990 Zucchero riuscì, primo artista al mondo, a varcare lo spazio militare del Cremlino per un concerto. R. «Prima di partire, eravamo a Milano in aeroporto, mi disse: ”Ma cosa ci andiamo a fare a Mosca? Io, se non ho 30 milioni, non ci vado a fare il concerto”. Gli diedi i soldi e solo dopo comprese il valore di quella serata». D. Perché finì con Zucchero? R. «Voleva sfondare sui mercati internazionali e diceva che per lui ero un freno a mano tirato, che non sapevo proporlo all’estero. In realtà, quando ho avuto una vera star internazionale, come Andrea Bocelli, si sono visti i risultati». D. Bocelli fu lanciato da ”Miserere”, che eseguiva ai concerti di Zucchero. R. «Sì, ma Zucchero non lo voleva. Fu una faticaccia convincerlo, ma ci riuscimmo. Quando Andrea cantava ”Miserere” e ”Nessun dorma” veniva giù lo stadio!». (Andrea Bocelli con la moglie - Foto U.Pizzi) D. Provò altre volte a creare sinergie fra i propri artisti? R. «Quando seguivo Giorgia la proposi a Zucchero come corista, ma lui non la voleva, l’ha sempre massacrata. Salvo, poi, scriverle un pezzo per Sanremo. Per un certo periodo, all’inizio della sua carriera, avevo seguito anche Biagio Antonacci, che oggi ha come manager suo fratello. Provai a farlo lavorare con Zucchero, ma lui non lo voleva, lo chiamava, in tono dispregiativo, ”Bastianacci”. Peccato che ”Bastianacci”, lo scorso luglio, a San Siro, abbia fatto 60 mila paganti». D. Zucchero scrisse per Bocelli ”Il mare calmo della sera”. R. «Quel brano era firmato da Zucchero, ma in realtà era di Gloria Nuti. Una cosa che fece altre volte, con altri autori. Nei suoi grandi successi, c’era poco di suo. Qualche esempio: la musica di ”Come il sole all’improvviso” era quella di una canzone di Michael McDonald rallentata; ”Così celeste” è, in realtà, un pezzo di Bob Seger, glielo portò mio fratello; ”Diavolo in me” è copiata da un brano di Joe Cocker; ”Diamante” ha la musica di Matteo Saggese e Mino Vergnaghi. Di questi brani non sono citati gli autori originali». D. Lei ha seguito, per quasi 15 anni, Andrea Bocelli (la loro collaborazione si è interrotta da poco, ndr), portandolo ai vertici della musica mondiale. Ha qualche rimpianto per lui? R. «Sì, quello di non essere riuscito a convincere i critici e il pubblico dei melomani che Bocelli fosse un tenore. Ora ha annunciato che interpreterà un’altra opera lirica a teatro, la Carmen. Ma sarà di nuovo un’operazione commerciale per i suoi fan: purtroppo i melomani e i cantanti lirici continuano a non accettarlo». D. Chi sta lanciando, adesso? R. «Vittorio Grigolo, un tenore toscano. Mi accorsi di lui a New York, lo scorso novembre, quando accompagnai Bocelli al Madison square garden. Con noi c’erano Rosanna Mani, condirettore di Tv Sorrisi e canzoni, sua figlia Alessandra e Tony Renis. Lessi sul New York Times un pezzo su Vittorio, in cui veniva definito il nuovo Pavarotti. Chiesi a Tony Renis come contattarlo e lo invitai a Roma. Dopo alcuni mesi lo portai da Luciano Pavarotti, perchè Vittorio doveva interpretare la ”Bohème” a Washington diretto da Placido Domingo. Era la settimana prima che Luciano ci lasciasse e, dal letto, l’ha aiutato a prepararsi. ”Mi ricordi me da giovane”, gli disse, commosso, il maestro». D. E com’è andata la ”Bohème”? R. «Ha raccolto consensi unanimi, è molto apprezzato all’estero. In Italia si arriva sempre dopo, come per Bocelli. In tv ci vorrebbero più persone con una cultura classica, come Pippo Baudo: mi ha già chiesto di avere Grigolo come ospite a ”Domenica in”». (Adelmo Fornaciari in arte Zucchero - Foto Lapresse) D. Altre scoperte? R. «A Las Vegas ho incontrato un italiano che canta sullo stile di Michael Bublè. Si chiama Harry Cifiello. L’ho portato in Italia e l’ho presentato a Fiorello: incideranno un brano insieme». D. Chi deve ringraziare? R. «Gino Paoli, la prima persona che mi ha dato fiducia, rischiando di suo. E poi Tony Renis, che mi ha aperto la strada internazionale. Lo sa che cosa ha fatto alla Casa Bianca?». D. Ci dica. R. «Ero in America con Bocelli, dovevamo essere ricevuti da Bill Clinton. Ma il presidente era reduce da un viaggio in Cile e la moglie stava male. Così l’appuntamento viene annullato. Chiamo Tony Renis, disperato. Lui mi dice: ”Non ti preoccupare”. Fa un paio di telefonate, e mi richiama. ”Alle quattro il presidente ci aspetta”. Tu pensa, Tony Renis fa Sanremo e tutti gli dicono di no, ma se vai in America ti fa incontrare il presidente!».