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 2007  ottobre 24 Mercoledì calendario

Kitaj Ronald

• Brooks Cleveland (Stati Uniti) 29 ottobre 1932, 22 ottobre 2007. Pittore • «A torto o a ragione è stato incasellato come uno dei pittori che hanno capeggiato la pop art (abbreviativo di popular art) inglese. Ma Ronald Brooks Kitaj in realtà non aveva capeggiato nulla. Chi, al dibattito sorto in Gran Bretagna verso gli anni Cinquanta, sul rapporto arte-comunicazioni di massa, aveva dato una certa sistemazione era stato Richard Hamilton, cui si deve, appunto, la definizione pop art. Correva l’anno 1957. Kitaj vi si era solo aggregato. Così, come d’altronde, avevano fatto Joe Tilson, Allen Jones, Peter Blake, Edoardo Paolozzi. Erano partiti insieme? No. Avevano solo recuperato nelle loro opere elementi che si ispiravano alla cosiddetta popular imagery, ma ribaltandone il linguaggio e rielabor andolo. Ognuno per proprio conto, naturalmente. Fra tutti, forse l’unico che è possibile avvicinare, per qualche verso, a Kitaj è Jones. Il loro comun denominatore si chiama Matisse. Per il resto, l’appartenenza alla pop art è solo una questione di testa. noto come, successivamente, la ”formula” si sia estesa a macchia d’olio negli Stati Uniti e, anche lì, i vari Jim Dine, Claes Oldenburg, Roy Lictenstein, Andy Warhol l’abbiano portato alle estreme conseguenze. Confronto da una parte; opposizione, dall’altra. I primi risultati si vedranno in Europa alla Biennale veneziana del 1964. Ma questa è un’altra storia. Torniamo a Kitaj. Buona parte della sua pittura non è altro che la trasposizione, in immagini, del frutto della sua vita di vagabondo. Nato da padre ungherese e madre russa; prende il cognome, austriaco, dal nuovo compagno della madre. Dal 1950 alterna il lavoro di marinaio all’attività di studente. Ha diciotto anni quando si imbarca, per la prima volta, su un mercantile. Solo tre mesi. Poi va a studiare a New York. L’anno dopo, passa da una nave-cisterna a un’altra. Il lavoro gli permette, però, di viaggiare fra America ed Europa. Nel ”54 è a Vienna, dove si iscrive all’Accademia di Belle arti. il periodo della corrispondenza epistolare con Ezra Pound, allora internato in un manicomio (dove rimane sino al 1959). A Pound dedicherà anche un ritratto, di cui – mi dice Mary de Rachewiltz, figlia del poeta – si ignora la data, ma che [...] è finito sulla copertina del volume di Robert Hughes e Margareth Fisher dedicato alla musica dell’autore dei Canti pisani. Da Vienna, Ronald Kitaj si trasferisce a Londra, dove vive sino al 1997, quando rientra negli Usa (due anni prima, alla Biennale di Venezia gli viene assegnato il Leone d’oro). Retrospettive in tutto il mondo, ma in Italia non se ne ricorda una. Perché, come si diceva all’inizio, Kitaj è un pop artista sui generis? Perché è un pittore coltissimo. Sa di greco e di latino ed ha molte altre virtù, si potrebbe dire parafrasando Carducci. Nel caso particolare, Kitaj, a differenza degli altri del gruppo, ha una forte valenza impressionista da una parte, surrealista dall’altra. Anche se non è esente da ”citazionismo” mass-mediatico, non è certo questa la sua dote principale. C’è Chagall nella sua tavolozza? Sì, forse, ma... solo un’impressione perché taluni suoi personaggi volano come quelli di Vitebsk. Poi, però, osservando le campiture di colore vengono i primi dubbi. Alla fine, si resta disorientati. Tutto merito dell’artista. Niente punti fissi di riferimento e nulla di certo. Kitaj racconta. Ma il suo racconto attinge alla Belle poque, pesca nelle superfici grafiche di Schiele, si impossessa della forza espressionistica d’un Bechmann. Un eclettismo che ha qualcosa di straordinario. Perché, appunto, imprendibile» (Sebastiano Grasso, ”Corriere della Sera” 24/10/2007).