Roberto D’Agostino Dagospia 23/10/2007, 23 ottobre 2007
1 – SCIVOLONI USA DI BAZOLI E PROFUMO
In questo momento il vertice della Banca d’Italia, i banchieri e i giornalisti che hanno partecipato alla riunione del Fondo Monetario Internazionale stanno scendendo dall’aereo.
Molti di loro si sono imbarcati ieri sera alle 19,05 sul volo numero 966 della United Airlines che è arrivato a Roma alle 10,05. La trasferta americana è stata faticosa e si è conclusa senza sfarzo. L’ultima cena informale l’ha offerta il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra, al Cafè Milano di Georgetown dove una pattuglia di giornalisti affamati e annoiati ha commentato le performances dei top-bankers italiani.
(Il Governatore Mario Draghi - Foto U.Pizzi)
La sensazione prevalente è che Draghi, Bazoli e Profumo, siano usciti piuttosto male dal confronto internazionale. Il Governatore è scivolato sull’annuncio prematuro che riguardava la partecipazione del gestore americano Pimco al superfondo da 75 miliardi di dollari di cui aveva parlato il segretario al Tesoro, Henry Paulson. La notizia - come scrive oggi "MF" - è stata seccamente smentita dalla portavoce di Paulson, Anne Marie Hauser, e dallo stesso segretario al Tesoro Paulson.
Dopo questo piccolo incidente Draghi si è ritirato nel silenzio e ieri ha lasciato la scena al suo direttore generale, Fabrizio Saccomanni, che ha dialogato con i rappresentanti di 30 stati durante il breakfast all’Institute of International Bankers.
Nelle orecchie dei giornalisti resta l’impressione un po’ penosa suscitata dalle dichiarazioni in terra americana di Abramo-Bazoli e Alessandro Profumo. E’ strano che questi grandi banchieri non abbiano ancora capito come si debba volare alto quando ci si trova in un contesto internazionale di prestigio. Lo sputtanamento di Mieli ad opera del capo di Sant’Intesa (ha fatto il maleducato con la Costituzione Italiana e l’ho messo dietro la lavagna) è apparso "provinciale e domestico", mentre per Profumo siamo di fronte a un fenomeno di logorrea verbale (ingovernabile) che oggi viene rilevato anche dal quotidiano "La Stampa" in un lungo articolo dedicato all’ex-boyscout di Genova.
Per fortuna dei giornalisti la riunione del Fondo Monetario è stata ricca di buffet e di party. I più abbondanti sono stati quelli all’Ambasciata d’Italia e all’American Chamber of Commerce, ma secondo "MF" i migliori rinfreschi li hanno offerti gli sceicchi arabi al Four Seasons e al Ritz Carlton.
Purtroppo per i giornalisti italiani l’invito non è mai arrivato.
2 – COM’E’ TRISTE GUIDO ROSSI : ”CRISI PROFONDA PER IL CAPITALISMO FINANZIARIO”
E’ triste vedere un personaggio come Guido Rossi ai margini delle grandi partite industriali e bancarie. Eppure questo sembra il destino del supergiurista bocconiano che è diventato consulente del Comune di Sesto San Giovanni per la riqualificazione dell’area Falk. Questo piccolo comune di 80mila abitanti alle porte di Milano, è stato citato dal Manzoni nei Promessi sposi, e negli anni ’60 è diventato la Stalingrado d’Italia per le lotte operaie.
(Guido Rossi con Riccardo Ruggiero - Foto Lapresse)
Ieri le telecamere di "CNBC", l’ottimo canale di informazione economica di Paolo Panerai, sono andate a pescare SuperGuido tra i casermoni di Sesto San Giovanni e gli hanno chiesto un parere sulle turbolenze dei mercati. L’avvocato aveva l’aria stanca e sembrava più vecchio dei 76 anni che si è sempre portato addosso con slancio. Ciò che più ha impressionato è il pessimismo delle risposte. Tranquilli - ha detto in sintesi Guidone dalla cravatta rossa - il peggio per i mercati deve ancora venire. Nella crisi dei derivati saranno coinvolte molte banche e sotto sotto "c’è una crisi piuttosto profonda di tutto il capitalismo finanziario...sono numeri che escono da qualunque controllo...un mare di denaro che sconvolge tutta l’umanità".
Il giornalista di CNBC è rimasto schiantato dalla tristezza di Guido Rossi e alla fine gli ha posto una domanda per risvegliare il Professore: lei partecipa al toto-nomine per il nuovo Consiglio di amministrazione di Telecom? "Ma neanche per idea! - ha risposto il giurista bruciato dalla Vergine della Bicocca, Marco Tronchetti Provera - una volta che mi sono liberato non vorrà che ridiventi schiavo?".
A Sesto San Giovanni sono scese le tenebre.
3 – TELECOM, CUCCAGNA DEGLI AVVOCATI
Ai piani alti di Telecom questa notte non dormiranno. La riunione di Anatel, l’Authority brasiliana che deve dare il via libera a Telefonica, comincerà in serata e il verdetto rischia di non finire sui giornali di domani.
Accanto alla trimurti Pistorio, Buora e Ruggiero che ha le valigie pronte, è schierato il plotone dei consulenti e degli avvocati che sperano in un esito positivo. In prima fila ci sono i legali di Telco, Mediobanca e Generali. Sono avvocati ricchi, molto ricchi, che sciamano a Milano e nella City con la discrezione delle suore di clausura, e fatturano cifre da capogiro. La loro religione è il silenzio e la carta vincente è il cavillo giocato senza esclusione di colpi dentro gli uffici meravigliosi (dove la lettura di Dagospia è ammessa soltanto nelle toilette).
(Carlo Buora - Foto Lapresse)
Tra i nomi più prestigiosi c’è lo Studio Chiomenti che assiste Telefonica, Mediobanca e Generali. Accanto a questo prestigioso salotto giuridico si distingue lo Studio Bonelli Erede Pappalardo che lavora per Benetton e ha una clientela di primissimo ordine. Si trova in via Barozzi, nel pieno centro di Milano, e per uno spazio di 8.000 metri quadri paga un affitto di 1,6 milioni di euro.
Lo Studio Bonelli Erede Pappalardo ha tre sedi in Italia, un piede nella City e il 28 luglio ha inaugurato uno stupendo ufficio a Bruxelles. Quella di Telecom non è la partita più importante che ha giocato finora. Prima dell’estate è stato scelto da Sirti per l’Opa che consentirà ai top manager e a 21 Partners di Benetton il controllo totale della società. Ed è questa forse la ragione che ha indotto anche nei giorni scorsi l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, a scegliere questi prestigiosi professionisti per il collegio legale che dopodomani dovrà difendere le ragioni di Ferrovie presso il Tar del Lazio nella vicenda della gara da 1 miliardo di euro vinta da Sirti.
4 – DA FIORANI, UN MAIALINO DA LATTE PER LIBONATI
A Roma c’è un altro studio legale di primordine che non ha nulla da invidiare a quelli di Milano. Lo guida Berardino Libonati, l’avvocato 73enne che è stato presidente della Banca di Roma e per poche settimane di Alitalia.
Da venerdì scorso sul volto di Berardino è tornato il sorriso perchè il Tribunale di Ascoli ha archiviato le accuse di usura che lo vedevano accomunato a Cesare Geronzi. L’idea di passare per un usuraio che ai tempi della presidenza di Banca di Roma applicava "tassi anatocistici" (cioè interessi smisurati) lo infastidiva terribilmente.
(Bernardino Libonati - Foto U.Pizzi)
Il "Sole 24 Ore" di oggi precisa che l’archiviazione è soltanto "parziale", ma l’impianto accusatorio per Berardino e Cesarone Geronzi è caduto. E insieme ad esso è caduto anche il fastidio per le ultime righe che si trovano nel libro "Capitalismo di rapina" scritto dai giornalisti Biondani, Gerevini, Malagutti. A pagina 262 si trova l’elenco dei regali che nel 2004 Gianpiero Fiorani distribuiva a Natale e a Pasqua. Ce n’è per tutti: dalla moglie e i figli del pio-Fazio, a Cardia, Ciampi, Berlusconi e Tremonti, accontentati in molti casi con confezioni Rovida e bottiglie di champagne.
"L’illustre avvocato romano Berardino Libonati - si legge nel libro - è l’unico a non ricevere l’uovo di cioccolato o il vinsanto. Per lui nientemeno che un maialino da latte da 12 kg".