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 2007  ottobre 24 Mercoledì calendario

DUE ARTICOLI SULL’AUMENTO DEI MINORI STRANIERI

LA REPUBBLICA, 23/10/2007
MARIO REGGIO
ROMA - Dieci anni fa erano solo 70 mila, oggi hanno sfondato il muro del mezzo milione. Sono gli studenti "con cittadinanza non italiana" che frequentano gli istituti statali e paritari. La percentuale è del 5.6 sul totale della popolazione scolastica. Ma nelle elementari l´incidenza raggiunge il 6.8 per cento. L´aumento nel triennio 2004-2006 è stato in media di 70 mila nuovi studenti l´anno. Sono alcuni dei dati del rapporto annuale del ministero della Pubblica Istruzione illustrati ieri dal ministro Giuseppe Fioroni.
L´indagine conferma un trend prevedibile e inarrestabile: la crescita progressiva del numero degli studenti non di cittadinanza italiana, la concentrazione nelle Regioni del Centro-Nord, dove risiede il 90 per cento dei giovani. Ed in cinque città, Roma, Milano, Torino, Bolzano e Brescia l´aumento vertiginoso degli alunni stranieri rischia di creare "classi ghetto". Ma il resoconto evidenzia anche una novità: la crescita degli alunni nelle scuole superiori. Sono poco meno di 103 mila e di questi quasi l´80 per cento iscritti agli istituti tecnici e professionali.
Per fronteggiare in tempo le emergenze il ministro della Pubblica Istruzione ha annunciato una serie di provvedimenti. Circa 40 milioni di euro sono stati stanziati per finanziare le istituzioni scolastiche nelle 5 aree urbane dove è concentrata la presenza degli alunni immigrati. Fioroni ha precisato che una ventina di milioni saranno prelevati dal fondo che il contratto nazionale di lavoro ripartisce tra le aree a rischio del paese e quelle a forte densità di immigrazione.
Tra i nuovi provvedimenti predisposti per favorire l´integrazione degli alunni stranieri l´inserimento di insegnanti di italiano come seconda lingua e per questo sono stati già formati 700 docenti con corsi organizzati dal Ministero. Altro punto è la formazione dei dirigenti scolastici con un piano già avviato a Rimini nel maggio scorso con i primi 100 dirigenti e proseguirà a Torino dal 22 novembre con altri 200 dirigenti e altri 300 per febbraio. I dirigenti dovranno essere in grado di realizzare accordi e progetti tra Comuni, Province e Regioni con le scuole. Uno dei principali obiettivi, nelle aree ad alta concentrazione di famiglie straniere, è quello di evitare, come accade ora che ci siano classi a maggioranza di alunni non italiani. Due le possibili soluzioni. Una politica della casa che permetta alle famiglie di trasferirsi in altri quartieri. Oppure la creazione di un sistema di scuola-bus che permetta agli studenti di raggiungere scuole limitrofe alle aree urbane dove risiedono.
Infine il ministro della Pubblica istruzione ha annunciato un´intesa sperimentale raggiunta con il ministero dell´educazione e Ricerca della Romania per l´insegnamento della lingua e della cultura rumena agli alunni rumeni delle nostre scuole. «Si tratta di un percorso che favorisce la realizzazione all´interno delle istituzioni scolastiche degli apprendimenti e dei saperi della tradizione e cultura rumena per i ragazzi che vogliano farlo nelle nostre scuole - ha dichiarato il ministro Fioroni - questo evita ciò che io ritengo non sia un dato positivo cioè la tendenza di ogni etnia o gruppo religioso di farsi la propria scuola». Per avere un programma comune europeo sul tema di scuola e immigrazione ieri a Roma si è aperta una conferenza internazionale che coinvolge anche la Francia, la Germania, la Svezia e la Spagna. «Affronteremo insieme alcuni approfondimenti indispensabili per realizzare e individuare - ha dichiarato Fioroni - a livello europeo un comune denominatore per garantite agli immigrati un livello di istruzione all´altezza delle aspettative». Comunque la presenza di alunni stranieri nelle scuole italiane è inferiore a quella degli altri paesi europei di consolidata immigrazione come la Germania, Francia, Inghilterra, Olanda, con oltre il 10 per cento ed anche rispetto a paesi raggiunti solo recentemente dall´immigrazione come la Spagna i cui alunni stranieri sono il 7.6 per cento.

LA STAMPA, 23/10/2007
GIORDANO STABILE
Una città come Torino che aumenta al ritmo del 10 per all’anno, sempre più integrata nel nostro paese e con aspettative crescenti. Sono i «figli degli immigrati», cittadini stranieri per la maggior parte, ma anche nuovi italiani figli di coppie miste oppure naturalizzati. Saranno loro il nuovo volto dello «straniero» nel nostro Paese, più simile al nostro, forse più facile da accettare, ma con bisogni - prima di tutto scuola e formazione - che dovremo trovare il modo di garantire.
Una ricerca della Fondazione Giovanni Agnelli, presentata ieri al Melting Box di Torino, ha calcolato che questa fetta d’Italia toccherà quota un milione all’inizio del 2008, con tre anni di anticipo rispetto a quanto previsto nel 2005. Il primo gennaio del 2007 i «figli degli immigrati» erano 900mila, e per effetto dei ricongiungimenti familiari e delle nascite, varcheranno tra pochi mesi la soglia mediatica del milione.
«Abbiamo messo a confronto i dati nazionali Istat e quelli di comuni che includevano anche i figli di coppie miste e gli stranieri naturalizzati - spiega Stefano Molina, dirigente di ricerca della Fondazione -. E abbiamo visto il rapporto tra i figli di stranieri e il numero complessivo di ”figli di immigrati” è di uno a 2,25. Considerato che i figli di stranieri sono circa 400mila, il numero complessivo dei secondi era intorno ai 900mila all’inizio dell’anno. Con i ritmi attuali, supereranno il milione nel 2008 e non nel 2011 come pensavamo».
Il fattore che ha fatto cambiare i calcoli è stata la grande regolarizzazione del 2002-2003, che ha dato stabilità giuridica, e di conseguenza un lavoro e una casa più sicuri, a migliaia di famiglie. « stato uno choc che ha avuto conseguenze interessanti e anche paradossali - continua Molina -. Per esempio il numeri di figli di per donna di molte comunità immigrate è più alto in Italia che nel Paese di origine, quando ci si aspetterebbe il contrario. Ma è facile che una coppia che ha atteso la regolarizzazione per molto tempo decida di avere figli subito dopo aver stabilizzato la sua condizione».
Secondo fattore, il rapido aumento dei flussi migratori dai nuovi Paesi dell’Unione Europea, soprattutto Romania. I residenti stranieri al primo gennaio 2007 erano 2.938.922, con un più 10,1% rispetto al 2006. Nell’ultimo anno però, la crescita nel complesso è dovuta soprattutto all’aumento dei nati da genitori stranieri: 57mila. Le stime della Fondazione Agnelli considerano i nati in Italia da genitori stranieri - seconde generazioni in senso stretto - e le cosiddette generazioni frazionali: la generazione 1,75 (giovani nati all’estero e immigrati in Italia tra 0 e 5 anni), la generazione 1,5 (immigrati tra i 6 e i 12 anni) e la generazione 1,25 (immigrati tra i 13 e i 17 anni). «Oggi in Italia - precisa Molina -, sono prevalenti gli ultimi due gruppi, ragazzi che hanno cominciato la scuola nel Paese d’origine, con difficoltà peculiari, prima di tutto l’apprendimento dell’italiano».
Un problema che sta mettendo in crisi parecchie scuole, soprattutto al Nord, ma che sarà presto sorpassato da altri, anche più complessi. destinata a crescere la percentuale di figli di stranieri nati e scolarizzati in Italia, con aspettative simili a quelle dei coetanei italiani; difficilmente accetteranno un ruolo subalterno come quello destinato alla maggior parte dei loro genitori. «Sarebbe un errore considerare le loro aspettative come quelli degli immigrati di prima generazione - osserva Marco Demarie, direttore della Fondazione -. Se vogliamo che da loro vengano energie e risorse preziose, dovremo considerarli alla pari di tutti gli altri».



«Urgono politiche di integrazione per gli immigrati di seconda generazione». In caso contrario saranno dolori: «Ci aspettiamo un’impennata di episodi di devianza e criminalità di giovani stranieri nati in Italia, che vivono contrasti più forti dei loro genitori». E’ il pensiero di Piercarlo Pazè, ex capo della procura minorile piemontese e oggi direttore di «Minorigiustizia», la rivista dell’Associazione italiana dei magistrati per i minori. Il suo allarme è già incarnato nei fatti: nel primo semestre del 2007, nelle carceri minorili italiane la presenza di stranieri è arrivata al 49%, e il sorpasso pare alle porte.
Dottor Pazè, perché la seconda generazione è più a rischio della prima?
«E’ un fenomeno che attiene all’identità: mentre la prima generazione si porta appresso i modelli culturali e normativi del paese d’origine, i figli escono dal controllo sociale e culturale dei genitori, senza però ancora introiettare i nuovi modelli. Vivono un conflitto di culture e di regole cui s’aggiungono altri problemi, dalla compressione abitativa alle difficoltà economiche».
E’ inevitabile che la tensione esploda?
«Questi ragazzi sono più a rischio degli altri, e hanno bisogno di risposte forti. Accadde ai figli di meridionali migrati al nord, e succede ora a maggior ragione, perché il contrasto culturale è più forte».
Dobbiamo aspettarci qualcosa di simile alla rivolta nellebanlieues francesi?
«In Francia hanno costruito case per gli stranieri, creando di dei ghetti. Da noi paradossalmente la mancanza di risposte abitative lavora per l’integrazione, che appare però un traguardo non ancora raggiunto. Servono politiche di aggregazione e partecipazione dei ragazzi: il cammino passa attraverso la scuola, la presenza di mediatori culturali, gli inserimenti lavorativi. Vedrei bene anche l’offerta di cittadinanza, oggi negata anche ai ragazzi nati in Italia. Sancirebbe invece l’ingresso a pieno titolo nella nostra società, con relativi diritti e doveri».