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 2007  ottobre 24 Mercoledì calendario

Congratulazioni ad Al Gore per il premio Nobel per la pace che gli è stato conferito. Devo però aggiungere che in me non si è ancora sopita l’amarezza nei confronti dell’ex candidato alla Casa Bianca, a seguito delle sue fredde reazioni relative all’abolizione della pena di morte

Congratulazioni ad Al Gore per il premio Nobel per la pace che gli è stato conferito. Devo però aggiungere che in me non si è ancora sopita l’amarezza nei confronti dell’ex candidato alla Casa Bianca, a seguito delle sue fredde reazioni relative all’abolizione della pena di morte. Infatti, quando Al Gore fu ospite del Corriere il 7 marzo 2001 nell’aula magna dell’università Bocconi (si celebravano i 125 anni di vita del quotidiano) gli posi una domanda ben precisa: «esistono concrete speranze che la pena di morte negli Usa possa essere abolita entro breve?». In tono alquanto distaccato rispose: «So che questo è un tema molto sentito in Italia, ma non credo che ci siano possibilità per un cambiamento nella politica degli Stati Uniti». Non una parola di speranza, non un accenno a sue eventuali iniziative per contrastare questa norma di legge fuori dal tempo, non un’espressione seppur vaga di rammarico. Vorrei chiederle: le risulta che, almeno negli ultimi mesi, Al Gore si sia finalmente pronunciato con decisione contro la pena di morte? Carlo Radollovich carlo.radollovich@libero.it Caro Radollovich, la risposta che Al Gore ha dato alla sua domanda non è troppo diversa da quella che Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York e possibile candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2008, ha dato recentemente a Gina Lollobrigida. L’attrice ha detto all’uomo politico: «Voi avete ancora la pena di morte, noi l’abbiamo abolita. una grossa differenza. Qual è la sua posizione? ». E Giuliani le ha risposto: « una questione morale, non soltanto politica, esattamente come l’aborto. C’è chi, proprio per ragioni morali, la sostiene, e c’è chi la condanna. Io rispetto l’opinione di tutti, ma penso che nei casi più efferati, e se non c’è dubbio sul colpevole, la pena di morte sia in un certo senso morale. Direi meglio: secondo me, la pena di morte è moralmente difendibile nei casi estremi. Spesso, anche se non sempre, è un deterrente: il killer deve sapere che può pagare con la vita l’omicidio più atroce o quello di un tutore della legge. La sentenza capitale non va emessa con facilità, e occorre essere certi che non si tratti di un errore, può essere sostituita dall’ergastolo o da una lunga detenzione. Ma io credo nel deterrente». Nella sua corrispondenza dagli Stati Uniti, Ennio Caretto ha notato che le parole di Giuliani sono state applaudite e che l’ex sindaco stava parlando a un gruppo di finanziatori, ciascuno dei quali aveva pagato, per partecipare all’incontro, la somma di 2500 dollari. Non si sarebbe espresso in quei termini se non fosse stato convinto che la sua posizione era gradita al suo pubblico. Questo non significa, naturalmente, che tutti gli americani siano favorevoli alla pena capitale. Alcuni Stati della Federazione l’hanno rimossa dai loro codici, qualche governatore ha preso coraggiose posizioni abolizioniste ed esistono gruppi sociali che scendono in piazza per protestare contro ogni singola esecuzione. Ma credo che Giuliani abbia ragione quando sostiene che il problema è morale o, per meglio dire, religioso. L’America ha cambiato pelle molte volte nei secoli trascorsi dallo sbarco dei primi pellegrini protestanti sulle coste della Virginia e della Nuova Inghilterra. Ma la sua cultura politico- religiosa è ancora fortemente influenzata dal rigore biblico di uomini e donne che avevano imparato a leggere sui libri del Vecchio Testamento. Non dimentichi inoltre, caro Radollovich, che esiste oggi negli Stati Uniti un forte revival religioso, che l’uomo della Casa Bianca è stato governatore del Texas (lo Stato con la più alta percentuale di esecuzioni capitali), che inizia con una preghiera la prima riunione del mattino e che ha trovato i suoi maggiori consensi proprio fra quei 70 milioni di evangelici che sono divenuti una delle maggiori lobby della vita politica americana. possibile discutere con chi pensa, come Giuliani, che la pena di morte sia un efficace deterrente. impossibile discutere con chi è convinto che sia voluta da Dio.