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 2007  ottobre 24 Mercoledì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

PARIGI – Per spiegare le cose di cui si vergognano, i francesi prendono spesso a prestito vocaboli italiani. Imbroglio e omertà risuonano per raccontare uno scandalo che ha gettato una luce sinistra sulle relazioni industriali transalpine. Una banale inchiesta antiriciclaggio promossa dal ministero dell’ Economia e dalla brigata finanziaria della Procura di Parigi ha portato alla scoperta di fondi neri per decine di milioni di euro a disposizione del Medef (la confindustria francese) per gli scopi più diversi e disinvolti. La magistratura indaga, ma le prime ammissioni rivelano un poco edificante scenario di sindacati sovvenzionati, scioperi ammorbiditi, trattative condizionate, oltre al sospetto di finanziamenti occulti di campagne politiche e personali.
Ieri si è dimesso Denis Gautier-Sauvagnac, presidente dell’ Uimm, l’Unione degli industriali metallurgici, la più potente e ricca associazione del Medef, 45 mila imprese. Nel suo ufficio e nella sua abitazione sono stati sequestrati 400 mila euro in contanti, mentre le indagini su diversi conti correnti hanno accertato prelievi non giustificati dell’ ordine di 16 milioni di euro negli ultimi sei anni.
A che cosa servono questi soldi? E da dove provengono? Gautier- Sauvagnac è riuscito a difendere la reputazione personale, ma ha dovuto ammettere il «sistema» occulto delle relazioni sindacali che ha messo in imbarazzo sia il mondo imprenditoriale, sia le principali organizzazioni, per l’insopportabile insinuazione di accordi sottobanco e mantenimento delle strutture a spese del padronato.
L’ammissione è gravissima. Perché la testimonianza del presidente dei metallurgici, oltretutto a capo della delegazione al tavolo delle trattative per la riforma del mercato di lavoro, ha svelato quello che molti imprenditori, con un’altra immagine italiana, chiamano il «segreto di Pulcinella», ovvero un sistema di finanziamento dei sindacati in voga da decenni e similare al finanziamento opaco dei partiti politici.
«I soldi servivano a fluidificare i rapporti», ha detto Gautier- Sauvagnac. In sostanza, impieghi fittizi, promozioni improbabili, consulenze, corsi di formazione inesistenti, attività socioculturali e ricchissime fatture di pagamento della pubblicità su fogli e bollettini sindacali.
L’emergere di una «cassaforte » buona per tutti gli usi (si parla, secondo Le Monde, di 600 milioni di euro) non può essere spiegata soltanto con una «tradizione » storica, come sostiene monsieur DGS: «Ho ereditato un sistema di contributi volontari che serviva a finanziare diverse organizzazioni della vita sociale e a dare una mano a imprese in difficoltà dopo conflitti sindacali molto duri. Non c’è mai stata corruzione o finanziamento della politica».
La presidente del Medef, Laurence Parisot, ha lanciato un appello alla «trasparenza» e per una «governance» più democratica dell’organizzazione padronale, cogliendo l’occasione dello scandalo per aprire anche un fronte interno, essendo in gioco sia la leadership sia il peso politico delle diverse categorie. La Parisot viene dal mondo dei servizi e delle piccole imprese, Gautier- Sauvignac, numero due del Medef, è l’uomo forte della grande industria, con un «tesoro» nascosto alimentato dai suoi elettori.
Anche i dirigenti dei principali sindacati si difendono da sospetti che minano in qualche caso l’onorabilità personale e in generale la credibilità di azioni e strategie. Ma lo scandalo ha anche messo in evidenza la debolezza strutturale, e quindi politica e negoziale, dei sindacati francesi. Con pochi iscritti (meno dell’8% nel settore pubblico, meno del 5% nel privato), senza contributi obbligatori degli aderenti, sovvenzionati dai comitati d’impresa, a quanto pare anche in modo non trasparente, i sindacati non riescono ad autofinanziarsi.
Se poi si considera la sproporzione fra le ricorrenti paralisi del settore pubblico e la relativa pace sociale nel settore privato, diventano inevitabili le domande più imbarazzanti.
(France Presse)