Paolo Valentino, Corriere della Sera 24/10/2007, 24 ottobre 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON – Giungono segnali confusi, se non contraddittori, dagli Stati Uniti, sul tema del cosiddetto scudo spaziale. Mentre il presidente George W. Bush torna a definire «necessario e urgente» il progetto di una difesa missilistica dispiegata in Europa, per contrastare la minaccia iraniana, il capo del Pentagono, Robert Gates, dichiara che Washington potrebbe ritardarne la sua attivazione, fino a quando il pericolo che viene da Teheran non sia «definitivamente provato».
Le due esternazioni, rese a distanza di pochi minuti l’una dall’altra, sembrano confermare l’esistenza di una discussione, se non di una lotta, ancora aperta all’interno dell’amministrazione americana sull’atteggiamento da assumere nei confronti del regime sciita.
Il discorso del presidente è stato particolarmente duro.
«La necessità di una difesa antimissile in Europa è reale e credo anche urgente», ha detto Bush nel suo intervento alla National Defense University. E ha ringraziato vari Paesi, tra cui l’Italia, che stanno partecipando al programma lavorando dal 2001 «in stretto rapporto» con Washington.
Secondo il capo della Casa Bianca, le stime dell’intelligence mostrano che l’Iran potrebbe essere in grado di attaccare gli Usa e molti alleati europei entro il 2015: «Se Teheran continua su questa strada e la comunità internazionale non fa nulla per impedirlo, è possibile che giunga a possedere questa capacità».
Bush ha cercato un approccio più morbido nei confronti di Mosca e di Putin, che ha offerto in alternativa di realizzare insieme lo scudo, usando per il monitoraggio i radar già esistenti in Azerbaijan e sul territorio russo: «Uno sforzo di cooperazione », lo ha definito il presidente. Ma ha anche messo in chiaro che l’idea iniziale americana, di piazzare un radar nella Repubblica Ceca e 10 missili intercettori in Polonia rimane parte integrante del progetto. «Il pericolo di attacchi con missili balistici è un pericolo che condividiamo e dobbiamo rispondervi insieme», ha detto Bush, il quale non si è lasciato sfuggire l’occasione per criticare il Congresso, accusato di aver tagliato centinaia di milioni di dollari dai fondi per la realizzazione dello scudo.
Nelle stesse ore a Praga, al termine di una conferenza stampa con il premier ceco Mirek Topolánek, il ministro della Difesa Robert Gates ha usato toni diversi. Probabilmente con la testa rivolta agli sviluppi in Polonia, dove la fine del governo conservatore annuncia un cambio di direzione in politica estera, il capo del Pentagono ha detto che saranno necessari altri negoziati e che Washington «legherà l’attivazione del sistema alla prova definitiva del pericolo iraniano, in altre parole allo sviluppo delle sue capacità missilistiche, eccetera ». L’idea, ha aggiunto Gates, sarebbe quella di «andare avanti con le trattative, completarle, costruire i siti, ma forse ritardarne l’attivazione fino a quando avremo la prova concreta del pericolo».
L’ipotesi di un legame tra messa in funzione del sistema e verifica della minaccia sciita era stata ventilata nelle scorse settimane ai russi dallo stesso Gates e dal segretario di Stato, Condoleezza Rice. Ma è la prima volta che gli americani parlano apertamente di un rinvio, in questo però negando l’urgenza, sottolineata da Bush. Gates ha anche evocato la proposta di ammettere una presenza russa nei siti della difesa missilistica, compresi quelli polacco e ceco. Ma ha spiegato che questa non sarà negoziata con Mosca, senza l’accordo di Praga e Varsavia. Alla domanda dei giornalisti, se fosse pronto ad accettare una simile presenza, Topolánek ha risposto: «No comment». Sarebbe la prima volta dalla fine del Patto di Varsavia in cui i russi avrebbero una presenza militare sul territorio di due ex Paesi satelliti.
«Attiveremo il sistema dopo aver avuto prova del pericolo iraniano»
IL MINISTRO GATES