Marco Gasperetti, Corriere della Sera 24/10/2007, 24 ottobre 2007
FIRENZE
Il testimonial è un neonato. Un bel bambino roseo e paffuto, la mano sinistra protesa verso la bocca nel gesto, sublime e atavico, della suzione del pollice. Una perfetta e tranquillizzante icona dell’infanzia, quell’immagine, se non ci fosse qualcosa di inusuale e «diverso». Una fascetta da polso sulla quale, invece del nome del piccolo, c’è scritto homosexuel, omosessuale in francese.
Il neonato gay è l’ultima trovata di una campagna pubblicitaria contro le discriminazioni di genere che la Regione Toscana ha presentato ieri con il patrocinio del ministero delle Pari opportunità provocando proteste e polemiche. Il manifesto, stampato in migliaia di copie, sarà affisso sui muri delle città toscane, negli uffici pubblici, davanti alle scuole. Diventerà il frontespizio di cartoline, copertina di brochure e depliant. E sarà pure il logo di una «due giorni», venerdì e sabato, contro le discriminazioni – inserita nel Festival della Creatività – alla quale parteciperanno il ministro Barbara Pollastrini, i governatori Claudio Martini e Nichi Vendola, esperti e studiosi internazionali. Durante l’evento sarà allestita anche una mostra con i manifesti anti omofobia realizzati in altri paesi europei e negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Canada.
L’idea del manifesto choc, che ha provocato una raffica di giudizi negativi ma anche l’approvazione delle organizzazioni gay, è venuta ad Agostino Fragai, Pd, assessore ai Diritti dei cittadini e al suo collaboratore Alessio De Giorgi, presidente dell’ArciGay toscana. «Con questa immagine lanciamo un messaggio forte e chiaro – spiega De Giorgi ”. L’omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile da rispettare».
L’immagine del neonato gay è stata realizzata dalla fondazione canadese Emergence, organismo che si batte contro la discriminazione di genere, e ceduta gratuitamente alla Toscana. Regione italiana all’avanguardia in questo campo, che già nel 2004 ha varato una legge contro le discriminazioni sessuali e pochi mesi fa ha presentato una carta prepagata, con un contributo pubblico, per agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro di transessuali e transgender. Anche allora ci furono polemiche.
«La Toscana è all’avanguardia e l’Italia dovrebbe seguirla» hanno commentato il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, e Franco Grillini, parlamentare della Costituente socialista e leader storico del movimento omosessuale in Italia.
Di segno apposto i commenti del centrodestra. Il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volontè, giudica il manifesto raccapricciante: «Strumentalizzare i neonati per far credere che le pulsioni omosessuali siano una caratteristica innata – dice – è un atto fuorviante e vergognoso sotto il profilo scientifico e sociale». Isabella Bertolini, vicepresidente de deputati di Forza Italia: «Dopo la tessera sanitaria per gli immigrati, la regione rossa tenta di affermare un modello alternativo di società dove domina l’indeterminatezza sessuale. E per raggiungere l’obiettivo usa un neonato in modo strumentale e ideologico». Massimo Polledri (Lega) parla di propaganda simile a quella adottata dal regime durante il ventennio fascista quando i bambini erano vestiti da balilla, chiede che i manifesti siano ritirati e annuncia un’interrogazione parlamentare.
M.Ga.
«Il manifesto è forte? Sì, certo che lo è. Perché trasmette un messaggio immediato, incisivo, risolutore. Con questa immagine noi vogliamo dire che la condizione gay non si sceglie».
Agostino Fragai (nella foto), 52 anni, pistoiese, è l’assessore regionale che ha scelto l’immagine choc del neonato per la campagna della Toscana contro le discriminazione sessuali.
Non è sorpreso dal clamore che ha suscitato quel manifesto e non si pente della decisione presa.
Assessore, dunque volete dire che omosessuali si nasce?
«Non è questo il punto e non entro nel merito della questione, non mi interessa. Anche perché non sono uno scienziato.
Dico però, e questo lo dico forte e chiaro, che l’omosessualità non è un vizio e dunque non deve essere condannata né emarginata o, peggio ancora, non può essere perseguitata».
Ma che cosa c’entra con tutto questo il bambino?
«Il bambino è l’essere più innocente di questo mondo. In lui non c’è vizio. Il neonato del manifesto ha un braccialetto in primo piano con la scritta omosessuale, ma l’immagine del piccolo è sfocata. Il suo orientamento sessuale è un’ipotesi, noi non lo conosciamo. Però sappiamo che questo sarà un suo diritto, da tutelare e salvaguardare.
La Regione Toscana lo ha fatto con una legge e con una serie di altri interventi. Ne siamo orgogliosi, lo riteniamo un atto di civiltà».
M.A.C.
ROMA – «Sicuramente è una campagna di cattivo gusto, anzi è un vero pasticcio». Il filosofo Gianni Vattimo (nella foto), omosessuale dichiarato, giudica davvero «eccessiva» l’iniziativa della regione Toscana.
Perché?
« Lo slogan che accompagna il manifesto afferma che essere omosessuali non è una scelta. Mi sembra un’affermazione troppo biologistica. Certo per un gay è naturale esserlo, ma non sono così sicuro che esserlo sia determinato dalla genetica. Penso che questo sia vero solo in parte».
E di cattivo gusto?
« Usare l’immagine di un neonato avrebbe avuto senso solo per stigmatizzare il fatto che venga "etichettato" come omosessuale fin da piccolo».
E tuttavia la campagna è patrocinata dal ministero delle Pari opportunità...
«Anche questo non saprei perché. La campagna è troppo ambigua, è veramente senza capo né coda».
Potrebbe essere controproducente: scatenare ad esempio un’ondata di razzismo?
« Sì, nel senso che mettere questa etichetta spinge a pensare che gli omosessuali siano una razza. Ma se si è una razza possono scattare i meccanismi tipici di esclusione, cioè il razzismo».
M.A.C.
ROMA – Daniele Scalise, giornalista, ideatore della rubrica «Froci» su il
Foglio, sta per pubblicare «Lettere di un padre omosessuale a una figlia». Ed è totalmente d’accordo con lo slogan della campagna choc della Toscana: «L’orientamento sessuale non è una scelta».
Che significa?
«Che una persona si trova a essere omosessuale, così come uno è mancino e un altro ha i capelli rossi. Si può scegliere di essere un omosessuale felice o infelice. Nel senso che si può vivere nell’ombra,nella paura e nell’angoscia oppure si può essere un omosessuale realizzato, compiuto e riconoscibile».
Eppure la scienza non è riuscita a dimostrare che «si nasce» omosessuali?
«Rimane vero che qualcuno "si trova" a essere omosessuale, anche se le teorie scientifiche o parascientifiche sull’omosessualità si sono rivelate tutte panzane. La stessa Chiesa cattolica, che è l’organizzazione più omosessuale e più omofoba del mondo, non condanna come peccato l’orientamento omosessuale, ma solo i rapporti omosessuali. E’ stata costretta ad ammettere che non si tratta di un capriccio».
E’ giusto utilizzare l’immagine di un neonato con il braccialetto con su la scritta «Homosexual»?
«Non ho visto il manifesto, ma l’immagine non mi crea problemi. Certo, è bella forte...».