Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera 24/10/2007, 24 ottobre 2007
DUE ARTICOLI, CON LE REAZIONI DI AMATO
ROMA – Salta l’approvazione del «pacchetto sicurezza ». Il governo non trova l’accordo sulle misure che inaspriscono le pene per i reati di allarme sociale e sulla concessione di maggiori poteri e sindaci e prefetti. E alla fine in Consiglio dei ministri si decide di rinviare l’esame «in attesa di aggiornamenti». Determinante si rivela la minaccia di astensione di quattro ministri che da settimane avevano manifestato la propria contrarietà a molte norme inserite nei provvedimenti studiati dall’Interno e dalla Giustizia.
Si comincia alle 16 con la relazione di Giuliano Amato. Il responsabile del Viminale sottolinea «il diffondersi di una criminalità che ha tipologie nuove e invade spazi fino ad oggi ritenuti sicuri, che ha sempre più spesso come protagonisti soggetti stranieri irregolarmente in Italia, che colpisce le persone comuni, quelle più deboli, le donne, gli anziani e i bambini. Un fenomeno nuovo che per questo va contrastato con strumenti nuovi e aggiornati».
Emma Bonino della Rosa nel Pugno spiega che non voterà nessuno dei provvedimenti. Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista fa lo stesso su quello che riscrive alcune norme del codice penale e sui poteri agli amministratori locali. quello che non convince Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi e Fabio Mussi di Sinistra Democratica. Non sono gli unici. Rosy Bindi manifesta con chiarezza il timore che ci siano «norme antirom». Cesare Damiano chiede di inserire articoli di legge per combattere il caporalato. Barbara Pollastrini contesta alcuni punti che riguardano la contraffazione e lo stesso fa Giulio Santagata. Alla fine emerge in maniera netta che c’è bisogno di un’approfondita rilettura dell’intero impianto perché un’intesa è impossibile da trovare.
Se ne riparlerà tra una settimana, ma per il governo si tratta di una pesante battuta d’arresto. La sensazione che non ci fosse il clima giusto per trovare l’accordo era comunque apparsa evidente sin dai giorni scorsi quando ministri e parlamentari della sinistra radicale avevano espresso critiche forti all’impianto e Ferrero aveva affermato: «Non mi convince perché è troppo puntato sulle questioni di ordine pubblico. Dobbiamo evitare di confondere il delinquente, che va messo in galera, con il povero che invece va aiutato a trovare un lavoro e a reinserirsi nella società: non sempre questa distinzione è così netta».
Lo ha ribadito ieri uscendo da Palazzo Chigi. «Non è detto che si arrivi ad un provvedimento condiviso: c’è stata una discussione approfondita, vedremo. Ma su alcuni punti, come per esempio i poteri ai sindaci, non so se si riuscirà ad arrivare ad una posizione univoca». E Bonino ha aggiunto: «Potevamo anche essere tutti d’accordo sul fatto che serve più sicurezza, ma il problema era evidentemente quello delle modalità con cui attuare questo obiettivo. Alla fine di questo dibattito il presidente del Consiglio ha concluso che l’esame era stato utile sia in termini di rilievi critici che di suggerimenti e che necessitava di una riscrittura e di un ripensamento ». A difendere le norme ci aveva provato il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli definendo il pacchetto «uno strumento per difendere i più deboli» e aveva poi sottolineato la necessità di «mettere i sindaci in condizione di proteggere le persone più indifese» e quella di «difendere i minori da chi vuole ridurli in schiavitù».
Non è servito. E l’opposizione si scatena: «Fino a quando potremo continuare con un governo degli annunci, senza nessuna sostanza? Mentre a Palazzo Chigi litigano, i nostri concittadini muoiono per mano di una criminalità dilagante», si chiede la Lega. E Maurizio Gasparri di An sollecita Napolitano a «pretendere le dimissioni del governo».
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ROMA – «Nei prossimi giorni ci sarà da lavorare parecchio ». La riunione del Consiglio dei ministri è appena terminata, il titolare dell’Interno Giuliano Amato riunisce i responsabili degli uffici legislativi. Lo descrivono come «sereno e tranquillo», ma nessuno può negare che quella di ieri sia stata una pessima giornata. Perché più volte Amato aveva insistito sulla necessità di approvare le nuove norme e appena due giorni fa, annunciando l’inserimento del «pacchetto» all’ordine del giorno, fonti di Palazzo Chigi avevano sottolineato la necessità di arrivare all’approvazione di provvedimenti che «forniscono una risposta forte e articolata alla criminalità ».
Ora si ricomincia, ma su alcuni punti il responsabile del Viminale ha già spiegato che non è disposto a cedere. Ai colleghi della sinistra radicale che chiedono di eliminare la pena prevista per chi vende merce contraffatta, ha chiarito che «si può discutere sull’entità, ma un deterrente deve esserci». Ancor più duro è stato nei confronti di chi ha criticato aspramente le norme sull’espulsione dei cittadini comunitari. «In caso il provvedimento non sia immediato – ha affermato – deve essere previsto il trattenimento nei centri di permanenza temporanea, altrimenti diventa tutta una finzione».
Già durante la relazione preliminare al Consiglio di ieri, Amato aveva difeso l’impianto dei 4 disegni di legge spiegando che «non sono affatto draconiani perché non c’è bisogno di slogan minacciosi come "tolleranza zero", ma di risposte concrete ed efficaci applicabili alla richiesta di sicurezza che oggi arriva dai cittadini. La percezione della gente va peggiorando». Una linea che aveva trovato l’approvazione piena di Prodi. A Palazzo Chigi assicurano che il premier «non è affatto preoccupato per quanto accaduto, anche perché è riuscito a risolvere il problema tra Di Pietro e Mastella. Alle 21 ha capito che la discussione andava per le lunghe e ha preferito aggiornarla». Rinvio tecnico, questa è la linea. Ma a vedere le facce dei ministri che lasciano Palazzo Chigi e a sentire i loro commenti, sembra di capire che lo scontro sia appena iniziato.