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 2007  ottobre 22 Lunedì calendario

Sta forse per formarsi un’altra delle «strane coppie » che la politica italiana di tanto in tanto conosce

Sta forse per formarsi un’altra delle «strane coppie » che la politica italiana di tanto in tanto conosce. Nei prossimi mesi, probabilmente, assisteremo a continui giochi di sponda e convergenze fra il neosegretario del Pd Walter Veltroni e il leader di An Gianfranco Fini. Il punto di incontro sarà la legge elettorale. Veltroni e Fini hanno un interesse in comune. Entrambi necessitano di una buona riforma elettorale che premi le grandi aggregazioni (i grandi partiti), e dovranno faticare per imporla ai rispettivi partner. In mancanza di ciò, a tutti e due conviene il referendum e il sistema elettorale che ne scaturirebbe. Sia Fini che Veltroni avrebbero tutto da perdere se passasse la riforma che, al momento, incontra i favori di tanti (Udc, Udeur, Rifondazione e molti altri): la proporzionale con lo sbarramento del cinque per cento, il sistema pseudo-tedesco. E’ lecito chiamarlo pseudo-tedesco perché, a differenza di quanto accade in Germania, lo sbarramento del cinque per cento non garantirebbe la fine della frammentazione partitica. I nostri regolamenti parlamentari, infatti, rendono facili le manovre di aggiramento: una piccola formazione può entrare in un cartello elettorale e, superata la soglia, dare vita a un gruppo parlamentare autonomo. In più, lo pseudo-tedesco avrebbe l’effetto di disincentivare le grandi aggregazioni. Né Fini né Veltroni possono permetterselo. Nel caso di Fini la ragione è semplice: egli ha da tempo compreso che An, da sola, non può più condurlo da nessuna parte. Ha una vitale necessità di fondere An con Forza Italia, di dare vita a un grande partito del centrodestra nel quale partecipare, a tempo debito, alla gara per la successione a Berlusconi. Lo pseudo-tedesco non serve allo scopo. Come la maggior parte dei sistemi proporzionali esso disincentiva, anziché favorire, le grandi aggregazioni. Ma anche Veltroni ha interesse ad impedire il passaggio dello pseudo-tedesco. Veltroni deve oggi lavorare al consolidamento di un partito nato dalla aggregazione fra Ds e Margherita. Ha bisogno di un sistema elettorale adeguato. Con lo pseudo-tedesco il consolidamento del Partito democratico sarebbe a rischio. In primo luogo, la giusta ambizione di dare vita a un partito a vocazione maggioritaria (in grado cioè di vincere le elezioni e governare da solo) verrebbe frustrata. Non si potrebbe mai uscire dal gioco delle coalizioni fra partiti. In secondo luogo, lo pseudo-tedesco favorirebbe la nascita di una aggregazione centrista (l’attuale Udc più altri gruppi), con pochi voti ma con una rendita di posizione, in grado di diventare perno di qualunque combinazione di governo. Se una simile aggregazione centrista si formasse, la pressione sul neonato Pd diventerebbe fortissima. L’aggregazione centrista, alla lunga, eserciterebbe un effetto-calamita su settori del Pd (su una parte almeno degli ex popolari). Veltroni e Fini hanno un diverso (e comune) interesse. A favore di una riforma elettorale che premi le grandi aggregazioni. Senza entrare in dettagli tecnici notiamo che esistono vari sistemi elettorali, non solo maggioritari, che possono favorire quel risultato: uno di essi è il sistema spagnolo (proporzionale ma con piccoli collegi) di cui Veltroni ha già cominciato a parlare. Quel sistema avrebbe anche il vantaggio di non dispiacere alla Lega: perché favorisce i grandi partiti nazionali ma anche i piccoli partiti a forte concentrazione regionale. Poiché l’affermazione di partiti a vocazione maggioritaria ha numerosi e agguerriti nemici in Parlamento, coloro che la vogliono non potranno far altro, nei prossimi mesi, che lavorare spalla a spalla.