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 2007  ottobre 24 Mercoledì calendario

Personalmente sono stufo di scrivere e riscrivere di riforma elettorale. Ma gli eventi incalzano e c’è una urgenza

Personalmente sono stufo di scrivere e riscrivere di riforma elettorale. Ma gli eventi incalzano e c’è una urgenza. Oggi si riunisce al Senato la commissione presieduta da Enzo Bianco che dovrebbe verificare quale «buona riforma » possa trovare un sufficiente consenso nel nostro Parlamento. Intanto, due giorni fa, questo giornale ha pubblicato un fondo di Angelo Panebianco e una intervista di Francesco Rutelli che si contraddicono su ogni punto. Per Rutelli, o un accordo si trova ora, oppure non si troverà più. Per Panebianco, invece, è come se non ci fosse nessuna scadenza. Rutelli asserisce che solo il sistema tedesco (che per lui è un buon sistema) può andare in porto. Ma Panebianco critica il sistema tedesco e ipotizza un latente accordo tra Veltroni e Fini sul sistema spagnolo. Dico la verità: date le circostanze sono sconcertato anch’io. E vorrei che la commissione Bianco fosse in condizione di deliberare con idee chiare. Chiarisco, in primo luogo, che lo scenario di Panebianco è una congettura che si fonda sull’argomento di una ipotetica comunanza di interessi. L’ipotesi è debole. Nella mia esperienza ho segnalato non so quante volte comunanze di interessi che gli intrighi del Palazzo hanno invariabilmente ignorato. E ieri ho interpellato Rutelli, che mi autorizza a riferire che Veltroni non gli ha mai nemmeno fatto il nome di Fini. Panebianco inoltre attacca il sistema tedesco con argomenti che io ho sempre attaccato. Come faccio, allora, a non dissentire? Il sistema tedesco secondo la sua argomentazione diventerebbe, in Italia, «pseudo-tedesco» perché il suo sbarramento del 5 per cento verrebbe aggirato da cartelli elettorali. Ma già esiste e giace un disegno di legge dei senatori Salvi e Villone che dispone che i partiti abbiano statuti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale (per impedire partiti-lampo escogitati sotto elezioni), e che poi stabilisce (articolo 12, sub 2) che «non è ammissibile la presentazione di una unica lista o di un unico candidato da parte di più di un partito o movimento politico». Bastano due o tre righi per impedire l’aggiramento che viene dato per inevitabile. Il testo Salvi-Villone già basta a garantire, allora, che il sistema tedesco riesca a decapitare la nostra frammentazione partitica. E va da sé che se una quindicina dei nostri «nanetti» sparissero, l’aggregazione delle forze politiche avverrebbe automaticamente. Avverrebbe esattamente per la stessa ragione per la quale avviene in Spagna (che a suo modo egualmente decapita partitini). Invece – per Panebianco – in Spagna l’aggregazione avviene e in Germania no. Non torna. Concludo. La commissione Bianco si trova al cospetto di tre modelli – tedesco, francese, spagnolo – tutti e tre meritevoli di considerazione. Ma in politica (debbo essere io a spiegarlo a Veltroni?) se ci sono tre soluzioni accettabili, si deve accettare quella più accettata. Invece Veltroni si butta all’ultimo minuto su una soluzione che risulta meno accettata. Perché? Così facendo rischia di affondarle tutte. Ripeto: perché? Se Veltroni vuol essere, come mi auguro, un nuovo tipo di leader, allora si deve spiegare. Visto che invoca la trasparenza, non esordisca facendo l’opaco.