Adriana Bazzi, Corriere della Sera 23/10/2007+Ottavia Giustetti, la Repubblica 20/10/2007, 23 ottobre 2007
MILANO
Sono le avanguardie dell’influenza, ma i raffreddori, le febbri, i mal di gola e le tossi che in questi giorni stanno mettendo a letto decine di italiani non hanno niente a che fare con il virus dell’infezione classica. Quella che può essere prevenuta dal vaccino, per intendersi. E che arriverà verso fine dicembre.
Adesso sono altri i virus che circolano, «cugini» di quello influenzale, fastidiosi sì, ma non altrettanto cattivi. Ad aumentare la loro pericolosità ci stanno pensando, però, gli sbalzi di temperatura di questo autunno, l’inquinamento più elevato del solito, almeno in certe zone, le diffuse e cattive abitudini di vita, come il mangiare male, il dormire poco o il non praticare attività fisica, e, soprattutto lo stress, nemico delle difese immunitarie.
Non a caso, mentre l’influenza vera colpisce preferibilmente bambini e anziani, queste forme simil-influenzali interessano anche gli adulti, spesso professionisti o manager, comunque super impegnati, vittime privilegiate dello stress. E trovano un facile bersaglio nelle persone che hanno molti contatti sociali: metropolitane, aerei e treni, grandi magazzini, locali affollati non fanno altro che favorire la diffusione del contagio.
«Non ci sono per queste forme i "medici sentinella", come per l’influenza vera e propria – precisa Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università di Milano – ed è difficile avere una mappa precisa di questa epidemia autunnale, anche perché le persone si curano da sole. Si stima, però, che questi disturbi respiratori, provocati da Adenovirus e Coronavirus, interessino almeno 400.000 persone alla settimana».
Ci sono rimedi? «Il vaccino contro queste infezioni non esiste perché sono provocate da molti virus diversi. La prevenzione? Valgono i soliti consigli di buon senso: evitare gli sbalzi di temperatura, vestirsi a strati, seguire uno stile di vita regolare per quanto riguarda il sonno e i pasti. Per curare i sintomi vanno bene antipiretici, antitosse o decongestionanti, ma attenzione: è bene attenuare i sintomi, non azzerarli, altrimenti una persona si sente guarita, ma non lo è, e può andare incontro a ricadute. Curarsi bene è importante perché un’infezione trascurata rappresenta una specie di "ferita" delle vie respiratorie che le renderà più vulnerabili ai virus».
Chi si ammala in questi giorni non sarà al sicuro dalla prossima vera influenza e chi pensa che «se avessi già fatto il vaccino non mi sarei ammalato » sbaglia. L’influenza invernale è provocata da virus specifici (che, a differenza di quelli «autunnali», amano il freddo): quest’anno il virus delle Isole Salomone sostituisce il Wisconsin dell’anno scorso. In questi giorni comincia la campagna di vaccinazione per almeno per 15 milioni di italiani e il vaccino sarà presto nelle Usl e nelle farmacie.
«E’ bene comunque – commenta Gaetano Maria Fara, igienista all’Università La Sapienza di Roma – non vaccinarsi troppo presto per non rimanere scoperti nel caso il picco dell’infezione si manifesti in ritardo, per esempio in febbraio: la protezione contro il virus, che si ha già dopo 15 giorni dalla vaccinazione, rimane al massimo per quattro mesi, poi si riduce ». La prossima stagione influenzale si preannuncia vivace, con almeno cinque milioni di casi previsti, «ma – aggiunge Pregliasco – dipenderà dalla meteorologia: l’anno scorso il clima mite ha limitato il contagio».
Intanto in molti ospedali i reparti di medicina interna sono già al completo per bronchiti e polmoniti degli anziani. Lo ha segnalato la Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti. «La causa – dice il presidente Giovanni Mathieu ”. E’ lo sbalzo di temperatura. Gli anziani sono più fragili e hanno meccanismi di adattamento meno efficaci ».
LA REPUBBLICA, 20/10/2007
OTTAVIA GIUSTETTI
Sarà un inverno piuttosto mite e l’ epidemia influenzale arriverà in ritardo come lo scorso anno. Mentre i virus che sono stati isolati fino a oggi in tutta Europa sono pochissimi e molto simili a quelli dell’ inverno 2006. Che tradotto significa: i sintomi dell’ influenza che arriverà non saranno molto acuti perché tutti gli individui sono in qualche modo protetti dagli anticorpi creati nel passato. I soggetti a rischio restano gli anziani, le persone in condizioni di salute non ottimali e i piccolissimi che non hanno una storia di anticorpi nel proprio organismo. Per loro è consigliato il vaccino che da lunedì sarà disponibile in tutto il Piemonte. Parte lunedì la campagna di vaccinazione antinfluenzale della Regione Piemonte mentre le prime sindromi da raffreddamento affollano già i pronto soccorso della città. Lo scorso fine settimana si è registrato un gran numero di accessi all’ ospedale infantile Regina Margherita tanto che presto sarà incrementato il servizio di triage infermieristico con la presenza di un medico di base che farà da filtro visitando all’ ingresso i piccoli pazienti. «Il momento migliore per la vaccinazione è novembre - spiega Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore dell’ assessorato alla Sanità - perché si è visto che negli ultimi anni i picchi di epidemia influenzale si sono verificati nei mesi di gennaio e febbraio. Il consiglio è quindi quello di evitare la corsa dal medico, in modo da garantirsi una copertura fino al termine del periodo a rischio influenza». Sono proprio le condizioni climatiche particolarmente miti a posticipare l’ insorgere dell’ epidemia influenzale che, negli ultimi anni, grazie anche alla campagna di vaccinazione, non ha mai superato un 5 per cento di incidenza sulla popolazione totale del Piemonte. A partire da lunedì sarà possibile richiedere la somministrazione del vaccino negli studi dei medici di base e dei pediatri di base e negli ambulatori delle Asl appositamente organizzate. Le categorie per le quali è consigliato sono sempre quella delle persone sopra ai 65 anni e delle persone immunodepresse. Per i bimbi sani anche se piccolissimi resta l’ indicazione del ministero che non prevede la vaccinazione. Mentre per esempio negli Stati Uniti ormai si vaccinano quasi tutti i giovanissimi. Sugli anziani c’ è ancora molto da lavorare, per demolire soprattutto la diffidenza ad affidarsi a questo strumento di prevenzione. Se infatti l’ obiettivo minimo da raggiungere è di una copertura del 75 per cento della popolazione in Piemonte ci siamo fermati lo scorso anno al 58 per cento, con un ulteriore piccolo calo rispetto al 2005.