Varie, 23 ottobre 2007
Tags : Pino Tursi Prato
TursiPrato Pino
• (Giuseppe) Casole Bruzio (Cosenza) 25 marzo 1953. Politico • «[...] Capello biondo, giacca larga e un sigaro, immancabilmente spento, tenuto fra le labbra. Un simbolo, per Pino Tursi-Prato, quel sigaro: agitato nei comizi quando bisognava arringare, stretto fra i denti quando era meglio tacere. lui l’ex consigliere regionale socialista, ex assessore ed ex presidente dell’Asl di Cosenza che, oggi pentito, ha inviato il memoriale esplosivo sui rapporti tra il presidente del Consiglio Romano Prodi, il ministro Mastella e il leader della Compagnia delle Opere calabrese Antonino Saladino al centro dell’inchiesta [...] tolta al pm Luigi De Magistris. Un personaggio istrionico, Tursi-Prato, che ha sempre salterellato con nonchalance tra politica e criminalità organizzata. Oggi è in carcere a Vibo Valentia per scontare nove anni di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa finalizzata al voto di scambio e corruzione. Un’indagine per cui in molti avevano tremato. ”L’imputato Tursi-Prato - aveva tuonato durante la requisitoria il pm antimafia Eugenio Facciolla - è stato l’anello di raccordo tra la criminalità organizzata e il mondo politica”. Da anni ben addentro ai meccanismi della politica calabrese, veniva indicato come il referente della cosca del pentito Franco Pino, il ”boss dagli occhi di ghiaccio” che in cambio dell’appoggio elettorale all’allora esponente del Psdi ottenne posti di lavoro alle mense ospedaliere per parenti e compari, box auto e mazzette. Erano i primi anni Novanta, anni in cui i capomandamenti entravano e uscivano dai locali pubblici come dalle sedi istituzionali. ”Tursi-Prato - raccontava ancora Facciolla - andava in giro accompagnato da Alberto Magliari, boss di Altomonte, frequentava stabilmente Franco Pino, venne persino sorpreso a cena con Ascenzio Curcio, condannato dalla magistratura catanese e molto vicino al padrino di Cosa Nostra Nitto Santapaola”. Il politico, in quell’ambiente, ci sguazzava. Ma quando su di lui si abbattè la scure della magistratura, lanciò messaggi trasversali. Dichiarò che lui pagava per tutti, minacciò di fare altri nomi. Tutti sapevano che era il raccoglitore di voti per l’area socialista. L’onorevole Giacomo Mancini, storico leader del Psi e all’epoca sindaco di Cosenza, inviò un esposto al procuratore generale Francesco Pudia per la requisitoria del pm antimafia che ne aveva sottolineato più volte i legami. Tursi-Prato, i nomi, non li fece mai. Strinse il sigaro tra i denti. Nel 2006, in attesa della conferma della sentenza dalla Cassazione, venne ancora candidato al senato nelle liste del Psdi» (’La Stampa” 23/10/2007).