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 2007  ottobre 25 Giovedì calendario

Etanolo la festa è finita. L’Espresso 25 ottobre 2007. Quando il Congresso statunitense varò nel 2005 una serie di normative per lo sviluppo dell’etanolo come forma di combustibile pulito, il provvedimento venne salutato con entusiasmo

Etanolo la festa è finita. L’Espresso 25 ottobre 2007. Quando il Congresso statunitense varò nel 2005 una serie di normative per lo sviluppo dell’etanolo come forma di combustibile pulito, il provvedimento venne salutato con entusiasmo. Varato per volere del presidente George W. Bush, il pacchetto di misure imponeva alle compagnie di raffinazione di mescolare 7,5 miliardi di galloni di etanolo nei carburanti fossili entro il 2012. I primi a esultare furono gli ambientalisti, convinti di aver dirottato l’agenda del presidente petroliere sull’energia pulita. Non nascosero l’entusiasmo neppure i baroni dell’oro nero, che in poche settimane si videro piovere addosso una montagna di contributi federali e sgravi fiscali per la conversione delle proprie raffinerie. L’etanolo, allora, appariva insomma il vero deus ex machina del nuovo corso statunitense: oltre a rendere l’aria più pulita, era questa la tesi, avrebbe permesso agli Usa di allentare la dipendenza, non solo dai paesi arabi, ma anche dai nuovi protagonisti del settore energetico come Russia e Venezuela. Gli effetti sono stati immediati. Secondo la Renewable Fuels Association, la produzione di etanolo è ammontata lo scorso anno a 4,8 miliardi di galloni dagli 1,7 miliardi del 2001, mentre il numero degli impianti di produzione è passato da 56 a 119. Un vero e proprio boom, dunque, di cui è stata testimone anche Wall Street, che ha assistito all’esplosione dei titoli delle compagnie operanti nel settore. Ad alimentare la corsa contribuì anche Bill Gates, annunciando un cospicuo investimento nel capitale di Pacific Ethanol, una delle stelle del comparto. Nel corso di questi ultimi mesi, tuttavia, da un clima di euforia generale si è passati a uno di delusione, se non di pessimismo vero e proprio. Tanto da spingere esperti come Chris Groobey della società di consulenza Baker & McKenzie a prefigurare per molte società del settore il rischio di bancarotta. Le ragioni di questo mutamento di scenario sono economiche: il boom dell’etanolo ha provocato una sovrapproduzione che non trova sbocchi sul mercato, cosicché dal mese di maggio i prezzi sono crollati del 30 per cento. Stando a Eitan Bernstein del Friedman Billings Ramsey Group, entro la fine del prossimo anno la produzione raggiungerà i 12 miliardi di galloni, ben oltre la soglia dei 7,5 miliardi di galloni indicata da Bush per il 2012. Alla sovrapproduzione si è aggiunto quello dell’aumento dei costi. La corsa all’energia pulita ha infatti provocato una carenza di mais, da cui si ricava l’etanolo, che ha spinto i prezzi al rialzo del 60 per cento negli ultimi due anni. La lobby del settore preme da alcune settimane su Washington affinché innalzi ulteriormente la soglia di consumo futuro di etanolo al fine di permettere l’incontro tra domanda e offerta. "Senza una nuova normativa la crescita del settore è compromessa", spiega Eric Washburn dell’American Coalition for Ethanol. Il Congresso però è in una fase di stallo. Se infatti lo scorso giugno il Senato ha varato l’aumento del consumo di energia pulita a 36 miliardi di galloni entro il 2022, la Camera dei Rappresentanti mostra maggiore freddezza sull’argomento, malgrado il fatto che sarà proprio nella culla dell’etanolo, nello stato dell’Iowa, che si terranno il prossimo gennaio i primi ’caucus’ per le elezioni presidenziali. Ma, evidentemente, per alcuni deputati il gioco non vale la candela. La corsa all’etanolo è tra i principali imputati dell’aumento dei prezzi dei beni alimentari. Il rischio è, dunque, quello che per accontentare una singola lobby si scontentino altre non meno influenti, come quelle dei consumatori e dei produttori di generi alimentari. MATTEO VOLPE