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 2007  ottobre 23 Martedì calendario

Persino Clemente Mastella, un uomo che ha fatto della tattica estremista una strategia permanente, dovrebbe rendersi conto che minacciare di continuo l’uso della bomba atomica alla fine svuota persino il timore dell’esplosione nucleare

Persino Clemente Mastella, un uomo che ha fatto della tattica estremista una strategia permanente, dovrebbe rendersi conto che minacciare di continuo l’uso della bomba atomica alla fine svuota persino il timore dell’esplosione nucleare. Per il caso De Magistris ci ha di nuovo messo davanti al rischio della crisi di governo (la bomba nucleare delle trattative politiche), ma, sinceramente, signor ministro, quanto può, lei per primo, affrontare una crisi di scioglimento del governo, e, viceversa, quanto ancora può il sistema politico accettare di dover convivere con tali minacce? Il dubbio va contro le convinzioni che dominano in questo momento dentro l’establishment politico del Paese, tutto avviluppato nell’idea che il governo è debolissimo e dunque ricattabilissimo. Un’idea che certamente anche il ministro condivide, dal momento che fa ampio ricorso alla minaccia di crisi come arma di distruzione di massa. Ma la verità (che un politico abile come Mastella conosce bene) è che il buonsenso rimane il cardine della vita pubblica, e che proprio questo buonsenso (senza nemmeno scomodare alti principi) consiglierebbe in verità tutt’altra uscita dal cul de sac dove la vicenda De Magistris è finita. Il buonsenso dei numeri intanto. Cifre alla mano, il tesoretto elettorale mastelliano è dell’1,4 per cento, tradotto in 534.553 voti alla Camera e 476.938 al Senato. Per capirne il peso è forse utile dire che 500 mila sono i consensi raccoltisi intorno alla Bindi (candidata senza partito nelle primarie) e tre milioni e mezzo hanno di recente votato per il Partito democratico.