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 2007  ottobre 23 Martedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

PARIGI - Aspirano ad essere l´ago della bilancia nel sistema Mediobanca-Generali-Rcs-Telecom. E probabilmente lo sono già, soprattutto dopo la fusione Unicredit-Capitalia che ha assegnato ad Alessandro Profumo il ruolo di azionista-controllore e investito Cesare Geronzi del difficile compito di grande mediatore, anche nei rapporti con Intesa Sanpaolo. Tuttavia, da quando Vincent Bolloré e soci sono entrati in Italia, hanno usato l´arte della diplomazia, evitando, quando possibile, lo scontro diretto. I francesi sono allo stesso tempo una minaccia e una risorsa: potrebbero in futuro arrivare a controllare Mediobanca e per questa via il Leone di Trieste. Se nel 2009 il patto di sindacato di Piazzetta Cuccia non verrà rinnovato allora si conteranno le azioni. E loro, i francesi, ne hanno tante, distribuite nei portafogli di solidi alleati, come Groupama, Zunino, Santander, Fininvest, da far valere al momento giusto. I francesi però tornano utili per risolvere le questioni spinose: sanno parlar chiaro e non temono veti incrociati. In particolare tocca a Tarak Ben Ammar, l´imprenditore franco tunisino, leale consigliere di Bolloré, dal 1981 buon amico di Berlusconi, colui che nel 2003 ha portato Rupert Murdoch in Italia, prendere di petto le questioni. Ma a volte è stato criticato per aver parlato troppo.
Allora monsieur Ben Ammar, perché continua a parlare con i giornalisti, lo sa che Cuccia e Maranghi erano muti come pesci?
«Perché non dobbiamo parlare con i giornalisti? Aspettano per ore al freddo e magari senza mangiare fuori dal portone di Piazzetta Cuccia. Siamo nel 2007, i tempi sono cambiati, Mediobanca è quotata ed è giusto che dialoghi con la stampa. Continuerò a parlare».
E´ vero che è stato lei a dire a Galateri che non poteva più fare il presidente di Mediobanca?
«L´introduzione del sistema dualistico comportava la decadenza di tutti gli organi precedenti. Sono l´unico ad avergli detto in faccia che con l´arrivo di Geronzi non c´era più posto per lui. E Gabriele credo abbia gradito la mia franchezza».
Ne è passato del tempo da quando difendevate Maranghi dagli attacchi di Profumo e Geronzi.
«Per ben tre volte nel 2002 e 2003 i francesi hanno sventato i tentativi di Unicredit e Capitalia per far fuori Maranghi. Poi abbiamo ottenuto in amicizia le sue dimissioni in cambio dell´indipendenza, anche da noi, di Mediobanca, e della crescita del management. Solo noi e Geronzi abbiamo insistito, con la governance duale, per promuovere Pagliaro e Nagel, alcuni non volevano. I francesi quando servono sono amici, quando non servono sono prepotenti. In realtà non comandiamo ma non vogliamo essere azionisti silenti».
L´equilibrio resisterà fino alla scadenza del patto di sindacato. Poi si conteranno le azioni e voi sarete avvantaggiati. Non è così?
«Abbiamo sottoscritto un patto corto per riflettere sull´utilità dello stesso nel futuro. Credo che i patti di sindacato siano un fenomeno italo-italiano, nel mercato moderno conta chi ha più azioni in mano».
E voi già venerdi puntate a rafforzarvi con la redistribuzione delle azioni ex Capitalia.
«Il gruppo C, come peraltro è stato già deliberato due anni fa, salirà all´11% e stiamo pensando di far entrare nella nostra compagine o il fondo di Abu Dhabi o quello del Qatar o di Dubai. Tutti e tre hanno molta voglia di investire in Italia e potrebbero aprire nuovi orizzonti allo sviluppo della banca».
Doris e Fininvest, che cresceranno nel capitale, voteranno insieme a voi visto il rapporto di buon vicinato con Berlusconi?
«Doris è azionista di Mediobanca da molto tempo e ha dimostrato di essere solo Doris anche se ha Berlusconi come socio. Il quale ha sempre fatto i suoi soldi senza mai bussare alla porta di Mediobanca o Generali. I soci francesi hanno molto rispetto per Berlusconi ma questo non vuol dire che non si terranno ben stretti il loro investimento che è già raddoppiato di valore».
Doris qualche anno fa voleva entrare in Generali apportando azioni Mediolanum ipervalutate. Non è un bel precedente.
«Quell´operazione non è più d´attualità e già che siamo in argomento le dico che non abbiamo alcuna intenzione di sposare Generali con Axa. Mediobanca verrebbe diluita e perderebbe la presa sulla compagnia, perché dovremmo farlo?»
La prossima battaglia sarà per la sostituzione di Bernheim?
«Bernheim ha rimesso in piedi Generali con Perissinotto e Balbinot. Insieme a lui, a Profumo e a Geronzi abbiamo stabilito che da marzo 2009 si preparerà la sua successione. Non è detto che il prossimo presidente sarà un francese ma dovrà garantire anche Intesa a cui abbiamo detto che la compagnia sarà sempre più indipendente».
Anche per decidere sul vertice Telecom dovrete parlare con Intesa. Vi metterete d´accordo?
«Siamo aperti al dialogo, dopo il closing ci siederemo intorno al tavolo, prima con i soci italiani, poi con Telefonica. Il sistema Mediobanca-Generali ha molti soldi investiti in Telecom e dunque vogliamo far salire il titolo il più possibile. Prenderemo la decisione migliore per l´azienda».
Veniamo al sodo. Se Intesa vi proponesse l´accoppiata Galateri-Pistorio e l´uscita di Buora e Ruggiero come reagireste?
«Galateri potrebbe fare il presidente non operativo, Pistorio non lo conosco ma abbiamo bisogno di un management che parli dell´avvenire e non credo abbia l´esperienza che i mercati richiedono. Ruggiero l´ho conosciuto durante le trattative tra Telecom e Murdoch: dopo sei mesi di esame ha detto che l´avrebbe tenuto».
Il titolo scende da tre anni, il mercato chiede un cambiamento.
«Se dobbiamo cambiare vogliamo qualcuno che faccia almeno il 47% di mol. Prima di accantonare questi vertici la smetterei con il gioco al massacro. L´appello alla stabilità l´ho fatto per correggere un´informazione non corretta apparsa sul Sole 24 Ore».
Il Sole tra poco si quoterà e sarà più indipendente, non crede?
«Se la maggioranza rimarrà della Confindusrtia non cambierà niente. In nessun paese al mondo gli industriali controllano il primo quotidiano economico. Murdoch mi ha sempre detto che i giornali hanno bisogno di un solo editore responsabile di una linea editoriale chiara, di destra, di sinistra o di centro».
Non vale per la Rcs, che lei ha paragonato a un club di golf.
«Che senso ha un patto tra quindici editori che controlla il 67% del capitale? Finisce per essere una cooperativa di interessi trasversali con Mediobanca, Intesa e Unicredit che si fanno la guerra e dove i giornalisti sono frenati nel loro lavoro. Suggerirei a Mediobanca di uscire da Rcs se a comprare fosse un editore, di destra o di sinistra».
Il vostro rapporto con Geronzi è ottimo ma Draghi gli ha sbarrato la strada nelle controllate. Come reagirete?
«Geronzi è il Talleyrand dell´equilibrio del sistema Mediobanca-Generali. Aspettiamo di vedere il testo finale di Bankitalia prima di dare un giudizio.
E lei come si definisce?
«Sono un uomo libero e un imprenditore di cinema e media. Non sono succube né di Berlusconi né di Bolloré né di Murdoch. Ho la mia storia e la mia cultura da difendere, come quando da musulmano sono andato in tv a difendere il film "La Passione di Cristo"».