Fabio Cavalera, Corriere della Sera 23/10/2007, 23 ottobre 2007
PECHINO
Hu Jintao, a conclusione del 17˚ congresso comunista, ha presentato la squadra dei nove dirigenti che dovranno correggere nei prossimi cinque anni la rotta dello sviluppo orientandolo con «una visione scientifica»: meno costi ambientali e sociali, migliore distribuzione della ricchezza, investimenti nelle tecnologie, innovazione industriale. Un programma ambizioso e importante che cerca di conciliare l’equità con il benessere e ha un corollario politico che è stato riformulato nella breve cerimonia di investitura ufficiale avvenuta ieri in mattinata nel palazzo dell’ Assemblea del Popolo: la continuità del partito unico al centro del sistema istituzionale. A essa si accompagna la promessa, letta a lavori dei delegati ormai conclusi, che «noi aderiremo a un sistema di governo democratico fondato sulla legge ». , questa, la sintesi del «socialismo con caratteristiche cinesi». Riforme economiche, apertura e modernizzazione «per una vita più felice e pacifica».
Il leader cinese era entrato al congresso con una relazione carica di ambiguità e di riferimenti al passato marxista- leninista e alla dittatura del proletariato. Ne esce con la proposizione di una linea più chiara e coraggiosa, sia pure di impronta conservatrice (nessuna concessione immediata alle libertà civili), segno che è riuscito a regolare i rapporti interni al partito. «Siamo consapevoli delle difficoltà e delle gravi responsabilità che abbiamo ». Hu Jintao vuole collocare il cammino della Cina lungo il sentiero del progresso equilibrato, con ciò limitando l’influenza del suo predecessore Jiang Zemin che era stato il teorico di un modello di crescita affidato alle «forze produttive avanzate» delle città (imprenditoria, colletti bianchi, lavoratori dell’industria) con la cancellazione della campagna dai piani di rilancio. Lo sconfitto vero del 17˚congresso comunista è proprio l’anziano leader Jiang Zemin: i suoi uomini, a cominciare dal vicepresidente Zheng Qinghong sono stati estromessi dal Politburo e dal comitato permanente. Non più lo sviluppo a velocità folle e fuori dal controllo che è la causa delle disuguaglianze ma «la costruzione di una società moderatamente prosperosa». Equilibrio e sostenibilità, ecco il cuore del pensiero di Hu Jintao. Una svolta, che rotte le resistenze nel partito, deve in «maniera pragmatica» rafforzare l’esercizio del governo «in nome degli interessi pubblici» e non di particolari gruppi o ceti. C’è naturalmente una componente forte di demagogia al di là della quale si coglie però la consapevolezza del nuovo gruppo dirigente raccolto attorno a Hu Jintao che così la Cina non può procedere altrimenti il rischio di una esplosione si fa molto concreto. Vi è la presa d’atto che il Partito comunista è vicino al punto di non ritorno. Potrà questo nuovo realismo economico e sociale condurre nel tempo a qualche innovativa riforma politica? Più che a Hu Jintao, la cui scommessa è quella di mantenere la stabilità del Paese al quale dà l’obiettivo di diventare più ricco ma in modo «sostenibile e bilanciato », le chiavi della risposta sono affidate ai dirigenti che verranno fra cinque anni. Se la Cina riaggiusterà la sua economia, da qui al 2012, e darà ad essa regole e leggi certe saranno poi i nuovi – i successori di Hu Jintao – a inaugurare la fase della democratizzazione.
Il ricambio generazionale si colloca all’interno di questo quadro. Dei nove leader della Cina, cinque sono confermati nel loro incarico. Dal numero uno al numero cinque in ordine di gerarchia: Hu Jintao, Wu Bangguo, Wen Jiabao, Jia Qinglin, Li Changchun. Quattro le novità, dal sesto all’ ultimo grado della nomenklatura: Xi Jinping (segretario di Shanghai), Li Keqiang (segretario della Provincia del Liaoning), He Guoqiang (capo della organizzazione) e Zhou Yongkang (capo della sicurezza). Il delfino designato è Xi Jinping e la conferma l’ha data un particolare che nella simbologia del potere cinese ha valore: al momento dell’ingresso nella sala dove i nove si sono presentati ai giornalisti il segretario di Shanghai era in sesta posizione, primo però fra i quattro nuovi. Dietro di lui Li Keqiang. I cinquantenni del domani. L’appuntamento della Cina con la riforma della politica è affidato a loro. Hu Jintao si è dato il compito di consegnarli un Paese a economia matura,
9 I COMPONENTI
Del Comitato permanente del’Ufficio politico, il Politburo, del Partito comunista cinese
5 I MEMBRI
Confermati da Hu Jintao nel Politburo. Tra questi, anche il premier Wen Jiabao
4 I MEMBRI
Entrati per la prima volta nel Politburo.
Tra questi, Xi Jinping, considerato il delfino di Hu