Andrea Nicastro, Corriere della Sera 22/10/2007, 22 ottobre 2007
DAL NOSTRO INVIATO
ZURIGO – La Svizzera ha girato ieri ancora più a destra. Tra il primo partito (accusato di populismo, xenofobia e addirittura razzismo) e il secondo adesso ci sono la bellezza di dieci punti percentuali.
Il «Fattore B» (dove «B» sta per Blocher, il miliardario della chimica che ha introdotto il «politicamente scorretto» sulla ribalta elvetica) ha vinto ancora come accade puntualmente da 20 anni in qua. Questa volta le proiezioni danno il suo partito in crescita di sette seggi, proprio mentre gli avversari socialisti ne perdono nove. Al centro calano anche i radicali (meno 6 deputati), mentre a sinistra guadagnano Verdi e affini (più sei) senza però riuscire a sfondare la barriera del 10% che potrebbe aprirgli la strada del governo.
Forse il balletto di poltrone sarà sufficiente, su appena 250 parlamentari, perché Blocher riesca a cacciare i socialisti dall’esecutivo, escludendo così, per la prima volta nella storia svizzera, una formazione di primo piano.
Forse no. Ma l’affermazione dell’industriale («troppo vecchio per fare il dittatore» ha detto citando De Gaulle) è evidente: c’è il suo marchio sul voto di ieri. Gli spostamenti percentuali sono il segno di un cambiamento vero, non omeopatico come d’abitudine. L’Udc di Blocher con un più 2,1 sfiora ormai il 29%. I socialisti scendono dal 23 al 19%.
Le Alpi non proteggono più la Confederazione. I problemi dei Cantoni sono gli stessi del continente intorno. Ed è apparentemente paradossale visto che uno dei pallini di Blocher è l’anti-europeismo. Una marea di inoccupati preme da Est e da Sud; la concorrenza asiatica riduce i profitti; lo Stato Sociale non sa più come alimentarsi. Problemi comuni a tutti. Anche la campagna elettorale è diventata «normale ». Chi non se n’è accorto, come i socialisti, ha pagato pegno. La favola dei «politici dilettanti» e della «politica come servizio» è andata in frantumi sotto il peso delle fatture elettorali gonfiate, dicono i critici, dai milioni di Blocher.
Per inseguire un seggio a Berna sono stati investiti in cartelloni e propaganda varia 120mila euro. Più o meno quanto costa uno scranno parlamentare a Roma, con quel che segue in tema di finanziamento ai partiti e rischi di corruzione del sistema economico.
Il modello di comunicazione muro contro muro introdotto da Blocher, è stato premiato. Solo i Verdi hanno imparato la lezione. Risultato: i voti in uscita dai socialisti sono andati agli ecologisti grazie a proposte molto più decise e controverse. Ma resta Blocher il principe indiscusso dei toni aspri, dell’allarme congiure e soprattutto di quel «politicamente scorretto» (alla Sarkozy, per intendersi) tanto estraneo alla tradizione elvetica. «Gli stranieri sono un pericolo». «Basta falsi invalidi». «Via le pecore nere da casa nostra». Slogan che nella patria della Croce Rossa suonano ancora eretici ai più.
Tra tanti osservatori scandalizzati, c’è chi riesce a scorgere un aspetto positivo nel voto di ieri. « finalmente finita la soporifera melassa che teneva assieme destra, centro e sinistra» dice al Corriere Jean-Jacques Langendorf, storico e romanziere. «Non vedo spaccature in vista tra Cantoni tedeschi, francesi e italiani: la distanza è politica, non etnica o religiosa. Ora anche noi svizzeri avremo posizioni diverse tra cui scegliere come in qualsiasi altra democrazia ». La Svizzera come tutti gli altri, insomma. proprio questa, probabilmente, la novità.