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 2007  ottobre 21 Domenica calendario

Le poltrone? Da sempre si pesano, ma si contano anche. Nelle società quotate in Borsa, ma soprattutto in quelle pubbliche: perché per chi riveste incarichi per conto dello Stato, ma anche di Comuni e Regioni, l’eccesso di potere (e di gettoni) è sempre più bersaglio di critiche

Le poltrone? Da sempre si pesano, ma si contano anche. Nelle società quotate in Borsa, ma soprattutto in quelle pubbliche: perché per chi riveste incarichi per conto dello Stato, ma anche di Comuni e Regioni, l’eccesso di potere (e di gettoni) è sempre più bersaglio di critiche. A Roma fa discutere, e anche molto, la nomina nel Cda Rai, in quota ministero dell’Economia, del presidente dell’Acea Fabiano Fabiani. Ma tra pubblico e privato non c’è grande differenza. Altro esempio: tra le società quotate a piazza Affari, c’è un signore, Luigi Guatri, stimatissimo professionista, che oggi pur avendo 80 anni siede ancora in ben nove consigli di amministrazione: l’ex rettore della Bocconi presiede infatti i collegi sindacali di Pirelli, Italmobiliare, Banche Popolari Unite e Permasteelisa, ed è amministratore di Banco Desio, GranitiFiandre, Maffei, Negri Bossi e Vittoria assicurazioni (di cui è presidente). Alle sue spalle una sequela di professionisti (da Paolo Andrea Colombo a quota 8, a Sergio Erede, Matteo Tamburini e Graziano Visentin fermi a 7) e poi, docenti universitari, manager, imprenditori, ex ministri e boiardi di Stato. In base ai dati elaborati dal «Sole 24 ore» all’inizio dell’anno c’erano ben 596 persone che cumulavano più di un incarico di amministratore o sindaco in una delle 305 società quotate in Borsa. A loro facevano capo 1.556 poltrone, in media 2,61 a testa, pari al 36,2% del totale degli incarichi. Mentre nel 2006 i primi 21 «supermanager» concentravano da soli nelle loro mani 140 incarichi. In base agli ultimi dati raccolti da Assonime, l’associazione che raggruppa le società di capitali, mediamente nel 2006 i consiglieri ricoprivano 3,2 cariche a testa (contro le 2,9 del 2005) con un picco di 4,2 nel settore banche e assicurazioni, mentre i sindaci erano a quota 3 (contro l’1,5 del 2005): ma in 70 ricoprivano almeno 5 cariche, 31 arrivano a 10, mentre in un caso di arriva addirittura a quota 52. Tra le 502 persone che ricoprono incarichi in società quotate, in 326 detengono 2 incarichi, 34 viaggiano tra i 5 ed i 6, 2 ne hanno sette, e 3 arrivano a rispettivamente a 8, 9 ed 11 (Guatri nel 2006). Il caso Roma La vicenda Fabiani-Acea-Rai nelle scorse settimane ha creato non pochi problemi a Veltroni, con l’ala sinistra della maggioranza che ha fatto approvare un ordine del giorno contro la moltiplicazione degli incarichi ed ha acceso un faro su alcuni fedelissimi del sindaco: dal suo braccio destro Goffredo Bettini, che oltre ad essere senatore è anche presidente della Fondazione Cinema per Roma a Chicco Testa, che presiede Metropolitane di Roma ma poi siede anche in altri 13 Cda (tra cui Rothschild, Carlyle Group, Lloyd Adriatico, Telit e Riello), da Tommaso di Tanno (presidente di Assicurazioni di Roma e al tempo stesso presidente dei sindaci di Bnl, Caltagirone Holding e Bat Italia) sino a Fulvio Vento (presidente Atac, consigliere di Zetema e di altre società). Ma nel Cda dell’Acea siedono altri «poltronissimi», a cominciare da Franco Bernabè (ex presidente Eni e oggi presidente di FB Group, vice presidente di Rothschild Europe, consigliere Petrochina e fino a poco tempo fa anche di Pininfarina e Tiscali), per proseguire con Massimo Caputi (consigliere anche di Marzotto e Linificio) e con l’ex sottosegretario al Tesoro Piero Giarda, oggi vicepresidente del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare (ex Novara-Verona). I superpresidenti Professionisti, imprenditori e manager di grande esperienza sono i candidati ideali per comporre un board, soprattutto quando una società dall’area pubblica si affaccia alla Borsa. Ed uno tanto più sale nella scala degli incarichi e tanto più è richiesto. Piero Gnudi, ad esempio, alla fine degli Anni 90 era soprannominato il «Cuccia di Bologna» o ancor meglio «l’uomo seduto su 48 poltrone» come titolava il settimanale «Il Mondo». Ora invece, oltre ad essere presidente dell’Enel, tra gli incarichi di maggior rilievo conserva solo un posto nel consiglio dell’Unicredit. Il numero uno dell’Eni Roberto Poli siede invece nei consigli di Fininvest e Mondadori ed il suo ad Paolo Scaroni in quello prestigiosissimo delle Generali e, dopo la fusione con Borsa Italiana, pure nel board del London Stock exchange. Il presidente delle Fs Innocenzo Cipolletta è presente nei cda dell’Indesit Group (Merloni) e di Poltrona Frau, quello di Terna (la società del Tesoro che gestisce la rete elettrica nazionale), Luigi Roth, nei cda di Pirelli e di Telecom. All’Aem di Milano il presidente Giuliano Zuccoli, designato dal Comune, oltre a presiedere Edison (di cui Aem è azionista di peso) anche numero due del Credito Valtellinese. Sempre in Edison siede anche il presidente di Atlantia (ex Autostrade) Gian Maria Gros-Pietro, che è anche consigliere di Fiat e Seat Pagine Gialle. Nel Cda dell’Asm di Brescia ci sono invece l’economista Marco Vitale (che tra l’altro è anche presidente della Zucchi, consigliere di Recordati e vicepresidente della Popolare di Milano) e l’economista ed ex ministro dell’Industria Alberto Clò. Che a questo incarico somma quello di consigliere di altre 4 società di peso come Atlantia, De Longhi, Italcementi e soprattutto Eni. Se si guarda all’Emilia nel cda della multiutilty Enìa, tra gli altri troviamo Alessandro Ovi (consigliere di Prodi a palazzo Chigi, e membro dei consigli Telecom, Landi Renzo e Guala Closures), mentre nel cda di Hera (dove il presidente Tomaso Tommasi di Vignano è anche consigliere della Landi come Ovi) trovano posto anche due cooperatori del peso di Luciano Sita (numero uno di Granarolo) e Piero Collina, presidente del potente Consorzio cooperative costruzioni oltre che vicepresidente e amministratore delegato di Holmo e Finsoe (le holding che controllano Unipol), e Fabio Roversi Monaco (presidente della Fondazione Cr Bologna, Sinloc e della Fondazione Nomisma Terzo Settore oltre che consigliere di Alleanza, Aeroporto di Firenze e Fiera di Bologna). Tutti incarichi legittimi, sia chiaro, senza alcuna ombra di conflitto di interessi, come ripete per primo ChiccoTesta. Quando però si rischia di superare il limite, il alcuni casi il buon senso suggerisce di alleggerire gli impegni: come ha fatto il presidente della Fiat e della Ferrari (oltre che della Fiera di Bologna e della Luiss) Luca Cordero di Montezemolo, che dopo essere diventato presidente di Confindustria ha lasciato la guida della Federazione editori ed il Cda di Rcs e più di recente quello di Indesit, mantenendo incarichi nelle società che gli stanno più a cuore come la «sua» Poltrona Frau, Tod’s e l’Editrice la Stampa. La tagliola La situazione nei prossimi mesi dovrebbe venire decisamente ridimensionata: per le aziende quotate in Borsa e, a ricasco, anche sul molte altre società anche più piccole, private e non, dal luglio 2008 entreranno infatti in vigore le nuove regole fissate dalla Consob che introducendo un meccanismo di punti e di tetti di incarichi (massimo 5 nelle società quotate) che ridurrà in maniera significativa il cumulo delle poltrone, soprattutto nei collegi sindacali. In più sulle società controllate dagli enti locali sta invece per scattare la tagliola della Finanziaria 2007 che riducendo a 3-5 il numero dei consiglieri andrà a colpire innanzitutto gli incarichi multipli. E secondo le stime a cadere saranno almeno 2200 teste. O poltrone che dir si voglia.