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 2007  ottobre 21 Domenica calendario

Una storia d’Italia raccontata attraverso l’analisi di oggetti, cerimonie e miti è molto più divertente di quella rigidamente politica e accademica

Una storia d’Italia raccontata attraverso l’analisi di oggetti, cerimonie e miti è molto più divertente di quella rigidamente politica e accademica. Perché poi si fanno scoperte come questa: che il ’68 ha ucciso anche la Lambretta. Ve be’ che quando si trova il capro espiatorio gli si addossano tutte le colpe, anche quelle non commesse, però qualcosa di vero c’è. Ci sono periodi in cui il mondo è di facile interpretazione: nero o bianco, Coppi o Bartali, bottiglia albeisa o bottiglia bordolese (su questa differenziazione si sono rotte amicizie), Godard o Truffaut, Beatles o Rolling, Mac o Pc e, ovviamente, Lambretta o Vespa. Nel documentario «Lambretta: l’altra faccia del miracolo italiano» diretto da Enrico Settimi (The History Channel, venerdì, ore 21) si sostiene che i vespisti erano prevalentemente scooteristi di città, e romani, mentre invece i lambrettisti erano scooteristi di campagna, e milanesi; del resto il nome Lambretta deriva da Lambrate, da Lambro e si pronuncia con la «e» molto ariosa tipo fabbrichetta. La Vespa è sopravvissuta, la Lambretta no; e il racconto qui si vena di pessimismo, di amare considerazioni antropologiche (è anche colpa di Milano, oltre che del figlio del fondatore, il cavalier Ferdinando Innocenti), di inadeguatezze del nostro sistema economico. Edmondo Berseli nel suo «Adulti con riserva» (Mondadori) sostiene che il fascino della Vespa sta nella sua femminilità: era l’unico mezzo che potesse indurre le ragazze al rito della camporella. A dispetto del nome, invece, la Lambretta era più maschile: «Lambrettisti, pochi. Silenziosi, gente utilitarista, che badava al sodo senza fisime estetiche ». vero: per le strade impolverate delle Langhe vedevi solo l’indistruttibile Lambretta 125 C. Come sempre succede in questo tipo di documentari, i filmati più interessanti non sono quelli «interpretativi » ma quelli aziendali: i Caroselli con il Quartetto Cetra, la sponsorizzazione delle Olimpiadi Roma 1960, i raduni nazionali e internazionali dei lambrettisti. Così come le testimonianze più belle non sono quelle dei sociologi ma dei protagonisti, collaudatori e operai. E nel ’68 la Lambretta va in crisi, i sociologi italiani nascono dal ’68… www.corriere.it/grasso