Hugo Dixon - Edward Hadas, la Repubblica 19/10/2007, 19 ottobre 2007
I problemi che affliggono i mercati finanziari saranno al primo punto dell´ordine del giorno del prossimo vertice G7 a Washington
I problemi che affliggono i mercati finanziari saranno al primo punto dell´ordine del giorno del prossimo vertice G7 a Washington. Sono due le cose che i ministri capitanati dallo statunitense Hank Paulson e le banche centrali dovrebbero fare per evitare il ripetersi della crisi. Così come sono due le tentazioni a cui non dovrebbero cedere. Riguardo alle prime, sarebbe bene ammettere che a innescare la bolla creditizia è stato l´allentamento monetario che ha caratterizzato gli ultimi anni, giacché senza la bolla non ci sarebbe stato alcun collasso. Chiedersi come questo particolare possa essere sfuggito alle banche centrali è più che lecito. La risposta sta nel fatto che, presi per mano dall´ex numero uno della Federal Reserve, Alan Greenspan, gli istituti centrali erano troppo intenti a controllare i prezzi al consumo, che però rappresentano solo uno degli aspetti dell´inflazione. chiaro quindi che, in futuro, le banche centrali dovranno controllare anche i prezzi degli asset. In secondo luogo, il G7 è chiamato ad approfondire anche le modalità con cui le banche vengono regolamentate. L´attuale sistema incoraggia le banche a fare affidamento sul prestito a breve scadenza e ad investire in attività illiquide a lungo termine, come i mutui. Un modus operandi che dà i suoi frutti, almeno fino a quando la liquidità sgorga nel circuito, giacché il denaro a breve termine è più a buon mercato rispetto a quello a lungo termine. Questo modo di procedere rende però l´intero sistema finanziario vulnerabile a una crisi di fiducia, come quella registrata lo scorso agosto. La soluzione sta quindi nel rielaborare le regole internazionali sui capitali bancari: più le banche fanno affidamento sui fondi a breve termine, maggiore sarà il cuscinetto finanziario di cui dovranno disporre. Capitolo tentazioni. I membri del G7 dovrebbe resistere e non regolamentare gli hedge fund. Un´idea che piace a Francia e Germania. Va considerato il ruolo marginale rivestito dagli hedge fund nell´ambito della crisi creditizia, senza contare che un´eventuale regolamentazione delle loro attività si rivelerebbe con tutta probabilità un´azione inefficace oltre che tirannica. Meglio regolamentare come si deve le banche, anche perché evitando loro di avventurarsi in finanziamenti rischiosi si corre meno il rischio che esse offrano denaro facile a società-veicolo non regolamentate come i «conduit», che di danni ne hanno causati tanti nell´ambito della crisi. Mentre agli hedge fund dovrebbe essere consentito di autodisciplinarsi. La seconda tentazione da cui il G7 deve guardarsi è la regolamentazione delle agenzie di rating. Dopo tutto, società del calibro di Moody´s e S&P´s avevano appioppato rating AAA ai mutui sub-prime statunitensi, il cui valore è poi crollato. Anzi, il G7 dovrebbe cercare di deregolamentare anziché regolamentare le agenzie. Il fatto che i loro rating abbiano tanta influenza sui mercati è dovuto alla semiufficialità ad essi attribuita secondo la legge statunitense e al modo in cui essi vengono recepiti nei regolamenti internazionali sui capitali bancari. Tolta la semiufficialità, le valutazioni di queste agenzie diventerebbero comuni opinioni alla stregua di quelle fornite da altri. Se Paulson e colleghi riusciranno a marciare in questa direzione renderanno il sistema finanziario mondiale molto più sicuro in futuro, senza peraltro pregiudicarne la vivacità. e Edward Hadas (Traduzione a cura di Mtc)